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IL TRADITORE DI MARCO BELLOCCHIO CONQUISTA IL MONDO

L’ultimo film di Marco Bellocchio, ci fa conoscere Cosa nostra attraverso gli occhi di uno dei suoi protagonisti. 

 

23 maggio 2019. Nel giorno dell’anniversario della Strage di Capaci, in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, “Il traditore”, film diretto da Marco Bellocchio e incentrato sulla figura del primo grande pentito di mafia, Tommaso Buscetta, veniva accolto da un’ovazione della durata di ben 13 minuti alla première della 72esima edizione del Festival di Cannes. Unico titolo italiano in concorso, la pellicola con protagonista Pierfrancesco Favino, pur non avendo ricevuto l’ambita Palma D’Oro, andata a “Parasite” di Bong Joon-ho, sta conquistando il box-office italiano ottenendo un clamoroso successo di pubblico e di critica e Sony Pictures Classics, fa inoltre sapere, di aver comprato i diritti per la distribuzione del film negli Stati Uniti.

 

 

Sceneggiato dal regista de “I pugni in tasca” insieme a Ludovica Rampoldi, Valia Santella, Francesco Piccolo e Francesco La Licata, il film è incentrato sulla storia di Tommaso Buscetta, detto «don Masino», il boss dei “due mondi”, primo collaboratore di giustizia a rivelare al giudice Falcone, i segreti, la logica e la struttura della «cupola».

 

«Faccia i nomi, Buscetta!» – «Dottor Falcone, noi dobbiamo decidere solo una cosa: chi deve morire prima, lei o io?».

 

E se il dialogo – choc porterà ad un finale tragico che tutti conosciamo – una delle pagini più tristi della nostra storia – Buscetta non si fermò dopo la morte di Falcone e di Borsellino, anzi, fece altre rivelazioni, per poi nascondersi sotto protezione negli Stati Uniti, dove, il 2 aprile del 2000, morirà di cancro.

E così, mescolando passato e presente, Bellocchio ci racconta vent’anni di vita del primo grande pentito della mafia siciliana, dalla festa di Santa Rosalia del 1980 e che sancisce l’accordo di facciata tra i palermitani e i corleonesi, alla sua morte, attraverso l’esilio brasiliano, la lotta con i Corleonesi che gli uccidono i due figli Antonio e Benni rimasti a Palermo, l’arresto in Brasile, la scelta di collaborare con la giustizia, il rapporto col magistrato Giovanni Falcone, il Maxiprocesso nell’aula bunker di Palermo nel 1986 (475 imputati), e infine le accuse contro Andreotti.

Dopo “Buongiorno, notte” del 2003, in cui si narrava del rapimento, della detenzione e dell’omicidio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, Marco Bellocchio porta alla luce nuovi fatti di cronaca senza però farne un mero resoconto. Senza fare sconti e con grande maestria il Buscetta di Bellocchio interpretato magnificamente fino a farlo profondamente suo da Pierfrancesco Favino, è un uomo – non assolutamente un eroe – che come tale viene messo a nudo, descritto nella sua essenza pura mostrando le fragilità, le contraddizioni, le bugie, i dubbi, i sogni, nel suo essere esule tutta la vita.

 

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E’ un uomo d’onore fedele ai quei principi morali sui quali da sempre si era basata la logica di mafia e che riteneva traditi invece da Riina e Calò.

Un film ben riuscito anche grazie al cast eccellente: Maria Fernanda Candido (Cristina, moglie di Buscetta), Fabrizio Ferracane (Pippo Calò), Luigi Lo Cascio (Totuccio Contorno),Fausto Russo Alesi (Giovanni Falcone), Nicola Calì (Totò Riina), Pier Giorgio Bellocchio (Cesare, capo scorta), alla fotografia di Vladan Radovich, al montaggio di Francesca Calvelli e alla colonna sonora di Nicola Piovani che include il Va’ pensiero di Giuseppe Verdi in una scena cardine del film.

Un film che sta ottenendo un enorme successo di pubblico e di critica, confermandosi vincitore assoluto nella 73.ma edizione dei Nastri d’argento dello scorso giugno. Il film ha portato a casa 7 statuette su undici: miglior film, regia, sceneggiatura, montaggio, colonna sonora, attore protagonista (Pierfrancesco Favino) e non protagonisti (Luigi Lo Cascio e Fabrizio Ferracane).

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