LE INTERVISTE

INTERVISTA MULTIPLA: ITALIANI ALL’ESTERO

Abbiamo raccolto le storie di tre italiani all’estero, che hanno deciso di seguire le proprie ambizioni, assetati di conoscenza, esperienza ed emozioni.

Decidere di intraprendere un percorso lavorativo all’estero è più difficile dal punto di vista emotivo, poiché ci si ritrova immersi in una cultura che differisce dalla propria di origine. Ogni paese ha un suo sistema di valori, un codice comportamentale, e anche usanze sul posto di lavoro. La parola d’ordine è adattamento. Entrare in contatto con culture differenti aiuta a diventare flessibili, a saper vivere in ambienti multiculturali, a sviluppare curiosità e sensibilità.

Non chiamateli “cervelli in fuga”, sono giovani che hanno scelto di cercare il bello del mondo, ovunque si trovi.


New York, USA

 

NOME: Marilisa Stigliano

ETÀ: 31 anni

LUOGO DEL TRASFERIMENTO: New York, USA

MOTIVO DEL TRASFERIMENTO: studio/lavoro

PERIODO DI PERMANENZA: 7 anni

Bio: Marilisa Stigliano è nata a Rotondella in provincia di Matera e ha studiato Ingegneria Civile e Strutturale all’università di Roma la Sapienza. Dopo la laurea si è trasferita a New York per un master in Gestione delle Costruzioni alla Columbia University. Da sei anni lavora presso AECOM, una multinazionale specializzata in infrastrutture dove attualmente ricopre il loro di responsabile delle operazioni del dipartimento “Buildings + Places” per la regione Nordest degli Stati Uniti. Marilisa ricopre diverse ruoli in associazioni professionali legati al settore delle costruzioni tra cui il New York Building Congress (NYBC) e l’associazione Italian Engineers and Architects in Construction (IEAC).

Cosa avresti voluto sapere prima di partire, che ancora non conoscevi del paese che ti stavi trasferendo, e che avrebbe potuto agevolare la tua permanenza all’estero?

Mi sono trasferita a New York sette anni fa per un master; sono arrivata due settimane prima dell’inizio delle lezioni con 4 valigie e 5 giorni di prenotazione in hotel. Le prime settimane sono state molto complicate, soprattutto per la ricerca della casa, però le scuole americane hanno servizi di supporto per studenti stranieri che sono molto utili e aiutano ad aprire un conto in banca, ottenere un numero di telefono, ecc.

Tra le cose che avrei voluto sapere c’è sicuramente il funzionamento dell’assicurazione sanitaria che negli Stati Uniti è complesso, ma soprattutto il funzionamento dell’immigrazione, come i tipi di visto ed i requisiti per ottenerlo. Con il senno di poi avrei anche dovuto anche praticare di più l’inglese!

Quale differenza hai riscontrato tra le modalità di lavoro in Italia e quelle all’estero? Punti di forza e debolezza?

Ho lasciato l’Italia subito dopo la laurea magistrale, quindi ho lavorato solo negli Stati Uniti, e qui si evince il primo problema: negli Stati Uniti ogni estate gli studenti fanno internship in aziende; nella mia esperienza da studentessa in Italia questo non è stato possibile, perché la sessione d’esame terminava a fine luglio e ricominciava i primi di settembre. Questo non solo ci fa arrivare impreparati nel mondo lavoro, ma anche insicuri del percorso professionale da intraprendere terminati gli studi. Per esempio una laurea in ingegneria offre tanti sbocchi lavorativi, dalla progettazione alla gestione, e le internship estive indirizzano verso il tipo di lavoro a tempo pieno da cercare una volta conseguita la laurea.

La seconda fondamentale differenza tra gli USA e l’Italia sono i contratti di lavoro “volontari”, il che significa che l’impiegato può licenziarsi senza alcun tipo di obbligo nei confronti dell’azienda, lo stesso vale per i licenziamenti dell’azienda verso i propri impiegati. Questo consente alle aziende di assumere più dipendenti a tempo pieno, con relativo salario, e quindi di offrire opportunità di lavoro a più persone.

