CULTURA

BABBO NATALE E LA MAGIA DELLA FISICA QUANTISTICA

Mancano poche ore all’arrivo dell’omone panciuto in red dress più noto del globo, tanto decantato dalla fantasia degli adulti e tanto atteso dai più piccoli.

È la vigilia di natale e tradizione vuole che si debba esser discreti nell’attesa perché se il Signor Babbo Natale dovesse trovarci lì curiosi ad attenderlo, non ci farebbe dono non solo del dono ma neanche del suo rapido, rapidissimo passaggio nelle nostre dimore.

Ecco, a proposito di rapidissimo passaggio per la consegna dei regali, fin da piccola una domanda mi tormentava.

Quali sono le sfide (dal punto di vista della fisica) che Babbo Natale deve superare? Quanto tempo ha per consegnare ciascun regalo?

Da un punto di vista logistico, la domanda che attanagliava la mia giovane mente era: come farà Santa a portare i regali a tutti i bambini del mondo?

Se la regola della ricezione del dono vale solo per i bimbi buoni, abbassando drasticamente il numero delle consegne e spostando il carico di carbone ad indirizzi ben definiti dalla divina provvidenza, siam pur sempre 7 miliardi su questo pianeta.

Allora, sfruttando i fusi orari, avrebbe 48 ore di tempo per completare tutte le consegne.

Questo vuol dire che  Babbo Natale e le sue renne dovrebbero effettuare circa 10mila consegne al secondo per finire in tempo il lavoro. E qui entra in gioco la carta ”spazio – tempo ” perché per portar a termine il suo lavoro intriso di bontà e generosità dovrà spostarsi molto velocemente.

Nella sua teoria della relatività ristretta, Albert Einstein ha mostrato che il tempo è una dimensione relativa: in particolare, il tempo scorre in modo diverso a seconda dell’accelerazione del sistema di riferimento in cui ci si pone. Non solo: anche la gravità, dice sempre Einstein, è in grado di rallentare il tempo, nel senso che le lancette dell’orologio scorrono più lentamente quando si è in prossimità di una massa particolarmente grande.

Quanto grande? Qui per Babbo Natale comincia un altro problema: per raddoppiare il tempo a disposizione per le consegne, la Terra dovrebbe avere una massa mille volte maggiore del Sole. Il che farebbe drammaticamente collassare il nostro pianeta su se stesso, come se fosse un buco nero. E sarebbe un Natale tutt’altro che allegro.

Babbo Natale potrebbe servirsi anche del cosiddetto effetto tunnel, un meccanismo proprio della fisica quantistica in cui una particella – in virtù del fatto che si può comportare anche come un’onda – può bucare una barriera altrimenti insormontabile (donde il nome tunnel), e del fenomeno dell’entanglement, che permette di teletrasportare informazioni sulle alterazioni di stato di particelle quantistiche poste a grandi distanze l’una dall’altra.

Nel 2001 uscì in Gran Bretagna un saggio dal titolo “La fisica del Natale: dall’aerodinamica delle renne alla termodinamica del tacchino“, che abbina le tradizionali ricorrenze natalizie con i principi della scienza.

Il giornalista autore del libro, Roger Highfield, analizza lo stress da superlavoro a cui è sottoposto Babbo Natale: se dovesse trasportare i doni a tutti i bambini dei 5 continenti (2 miliardi e 100 milioni) nella notte fra il 24 e il 25 dicembre dovrebbe viaggiare a una velocità supersonica, con appena 0,2 millisecondi per passare da una casa all’altra. Si dà inoltre una spiegazione del perché a Natale «siamo tutti più buoni»:

«Verso la fine dell’anno siamo bombardati da una tempesta di ormoni che contribuisce a renderci più buoni, più aperti al sociale, più attenti agli altri».

È proprio vero: la scienza può spiegare tutto. 

Ora, un’altra domanda sovviene ad una mente un po’ più adulta: se la scienza può spiegare persino il mistero celato sul lavoro di Babbo Natale, riuscirà prima o poi a spiegare il perché si debba mettere l’uvetta nel panettone?

Buon Natale.

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