ATTUALITÀ

QUANDO IL MADE IN ITALY È GREEN. LE NOSTRANE INVENZIONI IN NOME DELL’ECOSOSTENIBILITA’

Da qualche anno l’Italia è anche una delle principali Nazioni ad aver sviluppato una sensibilità sorprendente nei confronti della tutela della Natura, attraverso rivoluzionarie invenzioni ecosostenibili.

Si stanno così intensificando le registrazioni di brevetti green made in Italy su innovazioni a basso impatto ambientale, tanto che il nostro Paese può fregiarsi di aver appuntato sul tacco la medaglia di bronzo degli investimenti a favore dell’energia pulita, dopo Cina e Germania.

Secondo i dati pubblicati dall’European Patent Office (EPO), negli ultimi quattro anni le nostre imprese, enti e singoli investitori hanno rivolto particolare attenzione più che sulla digital economy e communication, sulle innovazioni del medicale e degli imballaggi in nome di una riconversione dei materiali per la salvaguardia futura della nostra inquinatissima realtà.

È entusiasmante notare che queste invenzioni stanno fiorendo senza distinzioni regionali, raggiungendo dei risultati addirittura così impressionanti da divenire il principale riferimento nello sviluppo tecnologico per le altre nazioni europee.

Ad essere studiata dalla cooperativa irlandese Drinagh è, ad esempio, la società friuliana Greenway che è riuscita a sfasciare la crisi del settore agricolo convertendo la propria attività tradizionale nella realizzazione di un impianto alimentato da una filiera autoctona costruita da una quindicina di imprese agricole che producono, su 300 ettari di terreno, biomassa.

Marco Tam, il presidente della Greenway Agricola, ha più volte spiegato l’importanza di riconvertire l’economia del territori attraverso il biogas, il biometano e il digestato (materiale organico che si utilizza per concimare i terreni ‘produttori’ e ne migliora la qualità), e di come queste produzioni siano di certo in grado di aprire nuove possibilità in termini di occupazionali, oltre che fondamentali  per l’impatto ambientale.

Un dato incontrovertibile: dal 2012 la Greenway di Bertiolo ha prodotto circa 25mila Mwh, risparmiato 4,5mila tonnellate equivalenti di petrolio, realizzato un fatturato complessivo di circa 6 milioni di euro, la metà dei quali di ricaduta sul Pil locale…mica male,vero?

Ad inventare invece un sofisticatissimo software in grado di calcolare il carico di 10 µm di origine sahariana è l‘Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio Nazionale delle ricerche nell’ambito di ‘Diapason‘, progetto coordinato dall’Isac-Cnr e finanziato dal programma europeo Life+ 2010.

Cos’è il 10µm?

Un insieme di polveri inquinanti che, avendo un diametro inferiore a 10 µm, possono essere facilmente inalate causando l’aumento di mortalità ed altissimi rischi per la salute come problemi respiratori e cerebrovascolari.

L’Europa è regolarmente raggiunta da aria proveniente dal Sahara che porta con sé proprio queste polvere inquinante, le frazioni più fini delle sabbie desertiche, ed è proprio l’Italia a trovarsi al centro di queste correnti, con ondate di calore e le note ricadute di piogge rosse che spesso concorrono al superamento dei limiti di legge sanzionati dall’Europa per il 10µm.

Nell’ambito del fotovoltaico invece possiamo far riferimento al progetto della Glass of Power, in seno all’Università degli Studi di Milano Bicocca.

