CULTURA

11 Gennaio 2020 – 21 anni senza Faber

Ventun anni senza Fabrizio De André.

L’11 gennaio 1999, infatti, ci lasciava il grande cantautore genovese.

«Pensavo: è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.»

Considerato da gran parte della critica il più grande cantautore italiano di tutti i tempi, è conosciuto anche con l’appellativo di Faber.

Un mese prima di compiere 59 anni, Faber morì all’Istituto dei tumori di Milano, dove era ricoverato per l’aggravarsi di un carcinoma polmonare. Ma non le sue canzoni, quelli rimarranno immortali. I suoi più grandi successi, “La guerra di Piero” a “La canzone di Marinella”, passando per “Bocca di Rosa”, “Il Pescatore” e “La Canzone dell’Amor Perduto”, sono pagine indelebili della musica italiana.

In trent’anni di attività discografica, dal 1966 al 1996, Fabrizio De André ha realizzato 14 album (da “Tutto Fabrizio De André” a “Anime Salve”), divenuti nel tempo dei capisaldi della discografia italiana.

A distanza di ventuno anni dalla morte del cantautore genovese, il mito di Fabrizio De André resiste ancora oggi.

Tanto si è detto e scritto su Fabrizio De André, sia quando era ancora in vita sia in questi anni dopo la sua morte, ma rimangono ancora alcune curiosità attorno alla sua vita e alla sua carriera.

Il soprannome Faber con cui è universalmente riconosciuto  è stato coniato da Paolo Villaggio, conterraneo e grande amico del cantautore genovese. Il nome fa riferimento ai Faber-Castell, pastelli colorati e matite (ancora oggi comunemente utilizzati), di cui De André era un grande amante e anche per l’assonanza con il suo nome.

Il cantautore genovese ha sicuramente rappresentato per la cultura e la musica un cardine fondamentale. I suoi temi, le sue scelte dal punto di vista sia politico che sociale, le sue considerazioni hanno trovato un riflesso importante nella musica. Una musica che parla degli ultimi, di coloro che fanno parte delle classi sociali e delle condizioni più infime, quasi dimenticate dal popolo.

Una musica che, infine, ha saputo dare un senso culturale molto importante a tutta la nazione, che a Faber stesso deve molto, troppo.

 

 

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