CULTURA

Il 10 Febbraio del 341 a.C. nasceva Epicuro, il filosofo della felicità

«Tὸ φρικωδέστατον οὖν τῶν κακῶν ὁ θάνατος οὐθὲν πρὸς ἡμᾶς, ἐπειδήεπερ ὅταν μὲν ἡμεῖς ὦμεν, ὁ θάνατος oὐ πάρεστιν, ὅταν δὲ ὁ θάνατος παρῇ, τόθ’ ἡμεῖς οὐκ ἐσμέν.»

«Il male, dunque, che più ci spaventa, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c’è lei, e quando c’è lei non ci siamo più noi.»

Epicuro

Il 10 Febbraio del 341 a.C., il ventesimo giorno ( 10)  del mese di Gamelione ( era il nome del settimo mese del calendario attico nell’antica Grecia.), del terzo anno della 109ª Olimpiade, nasceva Epicuro, discepolo dello scettico democriteo Nausifane e fondatore di una delle maggiori scuole filosofiche dell’età ellenistica e  romana, nonché padre dell’epicureismo, che si diffuse dal IV secolo a.C. fino al II secolo d.C.

Epicuro (letteralmente “salvatore”) nacque sull’isola di Samo, suo padre era un maestro e sua madre una maga. Appassionato di filosofia sin da giovane, a quattordici anni lasciò l’isola per studiare con il platonico Panfilo e l’atomista Nausifane, che gli fece conoscere il pensiero di Democrito.

Soggiornò poi ad Atene, a Colofone, a Mitilene e a Lampsaco, quindi nel 306 a.C., insoddisfatto dell’insegnamento altrui, aprì ad Atene la sua scuola filosofica in una casa con un ampio terreno adibito a giardino, dove i seguaci vivevano in comunità (per questo vennero chiamati “filosofi del Giardino”).

ETICA

Il pensiero di Epicuro ci è noto attraverso i suoi discepoli o adepti lontani nel tempo, come Metrodoro di Lampsaco, Temistia, Filodemo, Lucrezio, Diogene di Enoanda. Per Epicuro la filosofia, come disciplina e come atteggiamento di vita, ha come fine il raggiungimento della felicità. Questa s’identifica nella liberazione dalle passioni, dai desideri, dalle opinioni incerte e mutevoli: la conoscenza quindi non ha un valore autonomo, ma ha senso, per chi la possiede, solo in quanto contribuisce alla sua felicità e al suo equilibrio interiore. Parallelamente ad altre scuole di questo periodo – prima fra tutte quella stoica – l’epicureismo abbandona la ricerca speculativa fine a se stessa e si ripiega sull’interiorità dell’uomo; è quindi una filosofia sostanzialmente individualistica. Per Epicuro l’ignoranza e la superstizione stanno alla base della paura popolare degli dei e della morte: ma la filosofia libera l’uomo dai pregiudizi e dalle superstizioni, e lo conduce al sapere, alla conoscenza di sé e delle leggi di natura, causa di quella felicità che s’identifica con la libera serenità del saggio. Questi raggiunge così la pace interiore, che Epicuro chiama atarassia, lo scopo finale, il fine pratico cui la ricerca speculativa è subordinata. È chiaro come una dottrina morale di questo tipo identifichi totalmente e senza residui il piacere e la felicità, anche se Epicuro distingue il piacere stabile – cioè la liberazione dai dolori e dalle passioni – dal piacere “in movimento”, come l’allegrezza e la gioia: solo il primo è per Epicuro veramente la felicità. Fonte

La notorietà e la fortuna della filosofia di Epicuro sono
legate, soprattutto – ma non solo – al quadrifarmaco, ovvero ai
quattro “rimedi” che permettono al saggio di acquisire, diventando
padrone di sé, la vera pace dell’anima e, quindi, una
felicità consistente e duratura.

Vediamo, dunque, da vicino in cosa consistono questi quattro
“rimedi”:

  • I timori degli dèi sono vani. Gli dei esistono, ma non
    si occupano di noi, poiché vivono in una dimensione
    assolutamente imperturbabile e di a-mondana beatitudine;
  • Non bisogna temere la morte, perché, essendo noi
    composti di atomi, essa altro non è che la loro
    dissoluzione, per cui quando c’è la morte non ci siamo noi e
    viceversa;
  • Il piacere, se correttamente inteso, cioè come mancanza
    di dolore, come assenza di turbamento, di desiderio, è alla
    portata di tutti;
  • Il male e il dolore corporei sono di breve durata, o, al
    limite, sono facilmente sopportabili; se, poi, sono riferiti
    all’anima, per liberarsene è sufficiente rintracciarne la
    genesi fallace: gli errori della mente e le false opinioni.

 

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