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IL POETA DELLE BALLATE INTIMISTE: CAPOSSELA, OGGI COMPIE 54 ANNI

Vinicio Capossela è un nomade della musica. Affronta ogni disco come un viaggio. Le sue canzoni si nutrono avidamente dei luoghi che visita, dai quali prende storie, suggestioni, immagini. Riuscendo a fagocitarne l’essenza e il fascino, attraverso una sorta di bizzarra sospensione del tempo e dell’incredulità.

Ha lasciato da giovane Hannover, dov’è nato il 14 dicembre 1965, e ha battuto in lungo e in largo bar, teatri e sale da concerto dell’Emilia-Romagna prima e dell’Italia intera poi.

Nella sua musica tutto convive e si trasfigura, come per incanto, in un canzoniere straripante e universale. Resta sempre inconfondibile il suo stile, passa con maestria da Louise Prima e il jazz, a Conte, e alle sonorità intrise di tradizioni, storia e poesia, delle feste patronali, per poi respirare la polvere dei Balcani e assaporare i languori latinoamericani.

Pluri-premiato (quattro Targhe Tenco) e ormai venerato quasi incondizionatamente dalla critica, Capossela è il miglior cantautore italiano della sua generazione, ma soprattutto uno dei pochi artisti totali che la scena nazionale abbia espresso negli ultimi anni. Grazie anche alla qualità letteraria dei suoi geniali testi, che gli ha consentito di avviare una fortunata carriera parallela di scrittore.

Ingaggiato dalla Cgd, Capossela pubblica il suo primo Lp, All’una e trentacinque circa (1990), un titolo che è tutto un programma: è l’orario in cui cantava al Pjazza (storico club di Bellaria Igea Marina, ndr), mentre le cameriere rimettevano a posto il bar.

I suoi lavori successivi aiutano a consolidare un nutrito numero di ascoltatori fedeli. L’album che consacra Vinicio Capossela ad artista eclettico è Il ballo di San Vito (1996), che segna una decisa svolta stilistica accentuando l’attenzione per le tradizioni della canzone popolare italiana e mediterranee in genere.

Capossela continua a sperimentare, a fondere le varie culture tendendo all’immensità, i testi delle sue opere toccano le corde dell’animo umano, la sua narrativa si affina e la canzone si fa teatro e viceversa. Le sue opere riescono a cogliere l’attimo e a cristallizzarlo per sempre.


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