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2 GENNAIO 1960 CI LASCIAVA FAUSTO COPPI

“Un uomo solo è al comando; la sua maglia è biancoceleste; il suo nome è Fausto Coppi”. Mario Ferretti

Alle ore 8.45 del 2 gennaio 1960 presso l’Ospedale di Tortona (Alessandria), ci lasciava per sempre uno degli uomini più amati del mondo dello sport: Fausto Coppi, detto anche l’airone. A soli quarant’anni, l’antagonista di Gino Bartali – che condivise con lui il ruolo di eroe e di monumento nazionale del ciclismo italiano – veniva stroncato da una forma di malaria contratta a seguito di una battuta di caccia in Africa alla quale partecipò il 13 dicembre 1959.
Sono trascorsi sessant’anni dal triste epilogo della vicenda che sconvolse non solo l’Italia e il mondo delle due ruote, ma tutto il mondo.

Il 2 gennaio è una data fissa per la rispettiva commemorazione e rispettata da quanti lo osannarono lungo le strade d’Italia e di tutte le altre classiche del ciclismo nazionale ed internazionale. Ogni anno, il mondo del ciclismo va in processione a Castellania, un borgo su una collina del Tortonese, da Fausto Coppi.

Coppi, il “Campionissimo” vinse nella sua carriera cinque Giri d’Italia, due Tour de France, due ori mondiali su pista e uno su strada, cinque Giri di Lombardia e tre Milano-Sanremo.Oltre a collezionare decine disuccessi, a rendere ancor più straordinaria e eroica la sua vita fu la storia d’amore con Giulia Occhini. Una relazione, la loro, contro il buoncostume degli Anni Cinquanta perché amanti con un matrimonio alle spalle per entrambi. I due si conobbero proprio grazie al marito di lei il dottor Enrico Locatelli, fedelissimo coppiano. Poi, nel dicembre 1959, il viaggio in Africa nell’allora Alto Volta – oggi Burkina Faso – per un Criterium assieme ai corridori Raphel Geminiani, Jacques Anquetil, Roger Riviere, Henry Anglade e Roger Hassenforder. Conclusasi la corsa Coppi e Geminiani si recarono ad una battuta di caccia nelle riserve di Fada N’gourma e Pama, ed è li che contrasse il virus della malaria, ma i medici sbagliarono la diagnosi. La sua ultima uscita in pubblico avvenne in merito all’incontro di calcio Alessandria-Genova. Ma ormai era troppo tardi. Coppi ci lasciò qualche settimana dopo il 2 gennaio 1960.

 

GINO PAOLI ELOGIA FAUSTO COPPI, L’AIRONE

Coppi è titolo del brano musicale cantato da Gino Paoli e contenuto nell’album L’ufficio delle cose perdute (1988). Il cantante di Monfalcone elogia lo sportivo, lo descrive fisicamente, elenca le sue vittorie e il suo atteggiamento durante le gare.

 

 

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