Benvenuti al Sud

STORIE DI ESPLORATORI, PAROLA DI SCOUT

Correva l’anno 1899. Fu Sir Robert Baden-Powell, durante la guerra anglo-boera nella difesa di Mafeking, ad essere folgorato da un’idea rivelatasi poi geniale: quella di fondare un movimento giovanile che sviluppasse ed esaltasse le qualità di esploratore che sono proprie dei ragazzi, dando origine ad una sorta di filosofia di vita in grado di utilizzare a scopo educativo e di crescita la naturale e fisiologica inclinazione dei giovani, all’avventura.

Nel 1907, una volta rientrato in patria, pubblicò “Scoutismo per ragazzi”. Si trattava di opuscoletti bimestrali che spiegavano le regole di base del movimento e le finalità che esso si prefiggeva; la pubblicazione ebbe un successo clamoroso, gli opuscoletti andarono a ruba, tanto che fu necessario procedere ad una seconda ristampa, e così sull’onda emotiva del momento fortunato, Baden-Powell decise di realizzare il primo campo scout sull’isola di Brownsea. Si trattò di un’esperienza breve, che coinvolse 21 ragazzi di classi sociali differenti e che impegnò solo i primi nove giorni di agosto di quello stesso anno, ma fu al contempo un esperimento particolarmente intenso e significativo perché segnò l’inizio di una vera e propria era e determinò la nascita di un gruppo che, sia pur tra le non poche difficoltà di quegli anni, ha resistito ai nefasti eventi storici e si è evoluto nel corso del tempo, ramificandosi in maniera capillare in tutta Europa e nel mondo, per essere presente oggi attraverso l’impegno attivo di oltre quaranta associazioni e federazioni.

Ma cosa vuol dire diventare Scout?

A parte la doverosa precisazione per cui “si è Scout” e non “si fa lo Scout”, essere Scout (per l’appunto!) significa abbracciare uno specifico stile di vita che consente di affrontare un percorso di crescita nell’ambito del quale i ragazzi si misurano con se stessi e con le proprie capacità innate, ma anche con il gruppo del quale diventano parte integrante e nel quale ognuno di loro fa qualcosa di complementare a ciò che fanno gli altri. Un pò come in una grande famiglia in cui si vive all’unisono e ci si offre mutuo sostegno.

Il padrino del movimento pose a fondamento della proposta scout quattro punti sostanziali, che sono stati tradotti con parole diverse dalle varie associazioni.

I quattro punti e le loro originarie esplicazioni sono i seguenti.

“Carattere: abituarsi a sapersela sbrigare da sé, allo spirito di osservazione, allo spirito di indipendenza, per ottenere il distintivo degli scouts.

Abilità manuale: cosa questa che può aiutare il ragazzo nel formarsi un avvenire e per la quale diamo distintivi di “specialità”.

Salute fisica: incoraggiando il ragazzo ad una vita attiva ed a curare il suo corpo.

Servizio civico: come pompieristica, ambulanza, porta ordini, pronto soccorso, o altro servizio collettivo”.

(Robert Baden-Powell, in Scautismo per ragazzi, Prefazione, Spiegazioni sullo scautismo)

A questi quattro punti la maggior parte delle associazioni ha aggiunto la formazione spirituale o educazione alla fede, aspetto che diviene spesso caratterizzante e decisivo per la scelta dell’iscrizione dei ragazzi/e e degli adulti.

Si possono così distinguere associazioni confessionali e laiche, a seconda della proposta che viene effettuata dai capi educatori.

Ma per comprendere meglio ed in concreto cosa sia lo Scoutismo abbiamo deciso di fare una capatina in una bellissima città della Sicilia, Milazzo, per farcelo raccontare dalla voce di chi ha maturato negli Scout un’esperienza ultraventennale.

Il nostro amico si chiama Luigi Manzi, classe 1983, originario di Bernalda, un piccolo paese della provincia di Matera, e di adozione siciliana; Luigi si è trasferito a Milazzo dopo il percorso di studi universitari nella capitale e qui svolge la professione di designer di interni.

Ho recitato la Promessa nell’ambito della cerimonia di ingresso ufficiale in associazione nel 1996 – ci racconta Luigi – segnando l’inizio di un percorso da educando che è durato circa otto anni, dunque sino al 2004, concludendosi con la cerimonia della “Partenza”. Così nel 2005 è iniziata per me una nuova fase, quella di formazione per diventare Educatore, un viaggio che mi ha accompagnato sino ad oggi e che mi ha consentito di ricoprire il mio ruolo attuale negli Scout, quello di Capo Reparto di gruppi di ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 16 anni. Questo stesso percorso, peraltro, mi ha condotto a ricoprire anche altri ruoli di rappresentanza all’interno dell’associazione, sia a livello provinciale che regionale.

