CULTURA

AMICI MIEI DI MARIO MONICELLI

Il film di Mario Monicelli usciva al cinema il 15 agosto del 1975. Fra zingarate e supercazzole, è ancora oggi un cult.

 

Il 15 agosto 1975 usciva nelle nostre sale il capolavoro diretto da Mario Monicelli, “Amici miei”. La pellicola nacque inizialmente da un soggetto di Pietro Germi che morì il 5 dicembre 1974, poco prima dell’inizio delle riprese. Il maestro Monicelli rese omaggio al regista di “Divorzio all’italiana” e “Sedotta e abbandonata” riportando nei titoli di testa la scritta “Un film di Pietro Germi” seguita dalla dicitura “regia di Mario Monicelli”.

La commedia agrodolce (ai quali seguiranno Amici miei atto II e Amici miei atto III), ottenne un successo strepitoso (7 milioni di spettatori nella stagione 1975-76), conquistando un Globo d’Oro (Miglior attore rivelazione a Duilio Del Prete), tre Nastri D’Argento (Miglior produttore, Miglior soggetto e Migliore sceneggiatura) e due David di Donatello (Miglior regista a Monicelli e Migliore attore protagonista a Ugo Tognazzi).

 

Amici miei porta al centro della narrazione le avventure di quattro inseparabili amici di infanzia fiorentini ormai sulla cinquantina che affrontano i propri disagi dando vita a scherzi di varia natura, le cosiddette “zingarate”, o alle “supercazzole”, giro di parole privo di alcun senso dette a inconsapevoli malcapitati allo scopo di confonderli, come fossero concetti logici e seri neologismi entrati nel nostro linguaggio comune.

Il gruppo di amici (Adolfo Celi, Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Philippe Noiret, poi Duilio Del Prete) si sente autorizzato a scherzare su tutto, unito da quella voglia di non prendere nulla sul serio, nemmeno se stessi.

Risata e divertimento lasciano però spazio anche a momenti malinconici e tristi non percepibili all’inizio del film. I protagonisti restano comici ma diventano amari e patetici. Scompaiono definitivamente il lieto fine e il finale leggero o comunque umoristico che aveva caratterizzato la filmografia precedente, lasciando il posto alla precarietà di una condizione umana spesso senza futuro e prospettiva.

Amici miei segna pertanto la fine della commedia all’italiana, genere di successo che ha contraddistinto il nostro cinema con registi e attori del calibro di Mario Monicelli, Dino Risi, Luigi Comencini, Luciano Salce, Nanni Loy, Luigi Zampa, Ettore Scola, Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Marcello Mastroianni, Monica Vitti, Sophia Loren, Totò, Franca Valeri per citarne qualcuno.

La pellicola è ancora oggi un cult. Nessuno ha mai dimenticato il conte Mascetti, Giorgio Perozzi, Guido Necchi, Alfeo Sassaroli e Rambaldo Melandri.

CURIOSITÀ

La scena cult degli schiaffi alla stazione entrata nell’immaginario collettivo è stata omaggiata da Paolo Villaggio nel film “Fantozzi alla riscossa”, con la sola differenza che il treno è in arrivo e non in partenza: per questo il ragioniere Ugo Fantozzi verrà poi malmenato dai passeggeri infuriati.

 

 

La scena è stata anche riproposta da Carlo Vanzina nella commedia “A spasso nel tempo” dove, nella Firenze del Quattrocento, Christian De Sica, Massimo Boldi e Marco Messeri tirano schiaffi alle persone affacciate nelle carrozze.

Maria Sole Tognazzi, regista e figlia di Ugo Tognazzi, ha realizzato nel 2010, “Ritratto di mio padre”. All’interno del documentario anche una testimonianza di Monicelli il quale ha rivelato che per ideare gran parte degli scherzi (le “zingarate”), gli autori si erano ispirati a fatti realmente accaduti o aneddoti ben noti a Firenze, negli anni precedenti all’epoca in cui fu girato il film.

L’ispirazione risale agli anni ’30, quando a Castiglioncello, Livorno, cinque ragazzi combinavano le famose zingarate. I cinque erano Mazzingo Donati, medico immunologo fiorentino, Ernesto Nelli architetto, Giorgio Menicanti giovane nobile del luogo, Silvano Nelli, giornalista, e Cesarino Ricci collaboratore dell’amico Silvano.

 

 

 

 

 

 

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