CULTURA

DI PRIGIONI E ALTRE DIPENDENZE. L’ INTERVISTA A MESSER DaVIL

Per la mia prima intervista da pubblicare su Metis Magazine, ho fatto le cose in grande.

Nessun artista, nessun politico, nessuna donna e nessun uomo di successo, ma addirittura UN SUPEREROE!

Mi è stata data la possibilità di incontrare, in una località segreta, Messer DaVil,  supereroe mascherato e mantello-munito, venuto dall’iperspazio per liberarci. Si, ma liberarci da cosa?

Mi sono recato all’appuntamento nel luogo prestabilito, dove sono stato prelevato da una futuristica macchina nera, accuratamente bendato e accompagnato nella sede segretissima di Messer DaVil e dei suoi sodali.

La missione di Messer DaVil quindi, è la liberazione delle donne e degli uomini dalle tante catene invisibili di cui sono, spesso in maniera consapevole ed accondiscendente, prigionieri. Per farlo, si è fatto aiutare da un manipolo di soldati nelle vesti di musicisti. Ovviamente, la liberazione potrà avvenire unicamente ascoltando il loro album La Sindrome di Stoccolma, nelle cui tracce sono contenuti  gli elementi necessari per la salvezza.

L’esercito di MD è composto da Ale (Alessandro Lamberti) il cantante, Max (Mauro Maloberti) che picchia sui tasti di synth e tastiere,  Fughiz e Mauri (Federico Fugassa e Maurizio De Palo) che si occupano del ritmo rispettivamente suonando il basso e la batteria, Davide (Aicardi) che strimpella le chitarre e Mazzi (Alessandro Mazzitelli) che non ha solo prodotto e tirato fuori il sound di Messer DaVil, ma ha anche suonato alcuni dei suoi favolosi giocattoli analogici (sintetizzatori n.d.r.) anni ’80.

L’album è composto da 18 brani che affrontano appunto, il tema delle moderne schiavitù.

MD è un tipo molto misterioso, parla a bassa voce e molto lentamente, le sue non sono risposte, ma una vera e propria orazione pubblica, un manifesto programmatico, una dichiarazione di guerra.

Inizia parlandomi della schiavitù della procrastinazione, della pigrizia che ci impedisce di portare a termine ciò che iniziamo e che ci fa trovare mille scuse per non farlo, stupide volpi sotto a grappoli succosi ma che ci costerebbero fatica.

Si infervora quando sottolinea come la scomparsa del senso critico sia diventata una gabbia dorata, fatta apposta per seguire la massa, per la paura di andare in direzione opposta ad essa.

“Non siete mai tranquilli voi umani! urla all’improvviso, facendomi sobbalzare dalla poltrona in pelle su cui sono seduto,  non siete capaci a godervi ciò che avete, siete prigionieri di questo continuo senso di inadeguatezza, che vi paralizza e vi fa perdere il bello che avete attorno!” come dargli torto? Solo davanti ad una tastiera e a un monitor vi sentite vivi, importanti, capaci di grandi imprese che poi restano solo sulla carta, anzi, nel web, siete un branco di idioti si, di idioti digitali! Idioti certo, ora la sua voce è più calma, ma ancora capaci di amare, amare e proteggere quello che vi è più caro, con forza, coraggio e tanta determinazione! Ah, se solo voi umani sapeste crescere, maturare, se solo imparaste a guardare avanti invece che indietro, se solo usaste la vostra memoria per andare avanti, invece che indietro, ecco che il vostro backup conserverebbe tutto quello che siete stati e vi aiuterebbe a migliorare ciò che potreste diventare!”

MD si accende all’improvviso, come un vulcano, ti spiazza, ascoltarlo è affascinante perché non sai mai dove ti stia portando. “Vedi, mi dice, certe cose voi umani non riuscite a vederle, soprattutto quando capitano a voi, siete prigionieri del vostro punto di vista, che elevate a verità, a religione. Avete paura delle conseguenze del guardare con occhi diversi, ma è lì che sta il miglioramento! Guardare con occhi diversi e lasciare che occhi diversi vi dicano cose diverse, non allontanate da voi chi non dice ciò che vorreste sentirvi dire, non nascondetevi dietro alibi, insormontabili, di scuse ignobili!”

MD si avvicina a me e quasi sussurrando mi indica uno schermo, ben nascosto nel muro; lo accende con un gesto e dal monitor appaiono immagini di persone che camminano in fila, tutte uguali, a testa bassa; non capisco, poi d’improvviso a una di queste persone esplode la testa, poi a un’altra, un’altra ancora!  

