CULTURA

ANOTHER BRICK IN THE WALL: QUEI FOLLI TENTATIVI DI FUGA OLTRE IL MURO DI BERLINO

Il 9 Novembre 1989 si celebra la “Caduta del Muro di Berlino”, la rottura della monumentale barriera divisoria che per anni aveva separato l’Occidente dall’Oriente.

Per capire come mai venne costruito il Muro, bisogna procedere a ritroso fino alle Conferenze di Yalta e Potsdam (1945) quando la Germania sconfitta era stata divisa in quattro zone di occupazione, divise tra Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna ed Unione Sovietica.

La città di Berlino si trovava a sua volta nel pieno della zona sovietica ed è per questo motivo che era stata divisa in due zone di influenza ancora: le zone della Germania sotto l’influenza di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti si riunirono nella Repubblica federale tedesca, mentre ad est venne costituita la Repubblica democratica tedesca (DDR).

Migliaia di persone, attratte dalle prospettive di una vita più libera in Germania Ovest, tentarono di oltrepassare il Muro, di fatto simbolo della Guerra Fredda, nei modi più disparati, in alcuni casi persino morendo nel tentativo.

Solamente 600 di loro riuscirono a scappare dalla Germania Est ma quando le fortificazioni erano ancora blande, prima del filo spinato, torri di controllo e soldati armati fino ai denti.

E anche se per Honecker  “il Muro esisterà ancora fra cinquanta,cento anni, fino a quando le ragioni della sua esistenza non saranno venute meno”, oggi noi di MetisMagazine vogliamo onorare chi aveva provato a superare questa divisione di cemento con coraggio, astuzia e di certo una dose di follia solamente in nome della propria, splendente Libertà.

Le Dieci migliori fughe oltre il Muro di Berlino:

Sulla Fune,1963.

Il Philippe Petit tedesco si chiamava Horst Klein, funambolo che riuscì a trasformare un cavo di alta tensione inutilizzato che si estendeva lungo il muro in un percorso di fuga.  Si fece strada aggrappandosi con le mani al cavo, a circa 20 metri sulla testa dei militari di guardia poi, sfatto,si incamminò in equilibrio sul filo fino a che non cadde per la stanchezza.  Si ruppe un braccio, sì, ma almeno era arrivato al di là del Muro.

In Treno, 1961.

Il giovanissimo macchinista Harry Deterling diede alla sua fuga persino un titolo: “L’ultimo treno alla libertà”. Invece di far fermare a notte fonda il suo treno all’ultima fermata (ad un kilometro da Berlino Ovest) imboccò a tutta velocità un binario abbandonato che passava attraverso il Muro tanto che le guardie, prese alla sprovvista, non fecero in tempo a sparare. Il treno si fermò nel quartiere occidentale di Spandau permettendo a Darling, alla sua famiglia e altre 16 persone di rimanere a Berlino Ovest. (altri 7 passeggeri invece scelsero di tornare indietro, per non separarsi dai propri cari)

In Funivia,1983.

Michael Becker e Holger Bethke si arrampicarono sul tetto di un edificio a cinque piani sul lato orientale del Muro e spararono una freccia alla quale era legato un filo d’acciaio verso un edificio di Berlino Ovest dove il fratello di Holger era pronto a raccogliere e a fissare il cavo, una sorta di rudimentale funivia. Come se si trovassero nell’ultima puntata de “I Soprano”, l’attentato contro la tirannia politica riuscì solamente al terzo tentativo ma comunque riuscì.

Su un finto aereo sovietico, 1989.

Ma come fare per liberare Egbert, il loro terzo fratello? I due allora presero lezioni di volo, dipinsero un paio di ultraleggeri con la stella rossa sovietica, indossarono uniformi militari russe e si librarono in volo oltre il muro per atterrare nella DDR dove caricarono Egbert, che li stava aspettando (e da oltre un decennio) “Non pensavo che avrei mai rivisto i miei fratelli, ma alla fine sono calati dal cielo come degli angeli,e mi hanno portato in paradiso”. Wim Wenders, hai sentito?

