CULTURA

I CONSIGLI DI STEPHEN KING PER SCRIVERE UN LIBRO PERFETTO

Numerosi scrittori famosi si sono cimentati, nel corso della loro carriera, in esperimenti di metascrittura, ovvero nella pubblicazione di consigli utili per aspiranti artisti sulle tecniche e gli stili più adeguati per scrivere un buon libro.

Indispensabili in merito sono, ad esempio, “Il mestiere di scrivere” di Raymond Carver,Lezioni americane” di Calvino, “Esercizi di stile” di Queneau, “I ferri del mestiere” di Fruttero & Lucentini o “Story” di Robert McKee.

Uno dei saggi più metodici e persino divertenti sull’argomento è sicuramente quello scritto dal maestro del brivido Stephen King nel 2000, “On Writing: Autobiografia di un mestiere”.

Nella prefazione l’autore definisce On Writing «un tentativo di spiegare, in maniera sobria e concisa, come ho incominciato con questo mestiere, quanto ne ho imparato fino a oggi e come lo si mette in pratica».

I fruttuosi suggerimenti sulla scrittura creativa sono alternati nel saggio a frammenti della sua biografia personale, dall’infanzia «anomala, convulsa», alla disarticolata adolescenza, dall’amore per la moglie Tabhita che lo aiuterà a superare i suoi problemi di dipendenze da droghe ed alcool all’accesa ambizione che invece lo spingerà così strenuamente a dedicarsi alla scrittura da riuscire a farlo approdare presto al suo primo romanzo di successo, Carrie.

On Writing è per King, insomma, un atto d’indulgenza nei confronti della propria vita (della quale lui, per pudore, evita però di approfondire numerosi snodi fondamentali) e un omaggio nei confronti dell’arte dello scrivere, atto che per il nostro amico del Maine è la perfetta quintessenza atemporale della telepatia poi fra chi scrive e chi legge.

Stephen King però non è di certo avvezzo nel dispensare piccoli accorgimenti per neofiti della penna, un esempio è l’articolo “Tutto quello che c’è da sapere sulla scrittura di successo – in dieci minuti” pubblicato per The Writer’s Handbook, guida americana per gli appassionati di scrittura, oppure l’intervista rilasciata nel 2013 al quotidiano The Atlantic in concomitanza con l’uscita del suo romanzo “Doctor Sleep”.

Ed infatti ci soffermiamo, prima di arrivare ai 22 consigli pubblicati su On Writing dal Maestro, su come diventare dei buoni scrittori proprio attraverso queste preziosissime chicche lette sulle due riviste.

Partiamo dal presupposto che, secondo King, un libro debba essere scritto in tre mesi, lasciato a macerare sei settimane e poi ripreso in mano per trovare falle nella trama, errori grammaticali, personaggi da rivedere.

Di importanza vitale è l’incipit.

Una frase d’apertura deve invitare il lettore a iniziare la storia, dovrebbe dire: “Ascolta. Entra. Tu vuoi saperne di più.”

Una brutta prima riga può convincere il lettore, soprattutto se esperto, a non comprare un nuovo libro, uno stile sgradevole è già abbastanza per scappare via.

Un altro elemento chiave è quello di possedere una voce propria.

King fa l’esempio di Mick Jagger e Bob Dylan, che non avevano di certo una formazione musicale classica ma sono due artisti immediatamente riconoscibili. I fruitori ascoltano queste voci, amano quelle voci, e qualcosa dentro di loro li connette profondamente ad esse, così come per la voce in un libro.

La scrittura è come un’impronta digitale, bisogna conoscere la propria voce -e quindi lo stile- affinché gli altri, ovvero i lettori, la riconoscano a loro volta, creando così un forte legame di rispetto reciproco. Il lettore non si sentirà mai imbrogliato dalla voce sarcastica e spassosa di John Sanford o da quella stuzzicante di Elmore Leonard, ad esempio, perché le sentirà come personali e sincere.

Niente scopiazzature, niente artifici, chi legge è un cane da tartufo che annusa il puzzo della disonestà!

In merito King fa un esempio meraviglioso, l’incipit de “Il postino suona sempre due volte” di James Cain:

“Abbiamo sentito tutti il consiglio che dà chi insegna scrittura: inizia un libro nel mezzo di una scena drammatica o avvincente, perché catturerai subito l’attenzione del lettore. È ciò che chiamiamo “gancio”, e fino a un certo punto è vero. Questa frase da “Il postino suona sempre due volte” di James M. Cain ti immerge subito in un luogo e in un tempo specifici, come se stesse già accadendo qualcosa: “Mi buttarono fuori dal camion verso mezzogiorno.”

