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GIUSEPPE UNGARETTI: VITA DI UN UOMO

L’8 febbraio 1888 nasce ad Alessandria d’Egitto, da genitori lucchesi trasferitesi nel deserto per la costruzione del canale di Suez, Giuseppe Ungaretti, uno dei poeti più rimarchevoli della Letteratura italiana.

Nel 1912 Ungaretti, fervente letterato, decide di lasciare la famiglia per Parigi per studiare alla Sorbonne e, soprattutto, per entrare in contatto con i nomi più importanti dei nuovi circoli dell’avanguardia artistico-letteraria primo-novecentesca come Palazzeschi, Apollinaire e De Chirico.

Nel 1915, poco dopo aver pubblicato le sue prime poesie sulla rivista «Lacerba», il poeta si arruola come volontario in fanteria per lo scoppio della Grande Guerra, dando così inizio alla sua drammatica esperienza al fronte, circondato e asfissiato dalla morte.

Ungaretti combatte sul Carso e sul fronte francese e, in trincea, scrive «lettere piene d’amore», che saranno poi le poesie che andranno a far parte della sua prima raccolta, Il porto sepolto, pubblicata a Udine nel 1923 in pochissime copie grazie all’amico Ettore Serra. Sono poesie fulminanti, rapide, concise.

Giuseppe Ungaretti gioca con il suo gatto soriano, 1961. (Copyright immagine)

Il compito che si prefigge Ungaretti è quello di restituire alla Parola, oramai consumata e abusata, verginità e novità, di caricarla di quel valore e di quel significato che aveva quando, usata nella notte dei tempi per la prima volta, essa poteva ancora stabilire un rapporto magico ed evocativo fra l’uomo e le cose, dando forma al reale.

Per fare questo ricorre Ungaretti ricorre all’uso stilistico dell’analogia, anche nelle raccolte successive come Allegria dei naufraghi, L’Allegria, Sentimento del Tempo, Il dolore, Un grido e paesaggio, divenendo, di fatto il massimo esponente della corrente letteraria dell’Ermetismo.

I poeti ermetici, in modi concentrati ed essenziali, esprimono infatti il senso di vuoto e la solitudine morale dell’uomo contemporaneo, il suo “male di vivere” in un’epoca travagliata da tragiche esperienze sociali e politiche come quelle della prima guerra mondiale e del ventennio fascista attraverso un’asciuttezza che è sì nella forma stilistica ma mai nei più segreti e sofferti contenuti.

 

Per un maggiore approfondimento, cliccate qui:

TRA MORTE E POESIA: UNGARETTI, IL POETA DEL FRONTE

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