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QUANDO L’AMERICA PERSE LA SUA INNOCENZA: LE LUNGHE OMBRE SULL’ ASSASSINIO DI JOHN FITZGERALD KENNEDY

Dallas, 22 novembre 1963.

Sono le 11.40 quando l’amatissimo Presidente democratico degli Stati Uniti d’America, John Fitzgerald Kennedy, arriva accompagnato da sua moglie Jacqueline, puntualissimo, all’ aeroporto di Love Field.

È l’inizio di una visita ufficiale programmata cinque mesi prima dal capo della Casa Bianca per ringraziare i suoi elettori texani del sostegno ricevuto attraverso un caloroso saluto per le vie di Dallas fino al Trade Mart, con un giro di 45 minuti sulla scintillante limousine presidenziale.

Ma alle 12.30, all’altezza della Texas School Book Depository, lo schioppo di uno sparo risuona fra le bandierine sventolanti e gli applausi: Kennedy viene ferito mortalmente da un proiettile che gli penetra la gola dalla cervicale.

Il presidente si accascia sulle ginocchia di Jacqueline e all’una di notte, mentre tutti gli americani sono in disperata attesa di fronte al televisore pregando per il proprio Presidente, muore al Parkland Hospital, dopo aver ricevuto i sacramenti.

Ma chi ha assassinato John Fitzgerald Kennedy?

Secondo la commissione Warren istituita per indagare sull’omicidio, i tre colpi che lo uccidono vengono sparati dalla finestra del sesto piano posta all’angolo di un edificio che ospita un deposito di libri scolastici.

Ad essere formalmente accusato è il militare Lee Harvey Oswald presente, secondo il rapporto, nell’edificio al momento dello sparo del Magic Bullet, il proiettile fatale.

Ma la misteriosa di quest’ultimo (per altro già in precaria salute mentale) dopo l’arresto e gli esami balistici sulle traiettorie degli spari, che in seguito dimostreranno la presenza di almeno altre due armi da fuoco sul posto, iniziano immediatamente ad allungare  numerosissime ombre le effettive dinamiche ed i veri mandanti della morte del Presidente.

Rifacendosi ai video realizzati quel giorno dal cineamatore Abraham Zapruder, ad esempio, non si è mai saputo chi fossero i cosiddetti “Umbrella Men” ossia due uomini che si trovavano vicino a Kennedy prima del colpo fatale e che reggevano per le mani un ombrello aperto nonostante la caldissima giornata, oppure quella strana signora con occhiali scuri e foulard, in seguito soprannominata “Lady Babushka”, che dopo l’attentato si allontanava fra il panico e le grida calma e rilassata.

E ancora: almeno 80 persone coinvolte nel caso negli anni successivi muoiono, in circostanze inquietanti.

Cosa o chi si vuol nascondere, allora, ancora sull’assassinio di John Fitzgerald Kennedy?

 

 

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