CULTURA

ESODO E DIASPORA: GLI EBREI IN ITALIA

Il rapporto tra il popolo ebraico e quello italiano ha origini che si perdono nel tempo. Un rapporto, quello tra i due popoli, che ha origini antichissime e che ha una storia continua e ininterrotta fin dalla fondazione della comunità ebraica di Roma. Già nel 161 a.C. gli ebrei della Palestina chiedono e ottengono la protezione a Roma. Un piccolo nucleo di ebrei va ad abitare in città. Giungono come schiavi, ma presto riscattano la propria condizione divenendo “liberti”. Giulio Cesare prima e Augusto poi hanno in gran conto la comunità ebraica romana, la cui popolazione sale in breve a 40.000 persone.

La storia degli Ebrei in Italia rimane abbastanza tranquilla fino al 1492 quando vengono prima espulsi dalla Spagna e poi dalla Sicilia e dalla Sardegna. Viene imposta al popolo ebraico la conversione coatta al Cristianesimo e nascono, quindi, i primi ghetti. Il primo ghetto (una parola di origine propriamente veneta) nel mondo è quello di Venezia fondato nel 1516 e portoni del ghetto venivano chiusi al tramonto e custoditi durante la notte da guardiani cristiani, pagati dagli Ebrei; e all’alba si riaprivano. Di giorno i Cristiani potevano entrare nel ghetto per fare acquisti o portare pegni in cambio di prestiti. Il secondo ghetto fu quello di Roma, istituito nel 1555 per ordine di papa Paolo IV.

Negli anni della Controriforma, poi, per gli Ebrei la vita peggiora in Italia. Se fino ad allora avevano vissuto in condizioni migliori rispetto agli ebrei di altre nazioni europee, da questo momento in poi vivono in una sorta di schiavitù che durerà ben tre secoli fino al Risorgimento. Quelli della Controriforma sono anni terribili per gli ebrei e per la cultura ebraica in generale. A Venezia era situato il centro bibliografico ebraico, il ghetto era pieno di tipografie che stampavano libri ebraici e gran parte di questi libri, sia a Venezia sia a Roma, vennero dati alle fiamme, con la volontà quindi, di cancellare completamente quella che era la radicata cultura ebraica in Italia.

Il periodo storico peggiore per gli Ebrei in Italia è quello che va dal 1569, anno in cui papa Pio V emana la bolla Hebraeorum gens sola quondam a Deo dilecta che vede l’obbligo di espulsione delle comunità ebraiche in tutti i territori che appartengono allo Stato Pontificio tranne quelle di Roma e Ancona, generando quindi un sovraffollamento dei ghetti siti in queste città favorendo cattive condizioni di vita e igienico sanitarie. Solo nel 1593 grazie a una legge promulgata dal Granduca di Toscana Ferdinando I de’ Medici gli Ebrei riescono a vedere uno spiraglio di speranza per la loro precaria condizione.

“Vi concediamo che possiate tenere in detta città di Pisa e terra di Livorno una sinagoga per luogo, nella quale possiate usare tutte le vostre cerimonie, precetti et ordini ebraici et osservare in essa et fuori tutti i riti, nelle quali non vogliamo che alcuno sia ardito di farvi alcuno insulto, oltraggio o violenza” .

Queste sono le parole che si possono leggere nell’editto emanato da Ferdinando I e ciò genera un esodo dalle varie Comunità italiane o verso Livorno, la cui Comunità aumenta di numero e di importanza, o verso l’Europa settentrionale.

Nel 1775, però, sale al soglio pontificio Pio VI che emana L’Editto Sopra gli Ebrei che, semplificando e schematizzando proibiva agli Ebrei di praticare la loro fede e ai Cristiani di avere contatti con le comunità ebraiche. Anche a Venezia l’editto ebbe delle conseguenze pesantissime poiché agli ebrei veneziani venne proibito di non esercitare altro mestiere all’infuori di quello dei cenciaioli e agli ebrei di Padova veniva proibito il commercio e la lavorazione di metalli preziosi. Inoltre, veniva proibito a tutti gli ebrei di abitare in città sprovviste di un ghetto.

Nell’800 e con la caduta dell’impero Napoleonico, la condizione degli ebrei peggiora ulteriormente. Un esempio è quello della cacciata degli ebrei da tutte le università del territorio italico eccezion fatta per l’università di Padova. Come riporta la storica e professoressa ebrea Gemma Volli, “L’Università di Padova, che per secoli è stata l’unica del mondo ad accettare Ebrei, rimane ora l’unica d’Italia. Perfino a Livorno vengono proibiti i cortei funebri, tranne che di buon mattino o a tarda sera. Unica città del tempo in cui i cortei funebri con una certa solennità erano permessi, è Lugo. A Torino gli Ebrei sono obbligati a fare doni al ‘vescovo e agli altri funzionari per Capodanno, ed a pagare alla caduta della prima neve una tassa all’Universítà per non essere importunati dagli studenti; mentre in Toscana all’inizio dell’inverno essi devono offrire confetti agli studenti. Per un certo tempo quest’obbligo viene imposto anche a Padova, poi soddisfatto mediante versamento di una somma. Ed ancora torna ad echeggiare la “Gnora Luna” , e riaffiora come in tutti i tempi di gravi persecuzioni, l’accusa di omicidio rituale: a Mantova e a Badia di Rovigo”.

La vera e proprio svolta si ha durante il rinascimento, quando il tasso di analfabetismo in Italia era ben oltre il 50%, mentre tra gli ebrei solamente il 5%. Gli ebrei italiani in questo periodo contribuiscono a creare una forza culturale di forte aggregazione e creare, inverosimilmente, anche una sorta di identità nazionale basata sulla cultura condivisa e condivisibile. L’integrazione avviene anche a livello politico, dove diversi deputati sono di origine e fede ebraica. Insomma, dal completo isolamento, dopo l’emancipazione degli ebrei in Italia, essi contribuiscono a creare quella Italia che conosciamo ancora oggi e che ci identifica come nazione unita. La volontà di integrazione e di vita comune degli ebrei con il popolo italiano non è mai venuta meno e la storia parla per noi che ci chiediamo il perché delle persecuzioni e dell’isolamento coatto di un grande popolo che ha contribuito alla cultura del nostro paese.

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