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CARLO DELLE PIANE: UNA VITA SILENZIOSA DEDICATA AL CINEMA

Il cinema italiano piange un altro suo grande artista: Carlo Delle Piane. L’attore, colpito nel 2015 da un’emorragia cerebrale che lo portó perfino al coma, si è spento il 23 agosto scorso a Roma, all’età di 83 anni. Una carriera lunga settant’anni che lo ha visto in oltre cento pellicole, l’ultima nel 2017, accanto ai più grandi nomi – tra attori e registi – del cinema: Alberto Sordi, Aldo Fabrizi, Totò, Vittorio De Sica, Mario Monicelli, Sergio Corbucci, Steno e molti altri ancora, fino al lungo sodalizio artistico con Pupi Avati, suo grande amico.

GLI ESORDI 

Carlo Delle Piane nasce nel cuore della capitale, a Campo de’ Fiori, il 2 febbraio del 1936 da Francesco Delle Piane, un sarto originario di Casoli di Atri, frazione del comune di Atri (TE) in Abruzzo e da Olga Rossi, una casalinga romana.

L’ingresso nel mondo dello spettacolo avviene all’età di dodici anni: nel 1948, viene scelto da Vittorio De Sica e Duilio Coletti per il ruolo di Garoffi nel film “Cuore”, tratto dall’omonimo romanzo di Edmondo De Amicis.

Due anni dopo, è in “Domani è troppo tardi”, film diretto dal regista francese Léonide Moguy, iniziando così a farsi strada nel mondo della settima arte per via del suo talento innato e anche per quella fisicità che, di certo, non passava inosservata. Magro, occhi grandi, quel naso pronunciato per via di quel setto nasale rotto in un incidente avvenuto sui campi di calcio quando era un ragazzino.

UNA VITA PER IL CINEMA ACCANTO AI SUOI PIÙ GRANDI PROTAGONISTI

Nel 1951 Steno e Mario Monicelli gli affidarono una parte al fianco di Aldo Fabrizi e Totò in “Guardie e ladri”. Indimenticabile il ruolo di Romolo Pellacchioni detto “Cicalone”, l’amico di Nando Mericoni (Alberto Sordi) nella pellicola “Un americano a Roma” per la regia di Steno nel 1954.

Un incidente automobilistico avvenuto nel 1973 lo tenne in coma per più di un mese, poi la ripresa e quella chiamata del regista bolognese Pupi Avati, che lo volle per il film “Tutti defunti… tranne i morti” (1977).  Avati riuscì ad esaltarne il talento e la genialità in altri film come “Regalo di Natale” in cui interpreta il crudele avvocato Santelia (1986 – Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile alla 43ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia), “Una gita scolastica” (1983) interpretazione che gli valse nel 1984 il Nastro d’argento, Globo d’oro (miglior attore rivelazione) e il Premio Pasinetti e “La rivincita di Natale” (2004) dando vita a un lungo sodalizio artistico che nel tempo si è trasformato in una grande e profonda amicizia.

Carlo Delle Piane è stato il filo rosso di tutto il cinema italiano dal dopoguerra ad oggi […] è una persona di una sensibilità estrema che merita il premio che oggi gli viene riconosciuto, ne avrebbe meritati molti di più, ma soprattutto avrebbe meritato quell’attenzione da parte dei miei colleghi che non ha ricevuto. Questo è un mio grandissimo rammarico perché ad esempio in America o in Francia avrebbe ottenuto più considerazione.

(Pupi Avati – Sull’assegnazione al premio alla carriera al Festival Cinevasioni)

Nel 1997 ha diretto il suo unico film da regista, “Ti amo Maria”, mentre nel 2006 ha inciso il disco “Bambini”, scritto da Massimo Bizzarri e Giuseppe Marcucci. “Chi salverà le rose?”(2017)  di Cesare Furesi, spin-off del film di Pupi Avati  “Regalo di Natale”  è stato il suo ultimo film.

 

 

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