Il momento della “Promessa” è il vero inizio dell’avventura Scout. Essa va suggellata attraverso una cerimonia solenne, meglio se in qualche circostanza difficile o in un momento straordinario che il ragazzo che intende pronunciarla ha vissuto da protagonista. Viene normalmente pronunciata dopo un primo periodo di prova, di norma non più lungo di 3-5 mesi dall’ingresso nel Reparto ed è il ragazzo stesso a chiedere personalmente di pronunciarla, quando ritiene di aver capito le “regole del gioco scout” e vuole parteciparvi impegnandosi a rispettarle.

Questo a significare – continua Luigi – che c’è un grande senso di responsabilità dietro questo rituale che consente di entrare in una “famiglia” che non si limita al proprio gruppo o al proprio Reparto, che hanno senza dubbio un ruolo indispensabile poiché aiutano il ragazzo a tener fede alla Promessa recitata, ma che va oltre ed è radicata, potendo contare membri in tutto il mondo. Recitare la Promessa significa proprio questo: diventare “fratello” degli Scout di tutto il mondo.

Diversa cosa è la “Partenza”, che invece non è una cerimonia obbligatoria ed assume il significato di espressione della consapevolezza di essere in grado di proseguire il proprio cammino nella società da soli, pur rimanendo fedeli alla Promessa Scout e alla Legge Scout; una sorta di partenza per il mondo, testimoniando nella propria quotidianità lo stile maturato tramite l’esperienza Scout che si è vissuta negli anni precedenti.

Già dal primo approccio con il nostro interlocutore ci è stato chiaro quanto l’esperienza nello Scoutismo sia forte e quanto si riveli determinante per la crescita e per la formazione dei ragazzi.

Lo scautismo credo mi abbia formato nel carattere e nello spirito – ci racconta Luigi Manzi – e sono fermamente convinto che a più di 100 anni dalla sua teorizzazione, questa filosofia abbia ancora una grande valenza come metodologia educativa, al pari della scuola. Mi piace puntualizzare che noi non facciamo intrattenimento o Grest tutto l’anno; facciamo educazione, ci formiamo per garantire ai ragazzi e alle famiglie un ambiente sano e propedeutico nel quale crescere e nel quale i giovani tra gli 8 e i 21 anni si misurano costantemente con compiti di realtà che vengono loro affidati e che sono di difficoltà proporzionale alla loro età, per raggiungere ogni volta un nuovo traguardo. Quindi ritengo che sia straconsigliato a tutti di tentare l’esperienza.

Un’esperienza nell’ambito della quale il gioco rappresenta una componente di importanza preponderante perché connaturata al metodo scout. Un gioco non casuale, ma esercitato con cognizione e soprattutto finalizzato all’apprendimento.

Usiamo dire: tutto col gioco, nulla per gioco. Come molte altre parole – ci dice Luigi – anche la parola gioco può assumere significati diversificati. Per noi il gioco è un mezzo educativo e non un fine intrattenitivo. Attraverso il gioco i ragazzi imparano a tessere relazioni, a dialogare, a scontrarsi, apprendono le regole che sono tenuti a rispettare anche con riferimento ai ruoli che vengono loro assegnati. Spesso attraverso un gioco si veicolano informazioni che in una fase successiva saranno “ripescate” da capo per arrivare ad elaborare concetti condivisi.

Buona parte delle attività che si svolgono negli Scout, peraltro, hanno il vantaggio di poter essere realizzate all’aria aperta ed a contatto con la natura. Ciò agevola le attività di cui ci ha parlato il nostro nuovo amico ed è ulteriore motivo di arricchimento per chi affronta il percorso di crescita all’interno del movimento giovanile degli Scout.

Uno dei motivi di più grande entusiasmo per chiunque sia Scout é la possibilità di viaggiare e scoprire nuovi luoghi, conoscere nuove persone, confrontarsi con tradizioni e culture diverse dalla propria. Molti dei viaggi che noi Scout intraprendiamo ci consentono di instaurare un legame speciale con la natura e con le sue meraviglie. E proprio il contatto, lo studio e la cura del creato diventano, allora, con il crescere dei ragazzi, veicolo per la spiritualità Scout.

Che dire?! Grazie a Luigi Manzi, per averci introdotto nel suo mondo, per averci aperto le porte di un diverso modo di pensare la vita e per averci accompagnato per mano in questo viaggio così autentico!

Copyright foto in evidenza: https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/nuova-apertura-storica-per-i-boy-scout-usa-arrivano-le-ragazze_3100251-201702a.shtml

Annunci

Rispondi