CULTURA

STAR WARS IX: L’ASCESA DI SKYWALKER – LA RECENSIONE

All good things must come to an end. E stavolta è il turno della terza trilogia di Star Wars, che con l’episodio IX – L’ascesa di Skywalker, nelle sale da oggi – chiude l’ultima saga, la più rischiosa (e ambiziosa) di uno dei fenomeni pop più importanti al mondo. Un finale che fa da sipario (forse) anche per l’intera epopea degli Skywalker, cuore e anima della saga dal primo all’ultimo fotogramma. (volete prenotare il vostro biglietto? cliccate su questo link).

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L’ascesa di Skywalker, la fine della saga

Ammettiamolo, Episodio VIII ci aveva lasciati un po’ perplessi. Sebbene delle immagini visivamente indimenticabili, come la battaglia nella sala rossa o lo scontro finale su Crait, c’erano davvero troppe cose che stonavano. Una comicità inopportuna, uno sviluppo quasi immobile e tanto, troppo altro, hanno diviso il pubblico e accusato Rian Johnson di alto tradimento della saga. Disney stavolta non ha voluto rischiare e, memore anche dell’immenso successo di Episodio VII, rimette al timone JJ Abrams, quello che possiamo definire lo showrunner di questa terza trilogia. Suoi sono infatti tutti i nuovi personaggi, da Rey e Kylo Ren passando per Poe e Finn, così come il soggetto di tutta la storyline. Chi meglio di lui poteva pilotare le sue stesse creature? 

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Così come è stato per il precedente film che aveva diretto, tanto apprezzato perché ci ricordava Una nuova speranza, anche stavolta Abrams ha giocato nella comfort zone, ricalcando e omaggiando le dinamiche della serie classica. Sì, perché L’ascesa di Skywalker non corre lo stesso rischio di Gli Ultimi Jedi: Abrams non ha voluto allontanarsi, né sperimentare troppo rispetto ai canoni della saga originaria. In Star Wars: Episodio VII era arrivato a citare la saga stessa, si è ha ripetuto in Episodio IX, trainando lo spettatore attraverso ciò che si aspetta e che in parte aveva già visto o intuito, senza sconvolgerlo particolarmente, per paura che possa non apprezzare ciò che stava vedendo. Un atteggiamento, se vogliamo, un po’ paraculo, ma sicuramente efficace. Non c’è rivoluzione in quello che ci viene raccontato, eppure Abrams lascia ugualmente il pubblico appagato, sia visivamente che concettualmente.

L’ascesa di Skywalker: Un classicismo senza tempo

A pensarci bene, i temi di Star Wars – il bene e il male, la famiglia, la fede – sono talmente archetipici che forse non c’è alcun bisogno di sperimentare e provare nuovi percorsi, anzi, forse la saga chiede proprio di rimanere su quanto più classico possa essere raccontato. Abrams questo l’ha intuito fin dall’inizio del suo coinvolgimento nel franchise, ed ecco che, nuovamente, tira fuori dal cilindro un film lineare, tenue in un certo senso, ma assolutamente degno di concludere non solo una ma tutte le trilogie. Un intenso crescendo emotivo e visivo fino ad un finale in cui il bene e il male si mostrano in una veste assoluta, come assoluto è l’ultimo scontro tra Jedi e Sith.

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Nelle battute finali, senza entrare troppo nel dettaglio per evitare spoiler, abbiamo la conferma che il trio di protagonisti – Rey, Finn e Poe – è perfettamente riuscito e non ha niente da invidiare ai vecchi Luke, Leia e Han, di cui ricalcano gli equilibri. E vi avvisiamo: sarà difficile salutarli. Stesso discorso per Kylo Ren, alias Ben Skywalker, anche lui fortemente ricamato sulla figura di Darth Vader ma arricchito e ampliato di sfaccettature più contemporanee e complesse. Bellissimo e intenso lo scontro psicologico tra Ben e Rey, che si evolve lentamente durante il film (in questo e nei precedenti) e si risolve magnificamente solo negli ultimi istanti. Personaggi tridimensionali, sia per la scrittura (quasi) senza sbavature di chi li ha sceneggiati ma anche per l’interpretazione di Daisy Ridley e Adam Driver.

Conclusioni

L’ascesa di Skywalker farà parlare di sé, come ormai ogni opera di massa, perché sicuramente qualcuno rimarrà deluso. Tuttavia, se analizziamo i percorsi dei personaggi, e in particolare Rey e Ben, ci rendiamo conto di quanto sia stato bello seguirli fin qui, di quanto questa sia la loro naturale conclusione anche se potrebbe non piacerci. Ancora una volta, in una galassia lontana lontana, siamo volati tra stelle e emozioni, e chissà, presto potremmo ripartire di nuovo, forse.

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