A livello societario, quali sono i servizi che migliorano la qualità della vita, nel paese in cui hai vissuto o attualmente vivi, e che mancano in Italia?

Innanzitutto la qualità delle infrastrutture.

Ho vissuto a Roma per 6 anni ed il tempo che impiegavo per andare dal punto A al punto B condizionava il numero di cose che riuscivo a fare nell’arco di una giornata.

New York dà l’impressione che sia tutto a portata di mano e che le distanze non esistano. Ristoranti e negozi aperti 24/7, e la possibilità di ordinare qualsiasi cosa online, fanno poi parte della cultura americana “fast-paced”.

Cosa ti manca dell’Italia?

New York è probabilmente la città più frenetica al mondo; ma se mi fermo un attimo, e chiudo gli occhi, la mia mente va immediatamente al terrazzo di casa al mia al mare, in Calabria, la luna che si riflette sul mare e la brezza!

Di New York ammiro tantissimo la diversità culturale che è una ricchezza enorme. Allo stesso tempo, a volte, manca la familiarità della cultura italiana, il sapere che qualsiasi persona che incontri per strada ha studiato i Promessi Sposi e che nessuno al ristorante ordinerà una parmigiana di pollo. Quando ero in Italia prendevo in giro lo stereotipo dell’ “italiano” nei film americani, invece dopo qualche anno negli Stati Uniti mi sono resa conto che è assolutamente vero e che una volta lontani da casa siamo tutti ossessionati da cibo, sole e moda.

 


Tianjin, Cina e Londra, Regno Unito

 

NOME: Martina Zuccarella

ETÀ: 27

LUOGO DEL TRASFERIMENTO: Tianjin, Cina e Londra, Regno Unito

MOTIVO DEL TRASFERIMENTO: studio/lavoro

PERIODO DI PERMANENZA: 1 anno e 3 mesi in Cina, 4 anni a Londra

 

Cosa avresti voluto sapere prima di partire, che ancora non conoscevi del paese che ti stavi trasferendo, e che avrebbe potuto agevolare la tua permanenza all’estero?

Ci sono così tante cose che avrei voluto sapere prima di partire che non saprei davvero da dove iniziare. Per quanto riguarda l’esperienza in Cina, sarebbe stato utile sapere quanto difficile sarebbe stato adattarmi ai loro usi e costumi. È risaputo che la Cina sia un mondo davvero lontano dal nostro e avrei dovuto aspettarmi numerose differenze culturali, ma nessuno mi ha mai detto quanto, in realtà, sarebbe stato difficile farle mie. Aver avuto il sostegno, e il punto di vista, di qualcuno che avesse già vissuto quello che ho vissuto io mi avrebbe, forse, preparata meglio ad affrontare questa esperienza.

Per quanto riguarda Londra, di sicuro sarebbe stato utile sapere quanto competitivo il mondo dell’istruzione e del lavoro possa essere! Londra è una realtà incredibile che ha opportunità per chiunque e in qualsiasi settore, ma la competizione è tanta perché piena di talenti e bisogna avere una chiara idea di cosa si vuole fare e quale obiettivo raggiungere. Credo che col senno di poi però, saremmo tutti più bravi a prendere delle decisioni e ad evitare di commettere errori. Quindi credo che l’incertezza di sapere cosa trovare, cosa si vuole diventare “da grandi”, le difficoltà e gli ostacoli, siano la parte più formativa del proprio percorso personale ed è bello per me poter guardare indietro e pensare che tutto ciò che ho realizzato l’ho ottenuto solo grazie ai miei sforzi. Suggerirei a chiunque di non avere mai paura di buttarsi in qualcosa di nuovo e mettersi alla prova, perché il futuro può riservarci cose che neanche possiamo immaginare!

Quale differenza hai riscontrato tra le modalità di lavoro in Italia e quelle all’estero? Punti di forza e debolezza?

