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INTERVISTA AL PIANISTA LUCANO ALESSANDRO VENA: DAL SUO PRIMO INCONTRO CON LA GRANDE MUSICA ALLE TOURNÉE INTERNAZIONALI

Uno dei massimi geni della storia della musica, Wolfgang Amadeus Mozart, era solito dire che tre sono gli elementi fondamentali per un buon pianista: la testa, il cuore e le dita.
E quest’intrigo di componenti che si intersecano tra loro come in una danza onirica, lo abbiamo riscontrato nella figura di un pianista lucano.

Alessandro-Vena foto

 

Il suo nome è Alessandro Vena, maestro di musica e pianista talentoso che, a soli 38 anni, vanta un curriculum molto ricco, fatto inizialmente di raffinati studi e attualmente di una intensa attività concertistica nazionale ed internazionale, sempre con un occhio di riguardo allo studio e all’insegnamento.

Metis Magazine lo ha intervistato per voi.

 

 

Innanzitutto come nasce la sua passione per il pianoforte? Si è accostato a questo strumento spontaneamente o stimolato da altre persone?

Come in altre occasione mi è capitato di riferire, il mio incontro con la “grande musica” avvenne casualmente all’età di 6 anni. Ascoltando una esecuzione in disco dei notturni di Chopin, rimasi letteralmente “bloccato” da quella musica, sicchè ebbi la pretesa di voler ad ogni costo suonarli. Naturalmente era una follia dato che non sapevo leggere la musica. Quindi da quel momento i miei genitori decisero di farmi intraprendere un percorso di studi musicali. Ricordo lucidamente le mie prime lezioni datemi da un “Maestro” locale, sarto di professione ma grande amante delle musica; prima, infatti, gli artigiani erano tra i pochi a coltivare la passione musicale,  calzolai, barbieri, ad esempio, e a me toccò il sarto che da vero artigiano fu capace di trasmettermi  una passione e un amore impressionante.

Uno dei caratteri distintivi del talento è la precocità? 

Sicuramente nella professione artistica la precocità è un aspetto importante poichè trattasi di un percorso assai lungo e complesso. Sono, tuttavia, convinto che il tratto fondamentale per poter accedere al mondo del pianino e a quello musicale in generale, sia la passione. È, infatti, la passione l’unica medicina agli sforzi continui, alle difficoltà ed è la passione che ti permette di non mollare mai anche nei momenti difficili, e ce ne sono…

Quanto conta l’istinto e quanto un metodico studio nell’attività di un concertista?

L’istinto inteso come talento è fondamentale nel mondo del concertismo e del pianismo in generale, ma il talento senza una costante e metodica preparazione resta un processo fine a sé stesso. Certamente il talento facilita il percorso ma una dose quotidiana di studio è un passaggio imprescindibile per ogni buon pianista, anzi, più il livello cresce e maggiore è lo studio da affrontare.

Mette in pratica una sua metodica particolare nell’affrontare un nuovo brano? Da dove inizia il suo studio?

Solitamente i brani che metto in repertorio vivono con me per qualche mese fisicamente; mi seguono ovunque, spesso sono con me nei viaggi, sulla mia scrivania, sul comodino, insomma, tra me e il nuovo repertorio deve iniziare un percorso di familiarità. Questo per consentirmi di affrontarli dal punto di vista formale e analitico prima ancora che tecnico. La musica deve vivere nel musicista, le mani sono soltanto uno strumento che serve a trasmettere praticamente le idee musicali in relazione a quanto scritto in partitura.

Lei vanta un’intensa attività concertistica in tutto il mondo. C’è un’opera o un autore che ama particolarmente eseguire?

Amo Chopin più di ogni altro compositore. La sua musica, la sua scrittura raggiungono una totale perfezione strutturale ed armonica che, a mio avviso, non esiste in nessun altro compositore. Le sue opere sono perfette e  arrivano in modo diretto all’ascoltatore. Detto ciò, mi ritengo un interprete “onnivoro” in quanto sento costantemente il desiderio di suonare tanta musica di stili profondamente differenti. I miei ultimi lavori discografici, infatti, si contrappongono tra loro in quanto oltre all’integrale dei Notturni di Chopin, da pochi mesi sul mercato ed editi da Shevacollection con distribuzione Naxos, ho registrato un bellissimo cd contenente musiche del 900′ storico e autori viventi.

C’è un compositore la cui musica sente lontana dal suo modo di sentire?

Sicuramente ci sono compositori che appaiono più distanti, ma credo che la musica, così come la vita, sia anche fatta di fasi e periodi; per esempio, in questo periodo non amo suonare Beethoven, ma penso di riservarmi l’onore quando avrò raggiunto una maturità umana diversa da quella attuale.

Tra tutti i suoi concerti ce n’è uno al quale è rimasto particolarmente legato dal punto di vista emotivo?

Ogni concerto è un rito, indipendentemente da dove si suona. Ne ricordo molti, quelli di New York, Buenos Aires, Los Angeles ecc.. ma ultimamente, da un punto di vista emotivo,  è il recital di Barcellona, un concerto a scopo benefico per sostenere e aiutare i detenuti italiani in Spagna con la convinzione che anche chi ha sbagliato ha diritto ad una seconda possibilità.

Ci può descrivere la sua giornata normale? Quante ore di tempo dedica allo studio?

Ogni giorno cerco di studiare almeno 4 ore, di mattina. Poi la mia giornata si divide tra impegni didattici e professionali legati sempre alla gestione della mio lavoro. Solitamente ho una media di 10-12 ore lavorative.

Ha un sogno nel cassetto, dal punto di vista professionale, che le piacerebbe realizzare?

Sì, ma sono scaramantico,  quindi,  per ora,  resta un segreto…

Si sente di voler consigliare qualcosa in particolare a quei giovani che, oggi, intendono intraprendere studi musicali? 

Spesso lavoro con ragazzi. Ultimamente ho avuto il piacere di tenere alcune masterclass in alcune università, la Middlesex di Londra, l’Aquinas College in Michigan, e altre ancora,  e la mia frase è sempre la stessa:

non abbiate paura di cadere, ci siamo passati tutti, l’importante è rialzarsi..da soli

Può anticiparci qualcosa sui suoi futuri impegni?

Sono rientrato da pochi giorni da una tournée in Canada e Michigan dove sono stato ospite della University of Michigan di Ann Arbor e del citato Aquinas College di Grand Rapids.  Ripartirò tra pochi giorni per un concerto a San Paolo in Brasile, poi mi attenderanno Taormina, L’Aquila al Conservatorio per un festival su Ruggero Leoncavallo, ancora Basilea in Svizzera e all’inizio del nuovo anno sarò nuovamente negli Usa per alcuni recital a New York e ospite al Haverford College University di Filadelfia.

 

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