ATTUALITÀ

LE NUOVE LEGGI ANTIABORTISTE NEGLI STATI UNITI

Nel 1974 i Lynyrd Skynyrd avevano scritto la famosissima “Sweet Home Alabama” in risposta alla acre critica di Neil Young in “Alabama”, canzone, quest’ultima, contro l’intolleranza e il razzismo che, secondo lui, continuavano ancora a perdurare nello Stato del Sud.

Per Ronnie Van Sant l’Alabama era invece una terra dai chilometrici cieli azzurri e dalla musica rassicurante “when I’m feeling blue”, al di là del segrazionismo e delle politiche ben poco liberali del governatore di Birmingham di allora, George Wallace.

Mi è venuto in mente questo dissing perché, a distanza di trent’anni, sembrano ancora contrapporsi in USA, fra gli Stati del Nord e quelli del Sud, due posizioni totalmente contrastanti su di un tema particolarmente delicato e di nuovo bollente: l’aborto.

Il 15 maggio 2019, infatti, il Parlamento dell’Alabama ha approvato una legge che aveva già precedentemente ricevuto il via libera dal Senato con venticinque voti a favore contro sei, che vieta ufficialmente l’aborto nello Stato, prevedendo che una donna possa abortire solo nel caso in cui la gravidanza metta a repentaglio la sua vita ma mai se sia stata vittima stupro o incesto. Inoltre, tutti i medici che proveranno a praticare un’interruzione rischieranno di essere condannati dai 10 ai 99 anni di carcere.

La recente approvazione di questa legge anti-abortista è un episodio allarmante, non solo in relazione a un’evidente restrizione dei diritti delle donne, ma anche come pericolosa spia della nuova ondata di conservatorismo che si sta diffondendo in una nazione, gli USA, considerata da tutto il mondo il barometro per eccellenza della tutela, della libertà e dei diritti dei cittadini.

Quest’atto crimonoso è in primis la diretta conseguenza di un aumento degli iscritti ai Partiti Repubblicani di estrema destra e vicini all’integralismo cristiano (e quindi ai movimenti pro-life). Questi sono riusciti in appena un anno ad introdurre in 16 Stati su 50 delle misure severissime per restringere, o persino vietare, l’accesso all’aborto, spazzando via con un colpo di spugna la “Roe v. Wade”, sentenza che nel 1973 aveva legalizzato l’interruzione di gravidanza in tutta la Nazione.

Ad esempio in Georgia e Louisiana è da poco stata approvata una legge che vieta l’aborto quando è possibile rilevare, dopo le sei settimane, il “battito cardiaco” del feto (ovvero un lasso di tempo nel quale forse neanche per la futura puerpera sa di essere incinta). In Ohio, South e North Dakota, Kentucky, Mississippi, Utah, l’Arkansas, Missouri e West Virginia le pochissime cliniche antiabortiste stanno chiudendo a vista d’occhio.

In questi contemporanei corsi e ricorsi storici di vichiana memoria, più gli Stati del Sud si raccolgono dentro il cerchio di un rigido conservatorismo, più quelli del Nord decidono invece di assumere posizioni progressiste.

Ad esempio in Nevada, dove il governatore democratico Steve Sisolak ha da poco firmato un altro disegno di legge che rimuove le sanzioni penali per l’aborto o Chicago dove, chiamando il numero verde del “Chicago Abortion Fund”, molte donne a basso reddito possono ricevere informazioni su cliniche abortive a basso prezzo e dove trovarle. L’Illinois è infatti considerato per le donne “un faro di speranza” soprattutto grazie al suo governatore, JB Pritzker, che ha da poco firmato un disegno di legge che dichiara l’aborto come un diritto fondamentale, affermando che “un uovo fecondato, un embrione o un feto non ha diritti indipendenti” e che dovranno essere le compagnie assicurative private a coprire le spese legate all’aborto stesso poiché “dovremo essere qui per le donne rifugiate in Illinois da altri Stati“.

Ancora a proprosito di Stati del Nord, è fondamentale citare New York che non solo spenderà circa 250mila dollari per aiutare le donne più povere e provenienti da altri Stati a sottoporsi ad un intervento di aspirazione, ma ha approvato, assieme al Vermont e Rhode Island, una legge che consentirà alle gestanti di interrompere la gravidanza fino alla ventiquattresima settimana. Decreto, questo, fortemente criticato in rapporto al fatto che le donne arrivate al quinto mese potrebbero morire dissanguate o persino non riuscire ad avere figli a causa degli interventi troppi invasivi per mettere fine alla loro gravidanza.

Per il governatore dello Stato di New York, Andrew Como, questo provvedimento è comunque «un enorme passo avanti nella battaglia per garantire l’autodeterminazione della donna sulla propria salute e sul proprio corpo, e sul diritto fondamentale di controllarlo, compresa la possibilità di abortire».

Eppure anche queste posizioni stanno rischiando di diventare pericolose e deliranti come quando, all’annuale conferenza progessista svoltasi al Convention Center di Philadelphia, Jen Moore Conrow ha mostrato, tra le risatine e battutine degli oltre i 3.600 attivisti presenti, come eseguire un aborto sia semplicissimo utilizzando un aspitarore ed un cocomero e bollando come “la faccenda è tutta qui!” un intervento profondamente traumatico nella vita psicofisica di una donna.

Comunque le proteste contro queste nuove leggi abortiste si stanno diffondendo a macchia d’olio in tutti gli USA, caldeggiate anche dalla vice commissaria Onu per i diritti umani, Kate Gilmore che ha definito tutti gli emendamenti approvati in merito “un atto di violenza contro le donne” ed una forma di “tortura e negazione del diritto alla salute”.

Una delle manifestazioni più particolari è stata quella silenziosa di un gruppo di donne, vestite con lunghi abiti rossi e copricapi bianchi, gli stessi di The Handmaid’s Tale, il romanzo di Margaret Atwood e poi serie televisiva su Hulu ambientato in un’America distopica dove una dittatura violenta ha imposto alle donne fertili di avere figli programmati per far fronte a un calo verticale delle nascite, rapendole e costringendole a riprodursi.

In una recente intervista per la BBC è stata la stessa Atwood a sostenere l’importanza contemporanea di questa sua opera, dato che “la destra religiosa degli Stati Uniti è ancora lì”.

E’ scesa in campo ovviamente anche la National Abortion Federation che protegge la libera scelta della donna all’aborto,soprattutto in difesa di quelle di colore, le più esposte ai discrimini e alle ingiustizie nel sistema giudiziario americano. L’esempio è quello di Marshae Jones, una ragazza di 28 anni dell’Alabama, incinta al quinto mese che, dopo essere stata sparata da una sua rivale in amore con un colpo di pistola in pancia, è adesso accusata di omicidio colposo nei confronti del bambino mai nato usato, a dire del grand jury, come scudo umano e che adesso rischia fino a 20 ani di carcere nonostante la vittima,a rigor di logica, sarebbe dovuta esser considerata lei.

E mentre Bobby Singleton, un sentore democratico dell’Alabama, piange ai microfoni un “state dicendo a mia figlia: tu non conti nulla nello Stato dell’Alabama, gli uomini possono stuprarti e tu avrai questo bambino se resti incinta“, il conflitto sull’aborto in USA continua ad infuriare sempre di più.

 

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