Ho volutamente deciso di non intraprendere nessuna carriera lavorativa in Italia e formarmi professionalmente all’estero, quindi mi viene difficile fare dei paragoni. Quello che posso dire con certezza però, nello specifico riguardo a Londra e al Regno Unito in generale, è che è davvero un mondo per le pari opportunità dove non importa il tuo genere, la tua religione o il colore della tua pelle. Ci sarà sempre posto per tutti!

La prima sostanziale differenza la si vede infatti nel modello del CV nel Regno Unito dove viene esplicitamente richiesto di non inserire alcuna foto, dato personale (età/nazionalità), ma deve invece contenere semplicemente informazioni riguardanti la propria esperienza professionale, e relativi titoli di studio, dimostrando quanto l’aspetto principale sia solo ed esclusivamente ciò che siamo capaci di fare e non importa da dove veniamo o chi ci ha raccomandati! Inoltre, se si dimostra il proprio valore ci si può facilmente aspettare una promozione e un aumento di stipendio una volta l’anno e si possono raggiungere alte posizioni manageriali nell’arco di 5-7 anni.

Un altro aspetto positivo, che sento di dover sottolineare, è quello remunerativo. È vero, ogni paese ha i suoi pro e i suoi contro e anche il Regno Unito ha i suoi difetti in tal senso, ma posso dire che qui il lavoratore viene sempre valorizzato e sostenuto, anche da un punto di visto economico, e mai sfruttato o sottopagato. Non importa quale sia l’area di specializzazione, o il ruolo lavorativo ricoperto, il salario è più che adeguato permettendo a chiunque di vivere una vita dignitosa. Per quanto riguardo la debolezza del sistema inglese credo che, il punto principale da menzionare, sia la competizione e la concorrenza con altri candidati. A volte questo può comportare grosse difficoltà nell’inserimento nel mondo del lavoro, specialmente per il primo impiego, o se si vuole intraprendere una strada in un nuovo settore. Ci può volere del tempo, a volte anche tanto, ma basandomi sulla mia esperienza, ho imparato che la giusta opportunità arriva e, dopo il primo accesso al mondo del lavoro, migliorare la propria posizione e il proprio ruolo, titolo e salario in pochi anni è possibile!

A livello societario, quali sono i servizi che migliorano la qualità della vita, nel paese in cui hai vissuto o attualmente vivi, e che mancano in Italia?

Anche in questo caso bisogna fare un discorso molto diverso rispetto alle due realtà in cui ho vissuto. Per quanto riguarda la Cina, diversamente da come si possa immaginare, c’è tanto da imparare, pur essendo un mondo da noi così lontano. In primo luogo, penso che l’Italia potrebbe prendere spunto e imparare dalla visione societaria cinese in cui lo sforzo del singolo è fondamentale per il bene collettivo. In Italia invece, il cittadino pensa principalmente a coltivare i propri interessi senza curarsi delle eventuali implicazioni che ciò possa andare a svantaggio di altre persone. La società, secondo il mio pensiero, è di tutti e di nessuno e finché l’Italia non imparerà a vedere il suo Paese come il Paese di ognuno di noi e, soprattutto, delle generazioni future, farà fatica a crescere e migliorarsi, restando sempre un passo indietro.

Per quanto riguarda il Regno Unito, invece, la profonda differenza che noto è l’integrità e il multiculturalismo. Nonostante sia un Paese ricco di nazionalità e culture diverse, riesce sempre a trovare il modo di restare integro e unito portando avanti con dignità la propria cultura e le proprie tradizioni, mescolando gli interessi di ogni singolo individuo. Probabilmente negli ultimi anni, a seguito della discussa Brexit, non sono stati un buon esempio di inclusione, ma credo fermamente nell’integrità di questo Paese e di questo popolo e sono fiduciosa che si uscirà da questa situazione uniti e con una soluzione che non mini gli interessi del Paese e dei propri cittadini.