“Passate le giornate tentando di trattenervi. Frustrazioni, sogni, stanchezza, ingiustizie, pulsioni, arrabbiature, slanci, pazzie, stipati sempre di più in uno spazio troppo piccolo per contenere tutto questo: voi! Fino al giorno in cui il vostro cosiddetto self control, semplicemente, esplode.” Il monitor resta acceso, le persone camminano, come formiche in marcia, tutto uguale, sempre, nessuno ha il coraggio di allontanarsi da quella strada segnata non si sa da chi. “Quello che avviene ogni  giorno, mi dice, è qualcosa da scoprire, è qualcosa da ricordare, sempre diverso e sempre uguale. Quante volte vi fermate perché qualcuno si è preso il disturbo di farvi sapere che sarebbe stato più giusto così?  Siete prigionieri del giudizio altrui, sempre, se ci si ferma, se non ci si prova, se si rinuncia, se si teme il giudizio degli altri, non si farà mai niente nella vita! Vi fate condizionare dagli altri, ma non siete più capaci a comunicare tra di voi, incalza nuovamente a voce alta, prestate più attenzione! sentite veramente quello che dicono le parole e non quello che pensate vogliano dire, non fate volare lontano questa magia!

“Quello che succede è che i rapporti si rovinano, spesso in modo definitivo, solo per uno stupido fraintendimento, il non avere la voglia di chiarirsi, l’essere assurdamente prigionieri di un maledetto orgoglio Siete prigionieri di malinteso orgoglio e di sensi di colpa velenosi, che vi ancorano a relazioni sbagliate esaurite, tenute in piedi non si sa perché, quando la colpevolezza non è mai solo da una parte. Ora ti faccio io una domanda, esclama tutto di un tratto, quanto ti piace parlare, male, degli altri?” Mi ha spiazzato, lo confesso, il mio silenzio è la più chiara delle risposte. “Vedi? Riprende, anche questa è una prigionia, quella di dover parlare per forza degli altri, gli stessi da cui vi fate condizionare, in un assurdo circolo vizioso, con l’effetto che la verità è sempre lontana dalla voce del popolo”

Vorrei che questo incontro non finisse, MD sembra pieno di cose da dire, voglio assecondarlo e lui continua a parlarmi ad esempio della schiavitù dell’immagine che abbiamo di noi stessi e che ci impedisce di andare oltre alle parole spesso inutili e soprattutto ben meno qualificanti delle azioni che dovremmo mettere in pratica per affermare il nostro vero essere; “Siete schiavi, mi dice, della vostra fanciullezza e dell’angoscia che essa non possa più tornare.”

“Liberatevi da queste gabbie! Urla paonazzo, facendo cadere il suo cappello nero e lasciando intravedere una testa piena di capelli neri e ricci, siate voi stessi, senza paura, senza nascondervi dietro a vuote parole o falsi proclami, agite, fate, muovetevi!”

Si alza in piedi, di scatto, mi guarda e mi consegna una copia del suo disco.

Poi, senza un suono, sparisce.

Resto nella stanza, che si illumina immediatamente. Mi guardo intorno, scaffali e una scrivania, giornali, riviste, alcuni dischi che ovviamente non rinuncio a guardare: Bluvertigo, Timoria, la trilogia del potere dei Litfiba, Guccini. La saga di Star Wars in dvd, Alan Moore agli esordi, una vecchia t shirt dei Faith No More, una copia in cd delle BBC Sessions dei Led Zeppelin, una copia di Odessa un fumetto fantasy che avevo solo sentito nominare.

Una parete completamente occupata dai disegni di Daniel Novaro, che già a prima vista mi sembrano familiari.

Mi ritrovo al punto di partenza, nella mia borsa c’è solo il cd “La Sindrome di Stoccolma”, i miei appunti spariti! Avevo scritto tantissimo ed ora non so come consegnare il pezzo alla redazione di Matis!

Disperato apro il cd e faccio partire l’album; la musica di Messe DaVil mi ricorda, per filo  e per segno le cose di cui ho parlato con il mio amico supereroe. Apro il booklet e ritrovo nei testi e nei disegni, il messaggio che vuole portare per la sua missione.

Alberto Calandriello

Farò il mio pezzo.

SITO WEB: www.messerdavil.com

 FACEBOOK: https://www.facebook.com/MesserDaVil/

INSTAGRAM: https://www.instagram.com/messerdavilband/

SPOTIFY: https://open.spotify.com/album/6v9y9kSrotxY2RFIXcOM7K

APPLE MUSIC: https://music.apple.com/it/album/la-sindrome-di-stoccolma/1466474893

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