I loro pannelli solari sono trasparenti ed integrati perfettamente alle finestre degli edifici basandosi sulla tecnologia dei Concentratori Solari Luminescenti (LSC) ovvero su lastre di plastica in cui sono incorporati speciali nanocristalli che catturano la luce solare riconvertendola in raggi infrarossi ed a sua volta delle celle fotovoltaiche li converte poi in corrente elettrica.                                                                                                                            Sotto il segno del riutilizzo dell’energia solare si concentra anche l’azienda di Massa Martana, Angelantoni. A differenza del fotovoltaico, il modo di sfruttare l’energia solare di questa azienda prevede lunghe file di specchi a parabola che concentrano il calore su tubi al cui interno scorre olio che portato a temperature di circa 400 gradi trasforma l’acqua in vapore per alimentare delle comuni turbine. Arrivati a 550 gradi, invece che l’olio è possibile usare dei sali fusi, non solamente in grado di conservare il calore più a lungo anche dopo diverse ore dal tramonto, ma ancora più sostenibili per l’ambiente.
E a proposito sempre di generare elettricità oltre che dal sole si potrebbe fare dalle piante?

La risposta per la biologa Barbara Mazzolai (eletta fra le “25 donne geniali della robotica” nel 2015) e Fabian Meder del Centro di Micro-Bio Robotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Pontedera è certo che sì!

I nostri due scienziati hanno dato vita ad un arbusto ibrido dotato di foglie naturali e di soluzioni metalliche atte a generare energia rinnovabile sfruttando la risposta della pianta alle stimolazioni prodotte dalla forza meccanica del vento e rendendo possibile, perciò, grazie a questo meccanismo, l’alimentazione di circa 100 lampadine LED . Insomma una foglia trasporterà l’energia ottenuta da questa elettrificazione a contatto, al suo stelo che è provvisto di una presa elettrica.

Dall’energia delle piante a quella del mare con l’invenzione di particolari turbine ad asse verticale per mano della siciliana Ponte di Archimede sulla base delle ricerche effettuate dal Dipartimento di Progettazione Aeronautica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Il nobilissimo intento è quello di portare l’elettricità ai villaggi degli arcipelaghi di Indonesia e Filippine sfruttando l’energia delle correnti.                                 E a proposito di ponti, proprio quest’anno a vincere il bando pubblico per la realizzazione di un tunnel galleggiante con un sistema di collegamento sottomarino in Norvegia è stata la trentanovenne italiana Arianna Minoretti. Il nostro ingegnere ha progettato  una struttura tubolare di cemento, situata al di sotto dei 30 metri dal livello dell’acqua e non poggiata sul fondale, un beneficio non solamente per circa 5,3 milioni di cittadini che fino ad oggi hanno avuto difficoltà a viggiare lungo il Paese a causa dei numerosi fiordi che frastagliano la costa ma anche per l’ambiente visto che saranno ridotti inquinamento acustico ed impatto visivo in nome della tutela della fauna locale.

Sempre per la riconversione di territori aridi o desertici è il progetto Radgyro, sistema in grado di monitorare la salute della vegetazione, possibilità di irrigazione o fertilizzazione di un’area attraverso una approfonditissima mappatura sia fisico-chimica-mineralogica che geotecnica.

E per le invenzioni ecosostenibili più quotidiane?

Ecco Airlite, la vernice ecologica dalle proprietà del bolognese Massimo Bernardoni,  una pittura applicabile sia sugli interni che gli esterni e che riesce a debellare muffe, batteri e cattivi odori attraverso un procedimento simile alla fotosintesi (cioè “mangiando le emissioni di CO2) oppure il frigorifero che funziona senza elettricità, Freijis, ideato dalla livornese Caterina Falleni ispirandosi ad alcuni sistemi millenari delle tribù africane per conservare fresco il cibo ovvero utilizzando un’intercapedine di acqua fredda fra dell’alluminio e della terracotta.

E per i nostri vestiti non solo ecosostenibili ma in grado in futuro di diminuire l’incidenza di tumori per smog nelle grandi città non possiamo invece che rifarci alla start up pavesina The Breath con un’invenzione che, grazie a delle nano particelle, riesce a le molecole nocive.

Queste elencate sono solo alcune delle innumerevoli invenzioni ecosostenibili made in Italy, la lista è ancora più abbondante, una cornucopia di ottime intuizioni, finanziamenti per lo più in corso e, soprattutto, dell’attenzione tutta italiana verso la buona salute del nostro Pianeta.

Immagine di copertina

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