CULTURA

FAKE NEWS: LA BOXE È UNO SPORT PER UOMINI

La storia della Boxe femminile inizia in epoca vittoriana come uno spettacolo di intrattenimento anziché come sport vero e proprio. Le donne degli anni Dieci più che essere considerate come professioniste sportive, vengono proiettate come protagoniste di un siparietto di vaudeville. Non c’è un’arte agonistica da ammirare: c’è da guardare divertiti. Boxe_Femminile_Epoca_Vittoriana

Nonostante sia sempre stato uno sport attivo, le donne dovevano ancora indossare lunghe gonne vittoriane e camicie con il colletto insieme ai guantoni da boxe.

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Motivo per cui nelle testimonianze storiche dell’epoca, come nei corti realizzati da Thomas Edison, le boxeuses protagoniste indossavano vestiti e abiti solitamente destinati alle uscite pomeridiane e non all’attività sportiva.

La documentazione risulta, però, essere incompleta: in Inghilterra ci sono testimonianze di combattimenti cruenti che datano del 1720. Sul finire dell’era vittoriana la partecipazione femminile agli sport cresce e molte atlete scelgono discipline non convenzionali.

La boxe femminile cambiò radicalmente nel corso di 40/50 anni, dalla fine dell’800 all’inizio del ‘900.

Privilegiare una certa immagine di donna, sulla base di talune caratteristiche corporee in funzione di certe attività e non di altre, è significato stereotiparle ad un ruolo subalterno.

Così come aderire ad un’opinione che considera l’attività sportiva della donna come un’attività estranea alla natura femminile, ha fatto sì che alcuni pregiudizi si interiorizzassero al punto di scambiarli come dati di fatto. Ribadendo, quindi, l’immodificabilità storica di quella condizione subalterna, in cui la donna è confinata al ruolo di angelo del focolare.

Pertanto la donna che si avvicina ad ambienti sportivi “mascolini”, trasgredendo le regole della sua identità è sempre sospettata di una qualche anomalia, configurandola come una donna insoluta. Non riuscendo a scardinare lo stereotipo della figura femminile come fragile e di quella maschile come sinonimo di forza.

Così facendo, l’esperienza sportiva nella donna viene ad essere ridotta e talvolta persino banalizzata a una mera azione auto-terapeutica, necessaria per dar voce e compensare una qualche forma di disagio.

Convinzione errata è quella di pensare che un mutamento della condizione femminile possa avvenire al di fuori di un cambiamento culturale più complesso e prescindendo dai valori che connotano la nostra società.

Lo sport è una delle possibilità esistenti per il superamento degli stereotipi tradizionali e, nella fattispecie, la boxe consente alla donna una ridefinizione della sua identità: mentre la espone a giudizi negativi, le offre un’occasione di cambiamento.

Questa occasione di cambiamento, ancora oggi, risulta circoscritta a un numero ristretto di donne, soprattutto se si tiene conto che, nel suo insieme, è uno sport poco diffuso anche tra quelle donne che potrebbero praticarlo senza essere stigmatizzate.

Se  allo stato attuale risulta ancora difficile superare alcune inibizioni interiorizzate, giungendo ad una parità di diritti, anche in ambito sportivo, l’acquisizione di una piena autonomia psicofisica diviene una condizione fondamentale per il superamento di una serie di convenzioni sociali da cui hanno origine i confini entro cui deve agire il ruolo del femminile e della femminilità.

Ed è solo tramite l’acquisizione della consapevolezza che l’identità femminile non appartiene ad una condizione prestabilita, che alcune rappresentazioni possono essere abbandonate per lasciare spazio ai principi cardine dello sport, come il rispetto, la lealtà, la competizione, il superamento dei propri limiti.

Ci vorranno più di cento anni affinché le atlete del pugilato siano ammesse alle Olimpiadi, infatti solo da Londra 2012 la boxe femminile è entrata a far parte delle discipline olimpioniche, mentre quella maschile lo è dal 1904.

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