ATTUALITÀ

MELTING POT: IL DUALISMO DELLE SOCIETÀ MULTICULTURALI

Il termine gergale Melting Pot significa letteralmente calderone, e in senso figurato la parola si riferisce a quelle particolari società che fanno della diversità etnica, religiosa, culturale un incentivo alla crescita e alla condivisione. Parliamo quindi di multiculturalismo nel senso più ampio del termine.

L’idea di una società multiculturale è nata verso la fine degli anni ’80 con l’intensificarsi dei processi di globalizzazione e con l’esigenza da parte delle minoranze in un determinato paese di conservare le proprie peculiarità culturali senza doversi conformare ad un sistema di vita predominante.

Un chiaro esempio di multiculturalità lo abbiamo negli Stati Uniti d’America dove diverse culture convivono senza però rinunciare alle proprie culture identitarie e, soprattutto, senza dover per forza di cose adattarsi ad uno stile di vita predominante. Negli ultimi anni, tuttavia, sia gli studiosi sia gli operatori sociali hanno iniziato a sottolineare gli aspetti critici di questo modo di intendere l’integrazione, tanto da concludere che esso avrebbe l’effetto paradossale di escludere le minoranze, invece di promuovere la loro partecipazione alla società e alla cultura nazionale e transnazionale.

Un risvolto della medaglia critico, insomma, di quelle che sono le basi del multiculturalismo. Se da un lato abbiamo degli esempi di integrazione costante tra le minoranze e l’etnia dominante in un determinato paese, dall’altro abbiamo esempi di come queste minoranze non riescano ad integrarsi con la popolazione autoctona. Pensiamo, per esempio, all’Inghilterra, stato multiculturale per eccellenza, dove il melting pot straripa di culture ed etnie diverse. In Inghilterra però non vi è una vera e propria integrazione a trecentosessanta gradi, le minoranze culturali tendono a rimanere isolate aumentando, quindi, il rischio di apartheidizzazione fra le componenti della società.

Oggi possiamo dire che il melting pot è sicuramente terminato e si può parlare anche di fallimento del modello multiculturale, che vede la tutela assoluta delle forme di cultura specifiche a discapito, quindi dell’integrazione. Una sorta di isolamento etnico all’interno di una nazione più ampia e più complessa. Ma una soluzione migliore alla commistione di culture ci deve essere, soprattutto nella nostra società e nella nostra Europa al centro di flussi migratori e contatto tra diverse culture. Le politiche di inclusione che si stanno adottando, come quella che vede al centro le scuole e l’insegnamento specifico della lingua locale a discenti stranieri, sono molto efficaci anche se talvolta mancano i mezzi per poter approfondire e gioire della diversità culturale che ci si apre davanti.

Il multiculturalismo può essere una grandissima risorsa se portato in grembo da una società aperta alla diversità e all’accoglienza. Bisogna dare modo alle culture che abitano una nazione, di esprimersi e di rispettare i diritti umani, e avere fiducia nel prossimo per imparare ad assimilare conoscenze e amore, redistribuirlo e farne, quindi, tesoro.

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