CULTURA

FROZEN II – IL SEGRETO DI ARENDELLE: LA RECENSIONE IN ANTEPRIMA

Sono passati sei anni dal nostro primo incontro con Anna e Elsa. In questi sei anni Frozen si è guadagnato tanta gloria quanto disprezzo, ha vinto cascate di premi, ha guadagnato milioni di dollari ed è diventato il film d’animazione con il maggiore incasso nella storia del cinema; ha generato un fandom tra i più consolidati di sempre, ha invaso i negozi di giocattoli e si è posizionato istantaneamente nell’olimpo delle più belle storie Disney insieme a pezzi da novanta come La Sirenetta, Aladdin e Il Re Leone.

Sei anni che, a ben vedere, sono anche troppi per le regole dell’entertainment, ma vogliamo bonariamente immaginare che gli autori si siano presi il tempo necessario per capire come gestire l’inaspettato successo planetario che ha travolto i loro personaggi. Sei anni che per Anna, Elsa, Kristoff e Olaf, sono appena la metà in Frozen II – Il segreto di Arendelle, dove ne sono trascorsi solo tre dagli eventi del primo film.

Frozen II: una storia fatta di affetti e legami

Che sia passato un po’ di tempo ce ne accorgiamo subito: i volti delle protagoniste sono leggermente induriti, hanno un’aria più adulta e matura, persino i colori dei loro vestiti sono meno luminosi, e fin dalle prime note si mette in chiaro che sì, qualcosa è cambiato e continuerà a cambiare. Nonostante tutto i legami resteranno una costante immutabile. Così come sarà sempre una costante la minaccia di turno ad Arendelle. Come sottolinea il vecchio saggio dei troll: con Anna e Elsa «non ci si annoia mai». E infatti neanche il tempo di ascoltare una vecchia leggenda, raccontata dal padre delle due principesse, che Elsa inizia a sentire una voce, un richiamo ancestrale che sembra possa collegarsi con le origini del suo potere. Dopo un iniziale tormento tipico della regina di ghiaccio, Elsa mette a conoscenza Anna di questo suo presagio, finalmente conscia dell’insegnamento avuto nel film precedente che ammoniva i suoi comportamenti schivi e distanti. Le due sorelle, insieme agli immancabili compagni di viaggio Olaf e Kristoff partiranno alla volta della foresta misteriosa, un luogo proibito avvolto da una folta nebbia da dove sembra provenire una voce sconosciuta.

Da qui in avanti, il gruppo vivrà innumerevoli disavventure, intervallate da numerosi brani musicali e da qualche colpo di scena più o meno prevedibile. L’anima fiabesca, incantata e musicale che tanto è stata apprezzata nel primo film di Frozen, ritorna ancora più carica sia graficamente sia emotivamente in questo secondo capitolo che non mancherà assolutamente di far felici i fan più accaniti del brand targato Disney. Gli autori hanno sapientemente dosato soluzioni molto originali con altre più prevedibili, confezionando un prodotto praticamente perfetto per il tipo di intrattenimento che Frozen si propone di essere. Con uno sguardo al passato e una ricerca delle proprie radici, Anna e Elsa possono finalmente evolversi (così come si sono “evoluti” gli spettatori durante questi anni di assenza), verso la definizione del loro posto nel mondo e delle loro responsabilità, senza mai dimenticare il profondo legame fraterno che le terrà legate per sempre. Un insegnamento meraviglioso che lascia un’impronta profonda nel cuore degli spettatori più piccoli.

Conclusioni

In definitiva Frozen II – Il segreto di Arendelle è esattamente quello che ci si può aspettare: il seguito del film d’animazione Disney più importante dell’ultimo decennio che non tradisce il suo predecessore ma anzi lo amplifica, lo arricchisce e dona una naturale evoluzione ai suoi protagonisti. Sì, ammettiamo anche che non brilla per originalità, e ammettiamo che il tema portante (la crescita come valore mutevole e l’amore come valore costante) è un po’ più debole della poetiche delle “porte chiuse” del primo Frozen. Ma vi assicuriamo che durante i titoli di coda non vi interesserà nulla di tutto questo, talmente sarà l’emozione di aver vissuto un viaggio magico e musicale come la buona tradizione Disney sa regalare. Canzoni meravigliose (tranne una disarmante eccezione) che non temono di rivaleggiare con le iconiche Let It Go e Do You Want to Build a Snowman. Promosso a pieni voti e assolutamente consigliato a chi ha amato il primo capitolo e per chi vuole viaggiare ancora una volta con la fantasia e con il cuore pieno di speranza. 

 

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