CULTURA

AI CONFINI DELLA RELTÀ – STORIE INCREDIBILI MA VERE

Con ogni probabilità vi ricorderete di quel programma televisivo, molto in voga negli anni ’60, intitolato Ai Confini della Realtà (The Twilight Zone). Questa serie tv ante litteram era una raccolta di strane storie, alcune ispirate a leggende metropolitane o antichi racconti locali, altre più fantascientifiche e futuristiche. In comune queste storie avevano una sorta di verosimiglianza, esse potevano essere plausibili, sarebbero potute accadere ma, ovviamente, erano una finzione degli sceneggiatori o chi per loro.

Questa serie tv ebbe un grandissimo successo e ispirò molti altri show televisivi, uno su tutti l’indimenticabile X-Files. Il format di questa serie tv, però, può essere utilizzato da noi per raccontare quelle storie così tanto strane da sembrare proprio ai confini di quella realtà che siamo abituati a conoscere. Il confine tra realtà e fantasia è davvero tanto labile e sta a voi decidere se queste storie siano vere o meno, crederci o non farlo.

Coincidenze sovrannaturali

Molte di queste storie ai confini della realtà riescono ad emozionarci soprattutto per il numero di coincidenze che recano. Una strana storia di coincidenze è quella che vede come protagonista il Re Umberto I di Savoia che durante un viaggio di rappresentanza, si fermò a rifocillarsi in una locanda vicino Monza.

Rimase colpito quanto lui e il proprietario si somigliassero, quasi fossero gemelli. Approfondendo il discorso si scoprì che erano nati lo stesso giorno dello stesso anno nella stessa città e che la madre di entrambi si chiamava Margherita. E, anche se ancora non potevano saperlo, sarebbero morti a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, entrambi per un colpo di arma da fuoco. Altra coincidenza davvero strana è accaduta alla scrittrice Anne Parrish che un giorno si trovava in vacanza a Parigi con suo marito. Mentre camminava tra le piccole bancarelle di libri nella capitale francese, scorse su una di queste un libro, Jack Frost e altre storie”, a cui era molto legata da piccola.

Con il libro in mano si avvicinò al marito a cui mostrò il volume, e spiegò la storia legata a quei racconti. Quando aprirono il libro lessero: “Anne Parish, 209 N. Weber Street, Colorado Springs”. Quello, incredibilmente, era esattamente il libro posseduto dalla moglie tanti anni prima e arrivato su quella bancarella parigina chissà dopo quali peripezie.

Altra coincidenza particolare la abbiamo quattordici anni prima dell’affondamento del Titanic, quando lo scrittore Morgan Robertson parlò in un suo libro del tragico incidente di una nave chiamata “Titan”. Le coincidenze non finiscono qui: il Titanic e la nave della storia avevano simili caratteristiche tecniche, ed entrambe non avevano abbastanza scialuppe per tutti i passeggeri. Dove ha ambientato lo scrittore l’incidente? Proprio nell’Atlantico del Nord!

Giocattoli particolari

Tantissime sono le storie strane legate ai giocattoli preferiti di alcuni bambini con i quali si instaurano rapporti particolari, quasi morbosi. Uno su tutti è il caso di Robert la Bambola. Robert Eugene Otto era un bambino di cinque anni che ricevette in regalo una bellissima bambola raffigurante un ufficiale della marina americana di inizio ‘900 a cui diede il nome di Robert. Da subito Eugene creò con Robert la bambola un rapporto simbiotico. Spesso in casa Otto si trovavano stanze in totale disordine e si sentiva il piccolo Eugene conversare con qualcuno, in entrambi gli episodi, Eugene sosteneva che era Robert a parlare e a mettere in disordine le stanze.

Negli anni ’30 del 1900 i genitori di Eugene morirono e lui si trasferì a Parigi per studiare arte e diventare, in seguito, un ottimo pittore. Ritornò in quella casa con sua moglie che subito si accorse dei poteri speciali di Robert la bambola. Alla morte di Eugene la moglie abbandonò la casa che fu successivamente acquistata da una famiglia. La nuova piccola inquilina della casa trovò Robert nascosto in soffitta e decise di prenderlo con sé e giocarci. Tutt’oggi la bambina, divenuta ormai adulta, afferma di essere stata aggredita dalla bambola che aveva l’intento di ucciderla.

Oggi Robert la bambola è conservata all’ East Fort Martello Museum in una teca. Secondo le varie testimonianze dei visitatori, i poteri paranormali della bambola sono ancora attivi. Sembra che se un visitatore vuole fare una foto alla bambola, debba prima chiederle educatamente il permesso; quelli che non lo fanno sostengono che la foto appaia sfocata e che la bambola assuma strane posizioni della testa nell’immagine. Altri, non credendo ai poteri paranormali della bambola, sostengono di aver subito un malfunzionamento della macchina fotografica da quel momento.

Che siano storie vere o meno lasciano in noi l’incredibile fascino dell’ignoto, attivano la nostra fantasia e, spesso, anche le nostre paure. Ma è sempre divertente scoprire quanto sia labile il confine tra realtà e fantasia.

 

 

 

 

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