CULTURA

I CINQUE FILM SULL’ESTATE DA NON PERDERE

Il passatempo più dissetante di agosto potrebbe essere quello di recuperare, con un vezzo tutto meta-testuale, dei film sull’estate. L’estate, assieme all’autunno (specie se newyorkese!), è forse la stagione più impiegata nel cinema per fare da scenografia agli amori e furori dei suoi sudatissimi protagonisti.

I topoi sulla vasta gamma di emozioni universali, infatti, sembrano diventare, nei film ambientanti durante questa bella stagione, degli assiomi veri e propri.

Alle storie di formazione, ad esempio, appartengono film su dei bambini che, in seguito ad un evento afosissimo e scatenante, perdono la propria innocenza a favore delle prime consapevolezze sulla vita e pulsioni pre-adolescenziali ( “I Goonies”, “Stand by me”, “La voce del silenzio”, “Tomboy”) o su dei bambini che, invece, in piena vacanza estiva, riusciranno ora con candore ora con una certa malizia a riattoppare gli altrui matrimoni in crisi (“La strada per il paradiso”, “Genitori in trappola”).

L’estate è anche la stagione del divertimento guascone e un po’ smargiasso (“Weekend col morto”, “Spring Breakers”, “Casotto”, “Dove vai in vacanza?”), degli amorazzi intensi e per lo più fuggevoli ( “ Y Tu Mamá También”, “Adventureland”, “Prima dell’alba”, “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”) o di strane allucinazioni, forse dovute alle elevate temperature (“Swimming Pool” “The Wackness”).

Tutti i cinefiloni, quelli serissimi, hanno scolpita in testa una filmografia perfetta sui film dell’estate, per lo più citando quei grandi nomi che il Cinema lo hanno fatto davvero: Jacques Tati (“Le vacanze di Monsieur Hulot”), Rohmer (“Il raggio verde”), Bergman (“Monica e il desiderio”), Antonioni e Zurlini (“L’avventura”, “Estate violenta”) e ancora “Il nuotatore”, “La piscina” e persino Spike Lee (“Fa’ la cosa giusta”) e Spielberg con “Lo squalo”.

Ma quali sono i cinque film nostrani che meglio rappresentano l’estate italiana?

Il sorpasso (di Dino Risi, 1962)

Un viaggio on the road su una fiammantissima Aurelia decapottabile, da una Roma deserta a una Castiglioncello affollata di bagnanti, per il vitellone Bruno Cortona (Vittorio Gassman) e il timido Roberto (Jean-Louis Trintignant). Roberto e Bruno rappresentano due identità della stessa Nazione, giunta a un bivio della propria Storia: la prima Italia, quella legata ai sani principi e all’etica, verrà sedotta dall’altra e morirà lasciando campo libero alla seconda, quella furbesca, individualista e amorale.

Consigliato perché: Per imparare a capire (anche grazie a due performance recitative impressionanti) come l’inizio degli anni del Boom economico italiano sia coinciso con la fine di alcuni valori fondamentali.

La spiaggia (di Alberto Lattuada, 1954)

La Riviera ligure anni Cinquanta diventa lo specchio dei pregiudizi e del finto moralismo del Paese quando Anna Maria Mentorsi (Martine Carole), in vacanza con la figlia a Pontorno, è dapprima accettata dalla buona società, dagli altri clienti dell’Hotel Palace e dai frequentatori del relativo stabilimento balneare, per poi essere schernita, disprezzata ed umiliata dagli stessi villeggianti quando scopriranno che in realtà Anna Maria è una prostituita.

Consigliato perché: Le nostrane ipocrisie sono dure a morire e di solito non vanno neanche mai in vacanza.

Caro Diario (di Nanni Moretti, 1993)

Il film è composto da tre episodi nei quali Nanni Moretti interpreta se stesso in una sorta di diario aperto, fra la solitudine e l’isolamento dell’estate romana (In vespa), l’incomunicabilità nelle sovraffollate spiagge (Le isole) e un’odissea ancora più personale per una diagnosi medica (Medici).

Consigliato perché: L’estate è lo sfondo perfetto per esternare le sue malinconie e manie. E per chi poi, ogni estate, si ritrova di nuovo in solitudine sulle spiagge a far “scalo a Grado” dopo “Caro Diario” c’è sempre da rivedere “Bianca“, allora!

Ferie d’agosto (di Paolo Virzì, 1996)

A confrontarsi, in due casa vacanze attigue a Ventotene, sono due famiglie agli antipodi, spaccato dell’Italia degli anni Novanta. Una combriccola colta e stravagante e una chiassosa famiglia di bottegai romaneschi maniaci di televisione, due modi di essere italiani che già fanno presagire cieli plumbei sulla politica italiana, una situazione in cui la «destra» e «sinistra» stanno iniziando a perdere il loro significato a favore di una omologazione antropologica che cancella quasi tutte le ideologie.

Consigliato perché: E’ lo spaccato preciso dell'”Italietta fra tragedia e folklore” (sempre per citare Moretti!) che negli anni Novanta incomincia a rivelare sfacciatamente tutta la sua mostruosità. E anche come saluto a Piero Natoli e Ennio Fantastichini, ottimi caratteristi morti troppo presto.

Sapore di mare (Carlo Vanzina, 1983)

Sulla spiaggia e nelle discoteche della Versilia anni Sessanta, si intrecciano gli amori estivi di una gioventù che sembra non aver pensieri. Amori adolescenziali, sbandate per signore mature, gavettoni,chitarre sulla spiaggia e balli. Un preciso studio sociologico in neanche due ore di girato.

Consigliato perché: Scommettiamo che sulla scena finale piangerete lacrime salate?

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