CULTURA

CONTRO L’OMOLOGAZIONE. LA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI

La bellezza è un diritto di tutti, ce lo dice l’art. 27 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che testualmente recita:

Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore“.

In quest’epoca abbrutita dalle difficoltà oggettive di una società che si alimenta dell’indifferenza dell’uomo verso l’uomo; in un momento storico che soffre dell’incapacità di agire con sentimento per via di un’umanità infeltrita, pare si sia dimenticato il vero senso della bellezza.

Eppure la bellezza altro non è che una delle più meravigliose forme nelle quali può declinarsi il più ampio concetto di libertà.

La bellezza è creatività e la malattia di cui, al giorno d’oggi, soffriamo (perché è di questo che si tratta, di una vera e propria malattia! ) è quella per cui non comprendiamo, o forse abbiamo semplicemente dimenticato, che la bellezza, la cultura, la creatività, la stessa libertà e tutto quant’altro ci rende peculiari, diversi l’uno dall’altro, e per questo assolutamente unici, sono beni immateriali il cui valore già di per sé inestimabile aumenta, cresce, si moltiplica, solo se tali beni vengono fruiti e condivisi.

In tale ottica la mescolanza dei popoli e delle diverse culture non può che considerarsi, a differenza di quanto pensiamo, un valore aggiunto della nostra esistenza perché stimola la creatività e la ricerca di quella bellezza che tende alla verità e che può portare all’affermazione di principi e diritti universali che da un riconoscimento globalizzato traggano solo il lato positivo ed impartiscano il prezioso insegnamento per cui a questo mondo nessuno vale più di nessuno.

Passiamo sulla terra e trascorriamo la nostra vita nell’affannosa ricerca di qualcosa che ci renda felici, senza accorgerci che la felicità, status a cui abbiamo tutti diritto ed al quale tutti dovremmo poter tendere, non arriva dai possedimenti, né dalle cariche ricevute, né ancora dalla prevaricazione su chi è in posizione di oggettivo svantaggio, ma si fonda sulla capacità di apprezzare il valore delle piccole cose, quelle quotidiane, quelle che rimangono nell’eredità umana che lasciamo a chi verrà dopo di noi e che ci ricorderà per ciò che eravamo e per quanto abbiamo fatto, non per quel che abbiamo posseduto.

Solo attraverso il conseguimento di questo stato di serenità emotiva potremo comprendere il grande insegnamento di vita che ci fu impartito dagli antichi greci che, nel decantare la bellezza, non guardavano solo alle fattezze fisiche e sebbene identificassero il bello in un modello materiale universalmente riconosciuto a quell’epoca, affiancavano a tale modello, qualità morali imprescindibili, quali l’autocontrollo, il coraggio, l’equilibrio interiore e la volontà, al fine di definire la misura della bellezza.

La bellezza è come una ricca gemma, per la quale la montatura migliore è la più semplice.

Francesco Bacone

 

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