CULTURA

RENATO GUTTUSO E L’ARTE SOCIALE

Renato Guttuso, celebre pittore, moriva il 18 gennaio del 1987. Testimone d’eccezione dei principali avvenimenti del Novecento, la sua poetica pittorica si distinse per un profondo legame con la natia Sicilia. Nato a Bagheria, in provincia di Palermo, e morto a Roma nel gennaio 1987, fin dalle prime opere trasse ispirazione dal mondo contadino siciliano e dalla quotidianità di Palermo. Un tratto costante anche della maturità come dimostra il capolavoro Vuccirria del 1974.

Presenti nella sua produzione i temi politico-sociali, influenzati dalla militanza nel Partito Comunista Italiano, di cui disegnò lo storico simbolo, conservato fino allo scioglimento del 1991. Per questo motivo, per l’acceso realismo e le idee politiche che sono evidenti spesso nei quadri, la sua arte fu erroneamente definita realismo socialista. La sua però, più che socialista, è un’arte sociale che vede e denuncia e che non può essere messa a tacere per la sua dirompente forza evocativa e figurativa.

Il suo impegno politico, però è noto e per anni ha militato attivamente nelle schiere del PCI e venne eletto al Senato nel 1976 e riconfermato tre anni più tardi nel 1979.

Guttuso si spense malinconicamente a Roma, in isolamento, dopo la morte della moglie. L’allora arcivescovo Fiorenzo Angelini, suo amico personale, subito dopo il decesso riferì in un’intervista della religiosità del pittore e della sua assistenza spirituale. Resta il fatto che ne vennero celebrati due funerali: uno, laico e di partito, con un seguito di bandiere rosse del PCI, e uno religioso.

 

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