Sei immediatamente dentro la storia: il narratore è salito su un camion e si è fatto beccare. Ma Cain, come fanno i migliori scrittori, ci mette molto più che un contesto preimpostato. Questa frase ti dice più di quanto credi. Nessuno viaggia su un camion perché ha comprato un biglietto, quindi [il protagonista, N.d.T] deve essere uno sbandato, qualcuno dei sobborghi, qualcuno che rubacchia per campare. Così capisci subito molto di lui, forse più di quanto registra la tua mente cosciente, e ti incuriosisci. (…)Questo incipit ottiene anche qualcos’altro: è una veloce introduzione allo stile dell’autore, altra cosa che le buone righe d’apertura tendono a fare. In “Mi buttarono fuori dal camion verso mezzogiorno”, capiamo subito che non saremo deliziati da mille fanfare. Non ci sarà un lessico pieno di fronzoli, niente chiacchiericcio. Il veicolo narrativo è semplice, snello (senza contare che il libro che abbiamo in mano è lungo solo 128 pagine). Che bella cosa: rapido, pulito e mortale, come un proiettile. […]”

Il talento.

Per King il talento è in primis saper comunicare:

“Quelli che sono pubblicati in modo costante e vengono pagati per ciò che scrivono possono essere santi o sgualdrine, ma stanno chiaramente raggiungendo un sacco di persone che vogliono proprio ciò che essi hanno da offrire. Ergo, sono in grado di comunicare. Ergo, possiedono talento. Ciò che più conta per una scrittura di successo è il talento e, nel contesto del marketing, l’unico pessimo scrittore è quello che non viene pagato. Se non avete talento, non avrete successo. E se non avete successo, dovreste sapere quando smettere”.

Comunicare vuol dire anche diventare i primi promotori di se stessi, sapersi sapientemente vendere (e vendere il vostro prodotto,ovvero il libro) attraverso una promozione serrata del proprio manoscritto, inviando a più editori dei capitoli.             Evitare sonoramente gli agenti letterari, ché per King gli intermediari non servono finché non si guadagna abbastanza e si potrà,allora, scegliere fra le migliori delle opzioni.

“Scrivere non riguarda il fare soldi, diventare famosi, portarsi a letto qualcuno o farsi degli amici. In fin dei conti, riguarda l’arricchimento delle vite di coloro che leggeranno il vostro lavoro, ma riguarda anche il vostro arricchimento personale. Riguarda l’alzarsi, lo stare bene e il concludere qualcosa. Rendersi felici, okay? Rendersi felici”.

 

Ed ecco i 20 consigli di lettura su On Writing di Stephen King:

 

Scrivete per voi stessi, poi preoccupatevi del pubblico.                                        

Nella prima fase di scrittura raccontate la storia a voi stessi, nella seconda, invece, il vostro compito principale è far fuori tutti gli elementi inutili al racconto. Ascoltate,certo, attentamente le critiche, sorridete e annuite molto.                              Se i vostri critici vi dicono tutti la stessa cosa su qualche aspetto della storia – una piega della trama che non funziona, un personaggio che suona falso, una narrazione ampollosa o un’altra mezza dozzina di possibilità – cambiatela.                   Non importa se quella piega o quel personaggio vi piacevano davvero tanto: se un sacco di gente vi dice che qualcosa non va con il vostro pezzo, è così. Se sette o otto di loro puntano sulla stessa cosa, suggerirei comunque di cambiarla. Ma se tutti – o quasi tutti – criticano qualcosa di diverso, allora potrete tranquillamente ignorarli.

Non usate la forma passiva.                                                                                                   

Gli scrittori timidi amano i verbi al passivo per la stessa ragione per cui gli amanti timidi cercano partner passivi. La forma passiva rappresenta la sicurezza.                Volete scrivere una storia? Mettete via dizionari, enciclopedie, almanacchi e vocabolari. Ancora meglio, gettate il vocabolario nel cestino della carta straccia! L’unica cosa peggiore di un vocabolario sono quei libretti-riassunto che gli studenti, troppo pigri per leggere i romanzi assegnati, si comprano quando si avvicinano gli esami. Se dovete cercare una parola sul vocabolario per conoscerne il significato vuol dire che è la parola sbagliata. Non ci sono eccezioni a questa regola. Pensate di avere scritto male una parola? Ok, ecco la vostra scelta: o ve la andate a cercare sul vocabolario, assicurandovi così di averla scritta giusta – rompendo però la concentrazione e il corso dei pensieri in cambio – oppure la scrivete come vi ricordate e la correggerete in un secondo tempo. Perché no? Pensate forse che vada da qualche parte? E se avete bisogno di conoscere la più grande città del Brasile e scoprite di non saperlo, perché non scrivete Miami o Cleveland? Potrete verificare qual è… ma più tardi. Quando vi sedete a scrivere, scrivete. Non fate nient’altro tranne andare al bagno, e solo se non può assolutamente essere rimandato.

Evitate gli avverbi:

L’avverbio non è vostro amico.

Evitate gli avverbi, soprattutto dopo aver scritto “lui disse” e “lei disse”.             