In Italia, invece, sembra sempre una gara a chi vuole dimostrare di essere più forte e migliore dell’altro, disprezzandosi a vicenda e andando alla ricerca di alleanze improbabili pur di rimanere al potere, senza sapere quando è il momento di farsi da parte, avendo a cuore il bene comune di un’Italia che non è più solo degli Italiani ma di chiunque la senta casa.

Cosa ti manca dell’Italia?

Penso che questa sia la domanda più difficile tra tutte! L’Italia per me è, e resterà sempre, un bellissimo ricordo. Un mondo genuino che mi ha permesso di crescere circondata dal calore delle persone a me più care, che mi hanno insegnato il valore della famiglia, dell’amicizia e della vita, è un posto dove potermi sempre rifugiare! Conservo però questo bellissimo ricordo dentro di me e voglio tenerlo lontano da quello che le esperienze della vita mi hanno portato a pensare del mio Paese: un posto dove, se si hanno delle ambizioni e delle aspirazioni, è davvero difficile rimanere! Devo dire di non essermi mai sentita costretta ad andarmene, la mia è sempre stata una scelta ponderata e desiderata e non mi pento affatto di essere arrivata dove sono e di sentire Londra come la mia seconda casa! Quindi, a questa domanda, risponderei che mi manca quel ricordo lontano di un Paese ricco di emozioni e di persone di buon cuore e cerco di tenerlo custodito dentro di me, lontano dalla realtà attuale delle cose.


Edimburgo, Scozia

 

NOME: Rosa Ruggiero

ETÀ: 35

LUOGO DEL TRASFERIMENTO: Edimburgo, Scozia

MOTIVO DEL TRASFERIMENTO: lavoro

PERIODO DI PERMANENZA: 3 anni

 

Cosa avresti voluto sapere prima di partire, che ancora non conoscevi del paese che ti stavi trasferendo, e che avrebbe potuto agevolare la tua permanenza all’estero?

In realtà non sapevo quasi nella, ma sentivo che era il posto giusto. Quando decisi di trasferirmi, non era un trasferimento vero e proprio, era più voglia di esplorare. Sono stata aiutata in questo caso avendo già due cari amici che vivevano a Edimburgo da qualche anno, quindi quando arrivai, 3 anni fa, ero abbastanza rilassata e non ho vissuto con ansia gli aspetti pratici del cercare casa, lavoro, ecc..

Ecco dopo tre anni  sono ancora qui!

Quale differenza hai riscontrato tra le modalità di lavoro in Italia e quelle all’estero? Punti di forza e debolezza?

Una fluidità diversa e una  legalità diversa. Io ho trovato molto semplice entrare nel mondo del lavoro: bisogna avere il National Insurance Number come in tutto il Regno Unito, che viene rilasciato dopo un colloquio. Successivamente sarà necessario aprire  un conto in banca, reale o virtuale, e si può iniziare a lavorare. L’accesso nel mondo del lavoro procede solo per via legale, nel 95% dei casi nessuno assume se non si è in possesso del Nin. Chi, invece, ha solo un ingaggio part time è esente dal pagare le tasse fino ad un tetto di 11000 pounds.

Punti di forza sono la legalità e il continuo movimento dei lavoratori, difficilmente si resta nella stessa azienda per lunghi periodi, inoltre la possibilità di avanzamento di carriera è più veloce rispetto ad altri paesi.

Punti di debolezza: un certo campanilismo durante il processo di recruitment e la lunghezza infinita del processo stesso. Molte volte per poter fare un application ci vogliono giorni.

In italia, ahimè, ho quasi sempre lavorato in nero o con contratti quasi inesistenti.

A livello societario, quali sono i servizi che migliorano la qualità della vita, nel paese in cui hai vissuto o attualmente vivi, e che mancano in Italia?

In generale una organizzazione che funziona in ogni suo aspetto. Dai trasporti, ai servizi del terzo settore.

Cosa ti manca dell’Italia?

Il sole…e gli affetti più cari!

 


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