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DA CARLO LEVI A FRANCO ARMINIO: “LA LUNA E I CALANCHI”, UN FESTIVAL PER RACCONTARE L’ITALIA A SUD DI EBOLI

Il divario profondo tra Nord e Sud ha cambiato storicamente i suoi connotati, senza mai colmarsi, ed è ancora oggi evidente nelle aree interne del Paese, circa tre quinti del territorio italiano in condizione di svantaggio sociale ed economico.

La narrazione della questione meridionale attraversa la letteratura e giunge fino a noi. Lo scrittore e poeta campano Franco Arminio richiama costantemente l’attenzione sul nostro entroterra con una generosa produzione letteraria, l’impegno civico e con il festival La luna e i calanchi, nel cuore della Basilicata, dove non a caso giacciono le spoglie di Carlo Levi. Lo scrittore torinese poté confrontarsi con “la miseria dei paesi arroccati sui monti, le infinite distese di argilla, i fiumi lenti e sornioni della valle dell’Agri e del Sauro” e, con Cristo si è fermato ad Eboli, portò alla ribalta nazionale la drammaticità delle condizioni di vita nel Sud Italia, proprio mentre si oleavano i motori dello sviluppo industriale ed s’inaugurava il ventennio fascista. Oggi Arminio prosegue la lezione di Levi tentando il riscatto delle terre lucane in un’Italia completamente diversa ma con un tasso di ingiustizie sociali ugualmente aberrante.

Parlami d’amore Mariù …..”, sono le note che giungono intermittenti dalle tende a fili del  bar di Aliano. Qui Carlo Levi viene scortato da due carabinieri il 30 agosto del 1935 per espiare il confino inflittogli dal regime fascista. Un paese arroccato sui calanchi lucani che a Don Carlo deve essere sembrato un pugno di pietre bianche, con vista su un arido precipizio. La vita qui pare una protesi della morte, tant’è che Levi sceglie un angolo del cimitero come luogo di ispirazione per la sua pittura.  Dipingere era stato per lui, fin da piccolo, l’esercizio più alto di libertà, un moto interiore che aveva deciso di seguire sacrificando una carriera promessa in Medicina, un esercizio di stile che fu indubbiamente il movente del suo impegno politico. Levi reputava intollerabile la censura fascista dell’arte, non in quanto Arte – con la A maiuscola – bensì in quanto forma di espressione di pensiero creativo e, perciò,  anticonformista.

In questo centro di quasi mille anime sembrano anni luce distanti da sé la Biennale di Venezia, la Scuola pittorica di Parigi, l’amicizia di Gobetti, si era trovato nel cuore di una frattura che lacerava l’Italia incompiuta. Già dalle prime passeggiate e le conversazioni con gli abitanti del luogo, guidato da quella sensibilità verso la condizione umana che lo aveva condotto al confino, si è calato nelle viscere della Lucania, regione allora come oggi così difficilmente raggiungibile. A Sud di Eboli, della costiera amalfitana, sembrava che l’uomo non fosse mai giunto come se per uno scherzo della natura la storia, lo sviluppo e il progresso circumnavigassero certi luoghi – le aree interne – correndo invece a perdifiato verso le pianure. La Basilicata, “quell’altro mondo, serrato nel dolore e negli usi negato ad una storia e allo Stato, eternamente paziente, a quella mia terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive nella miseria e nella lontananza la sua immobile civiltà”, così Levi si rivolge a questa terra, condensando nei suoi ricordi  i volti dei contadini che la questione meridionale non l’avrebbero saputa spiegare ma la raccontavano con le rughe brune, i calli e il dolore tra i denti invece del pane. Cristo si è fermato ad Eboli e per poterlo affermare, Levi evidentemente aveva proseguito.

Se per l’artista torinese le colline e i calanchi sono state un’acre scoperta, i paese rurali Franco Arminio li abita da sempre. Nato e vissuto a Bisaccia, nell’ avellinese, Arminio conia il termine “paesologia” per definire quell’universo di ricerca e poesia rivolto all’entroterra, quelle aree malamente collegate con i centri cittadini e lontane dai servizi, che presentano oggi un alto potenziale per lo sviluppo del Paese. “Il confine tra modernità e mondo contadino in alcuni paesi è marcato, in altri è sparito. Qui è sempre il confine che domina, il confine tra un paese e l’altro, tra una porta e l’altra, il confine che corre adesso tra l’inverno e la primavera”, è qui che si gioca la partita della crescita, in un solco che non deve diventare limite ma pa(e)ssaggio.

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Dal 2015 Aliano è dimora del festival La Luna e i calanchi, rassegna di performance, installazioni, laboratori, poesia, dibattiti che avviene grazie alla direzione artistica di Franco Arminio. Non è un festival di intrattenimento, – afferma Arminio –  è politico poiché ci dice in questi posti si può costruire qualcosa per il futuro, qualcosa che genera economia;  esso è l’atto di nascita del paese, ovvero certifica l’esistenza in vita di un tessuto urbano e umano che pulsa e vuole essere ascoltato. Nel programma di quest’anno troviamo letture lunari, esibizioni di cantanti fuori forma, esercizi contro gli scoraggiatori militanti, parlamenti di paesologia e si anche Brunori sas e Azul Teatro, tutto ad opera di una “comunità provvisoria”, un flusso di artisti, turisti, abitanti che percorre il paese e dà vita a performance di per sé suggestive che lo scenario lunare rende così solenni.

Insomma, dal 21 al 25 agosto ad Aliano c’è quanto basta per mettere in comune le intuizioni quotidiane e scaricare le emozioni che grav(it)ano sulla nostra esistenza  – odio, senso di colpa, humanitas – alla luce della luna, emblema della cambiamento perenne, ciclico e necessario. I calanchi, queste rocce argillose scavate nelle alture, sono la sineddoche (la parte per il tutto) della terra lucana, consacrata quest’anno da Matera capitale della cultura europea.

La depressione delle nostre aree interne e il loro spopolamento coincide con il depauperamento del Sud del mondo che cerca di risalire la china del dibattito politico, attraverso i temi ora della crisi ambientale, ora della questione migratoria o dell’emigrazione giovanile. La letteratura, la poesia, il cinema hanno il compito mai respinto, mai corrotto, di rendere la questione meridionale un bene comune, di slegare il dibattito sullo sviluppo socio-economico dai concetti di “crescita” ed “espansionismo” e issare il vessillo dell’umanità al centro del foro. 

«Il Nord del mondo/ è un crimine contro l’umanità/ e invece di fermarlo/ siamo tutti di corsa/ ad imitarlo. Solo gli alberi e gli animali/ resistono all’inganno». F. Arminio

 [Per il momento è tutto]

Bernalda, 17 agosto 2019

FONTI

Geografia commossa dell’Italia interna

https://comunivirtuosi.org/geografia-comuni/

“Gli allenatori di paesi” di Franco Arminio paesologo

https://puntoponte.wordpress.com/2017/06/28/gli-allenatori-di-paesi-di-franco-arminio-paesologo/

AREE INTERNE: COSA CI INSEGNA ALIANO

http://www.ilgiornaledellefondazioni.com/content/aree-interne-cosa-ci-insegna-aliano

Carlo Levi e la narrazione dell’Altro

https://www.pandorarivista.it/articoli/carlo-levi-narrazione-altro/

I Calanchi Lucani

LA PARTE SUD-ORIENTALE DELLA BASILICATA

http://www.basilicando.it/i-calanchi-lucani

Vittorio De Sica – Tu, solamente tu

https://www.youtube.com/watch?v=aZHviMQp6SQ

 

Erika Bucca

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