King parla di casetta degli attrezzi che ogni scrittore deve possedere e degli strumenti in essa contenuti che deve saper usare. Il più comune è il vocabolario. Uno dei servizi peggiori che potete fare alla vostra scrittura è pompare il vocabolario, cercare paroloni perché magari vi vergognate un po’ della semplicità del vostro parlare corrente. È come mettere il vestito da sera al cagnolino di casa, il cane sarà imbarazzato e la persona che si è resa colpevole di questo atto di premeditata affettazione dovrebbe esserlo ancora di più.

Non siate ossessionati dalla grammatica perfetta.                                                     

Scopo della narrativa non è la correttezza grammaticale, ma far sentire a proprio agio il lettore e raccontargli una storia. Le basi grammaticali della propria lingua madre si assimilano attraverso la conversazione e la lettura o…non si assimilano affatto.

La magia è dentro di voi.                                                                                                         

La radice di buona parte della cattiva scrittura ci sia la paura.

Leggete, leggete, leggete.                                                                                                         

Se non avete tempo per leggere, non avete il tempo (o gli strumenti) per scrivere.  Se vi piace la fantascienza, leggete le riviste che la pubblicano, se volete scrivere storie d’amore, leggete i femminili. E’ entrare in sintonia con il ritmo generale, i gusti editoriali, le inclinazioni di una data rivista. Un buon scrittore è per prima cosa un buon lettore, si sa!

Non pensate a far felici le persone.                                                                                     

Se volete scrivere il più onestamente possibile, i vostri giorni da membro della buona società sono contati.

Spegnete la televisione.                                                                                                           

La televisione è l’ultima cosa di cui un aspirante scrittore ha bisogno. King si dedica alla scrittura rigorosamente ogni mattina (pomeriggio e sera sono riservate a riposo e famiglia) perché se non scrive ogni giorno comincia a perdere contatto con la trama e il ritmo e a non sentire più l’emozione, produce dieci pagine, duemila parole, talvolta di getto, talvolta faticando invece fino a pomeriggio inoltrato, fermandosi solo eccezionalmente prima dell’obiettivo prefissato. Per riuscire a mantenere una simile regolarità, secondo King è necessaria un’atmosfera serena, che nel suo caso è stata costruita su una buona salute e su una stabile relazione sentimentale con la moglie.                                                                       Qui spiega anche che si deve trovare un proprio luogo di scrittura, il cui unico elemento necessario è una porta con cui poter chiudere fuori il mondo, avere un traguardo quotidiano da raggiungere e rispettare una precisa disciplina oraria.

Avete tre mesi di tempo.                                                                                                          

La prima stesura di un libro, anche se lungo, non dovrebbe richiedere più di tre mesi, come già detto.

Ci sono due segreti per il successo.

Tenere in forma il fisico ed una situazione familiare serena.

Scrivete una parola per volta.                                                                                             

Che si tratti di una storiella di una singola pagina o di una trilogia epica come Il Signore degli Anelli, il lavoro si svolge sempre una parola alla volta. King si sofferma poi sul paragrafo, che considera «l’unità di base della scrittura, il luogo dove si fonda la coerente e le parole hanno la possibilità di diventare qualche cosa di più di semplici vocaboli […] È uno strumento meraviglioso e flessibile […] Bisogna imparare a usarlo bene se si vuole scrivere bene. Questo significa molto esercizio; bisogna imparare il ritmo».

Eliminate le distrazioni.                                                                                                 

Togliete dal vostro studio telefoni, televisioni e videogiochi.

Rimanete fedeli al vostro stile.                                                                                        

Non è possibile imitare l’approccio di uno scrittore a un determinato genere, non importa quanto semplice possa sembrare. Non copiate!

Scavate.                                                                                                                                       

Le storie sono come reperti storici, parti di un mondo non ancora scoperto. Il compito dello scrittore è estrarle con cura, utilizzando gli attrezzi migliori a sua disposizione. E poi se non avete riempito il vostro manoscritto di correzioni significa che siete stati pigri. Solo Dio ci azzecca al primo tentativo, non siate sciatti!

Fate una pausa.                                                                                                               

Rileggere il vostro libro dopo una sosta di sei settimane può essere un’esperienza strana, a volte anche esilarante.

Tagliate le parti noiose o superflue.

La ricerca non deve mettere in ombra la storia.                                                         Ricordate l’espressione in secondo piano. È il posto cui appartiene la ricerca: tenetela quanto più possibile sullo sfondo e dietro la storia.

Diventerete scrittori semplicemente leggendo e scrivendo.                                     

Il miglior modo per imparare è leggere molto e scrivere molto, e le lezioni più importanti di tutte sono quelle che vi insegnate da soli.

Scrivere deve rendere felici.                                                                                               

Non si scrive per denaro, fama, sesso o per fare nuove amicizie. Scrivere è qualcosa di magico. (vedi punto 6)

 

Chiudo quest’attestazione d’amore per la scrittura con un’altra citazione di Stephen King

«Scrivere non mi ha salvato la vita […] ma ha continuato a fare quello che aveva sempre fatto: rendere la mia esistenza un luogo più luminoso e più piacevole.»

Immagine di copertina

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