CULTURA

IT SECONDO CAPITOLO – LA RECENSIONE

Tratto dal romanzo di Stephen King , arriva il 5 settembre nelle sale italiane la seconda parte di IT, personaggio cult della tradizione horror contemporanea. Diretto da Andy Muschietti, già alla regia del primo capitolo, il film vede tra i protagonisti Bill Skarsgård (Pennywise), James McAvoy, Jessica Chastain e Finn Wolfhard.

La trama

La storia prende il via 27 anni dopo i fatti raccontati nel primo capitolo del film uscito nel 2017. Abbiamo lasciato i protagonisti ancora bambini che, dopo aver sconfitto IT, giurano di ritornare a Darry se Pennywise fosse ricomparso. Trascorsi 27 anni, ognuno dei protagonisti, tranne Mike, ha ormai una vita più o meno di successo lontano, molto lontano, dalla quella maledetta cittadina del Maine. Una notte, mentre il luna park brilla con le sue luci colorate, Pennywise fa il suo ritorno. Quella notte Mike, l’unico del gruppo rimasto a Derry, chiama tutti i suoi amici, uno ad uno, per avvisarli del ritorno di IT.

Bill, Bev, Ben, Eddie e Stan non ricordano quasi nulla di quanto avvenne 27 anni prima e di come riuscirono a sconfiggere, temporaneamente, IT. Mike, rimasto in città a studiare come uccidere Pennywise, rinfrescherà loro la memoria e inviterà tutti a tornare a Derry per tener fede alla promessa di quasi trent’anni prima. Gli amici partiranno, non tutti, e una nuova e terrificante avventura avrà inizio.

Pennywise

In questo secondo capitolo della dilogia dedicata al macabro personaggio creato da Stephen King, Pennywise assume quasi un ruolo secondario. Se nel primo film abbiamo visto la presenza preponderante di Pennywise (e anche dei suoi scagnozzi umani), questa volta IT viene messo quasi in disparte lasciando il posto a quello che dovrebbe essere il risveglio della paura e il superamento di essa attraverso l’amicizia.

Anche le illusioni create da Pennywise nel film non sono incisive, rasentano la comicità e strappano più di una risata allo spettatore. La volontà di ironizzare sulla paura del regista Andy Muschietti è talvolta davvero fuori luogo, e dà vita a delle scene che sono quasi delle macchiette, intervallate da jumpscare ripetitivi e poco originali che impauriscono il pubblico per un paio di volte appena.

I Perdenti

Se dobbiamo definire una vera e propria protagonista di questo film, è sicuramente l’amicizia. Il gruppo dei perdenti ritorna insieme dopo 27 anni e solamente stando uniti potranno avere una possibilità contro IT e sconfiggerlo una volta per tutte.

Ottimo anche il meccanismo inclusivo che si è dato a parte della trama, attenta e sinceramente schierata dalla parte delle diversità e del vero amore che vince su tutto. La trama del film e il ruolo dei perdenti ripercorrono a grandi linee il capolavoro di Stephen King ma, purtroppo, non riescono a riportare sul grande schermo lo spirito e la macabra minaccia che deride i destini degli abitanti di Derry.

Una pecca notevole nel film è l’intreccio tra passato e presente. Se nel romanzo Stephen King intreccia le vicende passate e presenti fin da subito, Muschietti, invece decide di separare i due racconti ambientandone uno nel passato e uno nel presente. Ma se nel primo capitolo questo era riuscito abbastanza bene, nel secondo capito non è stata fattibile una scelta stilistica del genere poiché passato e presente si intrecciano continuamente. Questo ha reso i due film molto diversi l’uno dall’altro e hanno perso il fascino dell’opera di King.

Comicità d’orrore

Moltissime sono le scene, spesso fuori luogo, che generano nello spettatore una strana ilarità, soprattutto per un film che si dovrebbe delineare come disturbante. Insomma, se uno spettatore decide di andare al cinema a guarda IT si aspetta un film disturbante, macabro, pieno di suspence e sangue… in questo caso nel secondo capitolo del film abbiamo assistito anche a scene comiche e imbarazzanti.

Una su tutti, evitando spoiler (poi vedrete n.d.r.) è la scena del lebbroso contro Eddie, imbarazzante a dir poco. Quali siano state le motivazioni alla base di questa strana scelta stilistica non è dato sapere, ma abbiamo ben capito lo schema ripetitivo attuato da Muschietti che rende il film piatto e incongruente.

Muschietti parte quasi sempre da una situazione quasi comica, rilassata, dove non ti aspetti che possa succedere qualcosa, man mano la tensione sale, qualcosa inizia ad andare storto e boom, jumpscare sempre uguali che terminano con visioni surreali e grottesche. Il solito schema attuato per più di due ore di film risulta pedante e fa solamente perdere l’interesse allo spettatore.

Ma se da un lato sono tanti gli errori e le banalizzazioni di questo film, soprattutto la banalizzazione della psicologia dei personaggi per rendere tutto politically correct, tanta è la nostalgia per i personaggi che tanto abbiamo amato nel romanzo e nella mini serie tv degli anni ’90. Quello di Muschietti però è un prodotto diverso, anche se col beneplacito di King che compare anche in un cameo nel film, rispetto al romanzo e alla precedente esperienza televisiva, sicuramente un prodotto scarso, ma che riesce a canalizzare l’attenzione dello spettatore proprio per la sua banale semplicità.

Purtroppo, sappiamo tutti che il male non è mai banale e King ce lo ha insegnato più di tutti.

Voto: 5 e Mezzo.

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