CULTURA

CUBA: UN UNIVERSO ESTETICO DA SCOPRIRE

Cuba è la città delle contraddizioni. Se El Barrio de Vedado mostra la sua imponenza e l’accondiscendenza economica di una città in bilico tra povertà e gioia, altre parti della città contribuiscono ad alimentare quella contraddizione estetica che rende Cuba unica e affascinante. L’Avana è triste ma allo stesso tempo allegra, vive di quella povertà propria dell’isolazione e della voglia di vivere nata dalla mescolanza di più culture che l’hanno creata, quella Europea, Africana e autoctona. Mescolanza che si riversa anche negli stili architettonici e nell’arte propria del luogo. Un’isola piena di contraddizioni, quindi, in bilico tra tentativi di modernizzazione e un passato che, anche dopo la morte di Fidel Castro nel 2016, incombe ancora pesantemente.

Anche quando parliamo di religione cubana non possiamo non parlare di estetica. Se passeggiamo tra le strade de L’Avana Veja potremmo scoprire come la religione animista autoctona si incontra e si scontra con quella animista propria e originaria dell’isola caraibica. Le strade sono un pullulare di effigi e icone, e anche quella che possiamo definire street art si mescola quotidianamente con il sacro e profano che trova le proprie radici nei culti africani che rimandano a quella che è conosciuta come santeria cubana nata dal contagio reciproco tra cristianesimo e religione tradizionale yoruba.

Questa santeria diviene vera e propria formulazione religiosa e rituale che rende i cubani custodi di queste pratiche magiche ataviche e senza tempo, che dimostrano come seppur sradicati dai loro luoghi, gli africani cubani sentano fortissimamente il richiamo della terra natale e delle tradizioni. Tanti sono i rituali propiziatori che rendono contraddittoria questa isola cattolica e animista al contempo. Passeggiando tra le strade de L’Avana Vecchia, potreste ritrovare dei santoni che praticano l’Ebbo ovvero la pulizia rituale, pratica rituale propiziatrice frequente negli ambienti Afro-Cubani. Ha diverse forme e diverse procedure in base agli obiettivi che si vogliono raggiungere. Alcuni di essi sono finalizzati a rafforzare o migliorare l’aspetto fisico o spirituale, oppure per ottenere una promozione sociale o economica, per impedire il decorso della giustizia, per evitare un infelice fine nell’amore o nei rapporti privati. Tutto questo per poter raggiungere un scopo importante nella vita dei devoti o di qualsiasi altra persona che si rivolge a questa religione.

Altra figura chiave di quella che abbiamo definito estetica cubana è l’artista Salvador Gonzales il pittore che ha preso e riqualificato una delle strade di Cuba diventate, ora, meta imprescindibile per chi voglia visitare davvero il territorio cubano. Parliamo del Callejon de Hamel, una strada dove l’arte è a cielo aperto, dove la cultura e le tradizioni africane sono espresse in murales che colorano e impreziosiscono questa via meravigliosa e coloratissima.

Ma tanti sono gli artisti e soprattutto gli architetti che hanno reso Cuba quel crogiolo di contraddizioni estetiche che tanto ammiriamo. In una non troppo recente intervista al Sole 24 Ore, Carlos Garaicoa, artista e attivista, spiega l’importanza dell’architettura cubana su tutto il comparto artistico ed estetico dell’isola:«L’architettura e lo spazio urbano sono manifestazione dell’ordine sociale: la relazione tra città e individuo mi ha spinto a fare reportage per catturare la decadenza dell’Avana. Negli anni 90 era un miraggio avere uno spazio, la crisi economica rendeva tutto impossibile. La casa dovevi per forza condividerla con la tua famiglia, anche se si era in tanti».

Cuba è un luogo estetico perché tutto può essere interpretato e rivelato una seconda volta, e non solo, diverse volte, raccontandoci sempre qualcosa di nuovo. Un’estetica mista e contraddittoria, quindi, che fa di Cuba una città in bilico tra sacro e profano.

 

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