CULTURA

ORIANA FALLACI, LA RIVOLUZIONE SULLA PELLE

Una Giornalista con la G maiuscola, una di quelle che hanno vissuto la guerra al fianco dei soldati in Vietnam e visto negli occhi dei tanti giovani mandati in trincea, il terrore di una morte annunciata per una causa che nemmeno comprendevano, una di quelle che sono riuscite ad intervistare i potenti della Terra, le star di Hollywood, gli astronauti in procinto di sbarcare sulla Luna, una di quelle che scrivevano libri che diventavano best-seller per i contenuti e non solo per il titolo suadente o per via dell’editore compiacente, una di quelle che forse incuteva anche un pò di timore nell’interlocutore, perché sapeva spegnerlo irrimediabilmente se non le piaceva; una temeraria, una pasionaria, una irriverente, acuta ed intelligente, una Donna come la storia del giornalismo italiano ed internazionale ne ha conosciute poche, forse nessuna, perché lei era Oriana Fallaci, la rivoluzionaria.

Gridò all’omicidio fascista dinanzi alla morte di Pier Paolo Pasolini, non esitò a contestare la Chiesa, in un’epoca in cui ciò faceva davvero scalpore, censurandone la condotta pseudoegalitaria ed anticomunista, lottò con tutte le sue forze per portare avanti e difendere i suoi ideali, si schierò più che apertamente contro l’Islam, pagò a caro prezzo le conseguenze dei suoi errori e delle sue scelte sbagliate e non la mandò mai a dire a nessuno, tutt’altro! Senza alcuna retorica sentenziò sempre su tutto ciò che non le andava a genio, con una lucida, ineguagliabile ed anche un pò invidiabile cognizione di causa.

È morta a Firenze il 15 settembre del 2006, all’età di 77 anni, afflitta ormai già da qualche anno da un male incurabile che le aveva scatenato una rabbia incontenibile che placava solo grazie alla sua macchina da scrivere.

Guardando al suo percorso riusciamo a comprendere il concetto di resilienza, di capacità di resistere agli urti della vita, alle difficoltà che questa pone nel cammino dell’esistenza, sino all’ultimo istante.

Fiera del suo essere Donna, ma al contempo dichiaratamente antifemminista ed estremamente convinta che le donne non fossero affatto fauna cui apprestare speciale tutela, né categoria debole e indifesa da proteggere e trattare in maniera differente rispetto agli uomini, sebbene d’altro canto fremesse e disapprovasse l’habitus sociale di riconoscere all’uomo dei privilegi che alle donne non erano concessi e per i quali era evidente che si doveva lottare a denti stretti.

Se n’è andata così, divorata da qualcosa che era più forte di lei e che le aveva devastato il corpo e l’anima, ma non ha chiuso gli occhi prima di tirar fuori tutto ciò che aveva da dire, senza filtri e senza mezzi termini.

Chissà, forse oggi, a distanza di tredici anni dalla sua morte, se Oriana Fallaci fosse qui, ci rivolgerebbe un sorriso amaro, ma anche un tantino compiaciuto, e ci direbbe che lei l’aveva previsto questo tracollo della cultura occidentale e lo sfacelo di un Paese che si apre all’Europa senza essere in grado di gestire nemmeno quello che c’è all’interno dei propri confini.

E si befferebbe di tutte quelle donne che si fanno chiamare avvocata, professora, magistrata, ministra e che recriminano ostinatamente una cultura di genere che di rivoluzionario ha, però, solo la terminologia, ma che poco incide sulla reale portata delle conquiste e delle tutele apprestate in favore delle donne, ancora troppo poche e troppo ancorate a protocolli, intese, scartoffie e burocrazia.

Riderebbe di gusto Oriana, Lei che la rivoluzione ce l’aveva sulla pelle e che sulla sua tomba ha voluto che si scrivesse semplicemente e senza troppi fronzoli “Oriana Fallaci, scrittore”.

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