Correndo.

Si calcola che oltre 1300 soldati fuggirono solo nei primi due anni di esistenza del muro, sì perché all’epoca molti giovani avevano pensato di arruolarsi come guardie di frontiera tedesche dell’Est col solo obiettivo di dissertare correndo. La fuga più famosa fu quella immortalata da un fotografo che nel 1961 riuscì ad immortalare il soldato Schummann mentre a tutta birra oltre il blocco. Chiamiamola anche “La fotografia di Una vita”.

In Mongolfiera, 1979.

Hans Strelczyk Gunther Wetzel usarono le loro capacità manuali di meccanico e muratore per costruire un rudimentale pallone aerostatico, con l’aiuto di alcuni manuali presi in biblioteca. Alle mogli il compito di cucire il pallone con scarti di tela e lenzuola. Al terzo tentativo, assieme ai quattro figli, le due coppie volarono per 2,5 km, finché il pallone non si sgonfiò costringendoli all’atterraggio. Furono fermati da una guardia che li informò che sì ce l’avevano fatta: avevano raggiunto l’Ovest, avrebbero potuto adesso così brindare con della Coca Cola.

Rubando un Tank, 1963.

Il soldato orientale Wolfgang Engels (che era stato anche uno di quelli che aveva dato una mano a erigere il Muro) sottrasse un tank della Germania dell’Est puntando a schiantarsi contro la barriera di cemento e urlando a squarciagola: “Me ne vado via da qui, in Occidente, c’è qualcuno che vuole accompagnarmi?”. Ma il mezzo non riuscì a sfondare la barriera, Engels tentò di arrampicarsi sulla parete, finì impigliato nel filo spinato e dei proiettili delle guardie di confine della Germania dell’Est lo colpirono. Fortuna volle che dei tedeschi della divisione Ovest stessero bevendo in un bar lì vicino e lo aiutarono a divincolarsi dal filo spinato. Engels svenne. Capì di avercela fatta “Quando voltai il capo e vidi sugli scaffali tutte quelle etichette di alcolici occidentali”. Dalla vodka al whiskey fu un attimo.

Materassino, 1975.

Remare sulle sponde del fiume Elba,a nord di Berlino,come in un storia di Mark Twain, come Ingo Bethke ed un suo amico su di un materassino gonfiabile, silenziosamente. Con in più una recinzione di metallo ed un campo minato da bypassare,certo.

Sott’acqua,ma a direzione inversa.

Hohlbein voleva ritornare a Berlino Ovest invece. Così tutto tuta da immersione e un boccaglio da snorkeling attraversò sott’acqua il fiume Sprea per circa un’ora e mezza. Un ritorno sportivo fra gli Ossis.

Sottoterra.

In tanti cercarono di scappare attraverso i tunnel che correvano sottoterra tra le due Berlino, per lo più invano.
Da: “Il Gruppo Girman”. Tre studenti della Freie Universität che dopo un accuratissimo studio del terreno riuscirono prima a salvare numerosi tedeschi con “La galleria del cimitero di Pankow”, poi attraverso un impianto fognario in una zona industriale dell’est che arrivava fino a Kreuzberg (ne liberarono 134 fino a quando le guardie chiusero anche quel passaggio con un tombino d’acciaio) e per ultimo i tre, più acciaio dell’acciaio, liberarono da un capannone vicino la stazione di Schönholz anche altri 23 berlinesi inscenando finti funerali dove la fossa della tomba altro che non era che un passaggio segreto lungo 23 metri verso l’altra parte. O nel 1964, ad esempio, quando 30 studenti di Berlino Ovest (tra i quali il futuro astronauta Reinhard Furrerm), scavarono un grande tunnel lungo 145 metri e alto un metro e mezzo che partiva dal seminterrato di un panificio e sbucava nel giardino di una casa. Fu chiamato Tunnel 57,in onore di quei 57 che, a scappare, ce la fecero davvero.

 

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