CULTURA

ALAN TURING: STORIA DI UN GENIO

Uno dei padri dell’informatica e uno dei più grandi matematici del Ventesimo secolo, questo è stato Alan Mathison Turing.

Nato in un sobborgo di Londra il 23 giugno 1912 fu eccezionalmente precoce nel mostrare il talento per le discipline scientifiche soprattutto matematica e logica. Dopo aver conseguito con il massimo dei voti la laurea in matematica con tanto di premio Smith (riconoscimento assegnato ai due migliori studenti in Fisica e Matematica dell’ateneo), si dedicò in modo particolare alla crittografia rimanendo in ambiente accademico, nelle università di Cambdridge, Princeton e Oxford. Quando nel 1939 l’Inghilterra entrò nella seconda guerra mondiale, Alan Turing mise le sue straordinarie capacità al servizio del Regno Unito entrando a far parte dei servizi di spionaggio all’interno di un gruppo di critto-analisti a Bletchley Park, nella cosiddetta Stazione X, contribuendo in maniera determinante alla decifrazione di Enigma, la complessa macchina messa a punto dai tedeschi per criptare le proprie comunicazioni, rovesciando così le sorti del conflitto.

Il ruolo di Alan Turing e dei suoi compagni fu coperto da un segreto assoluto e questo impedì loro di ricevere premi e riconoscenze che i loro successi avrebbero meritato.

Terminata la guerra, Turing si dedicò alla ricerca accademica. Nel 1950 pubblicò, sulla rivista Mind, un articolo dal titolo “Computing machinery and intelligence”, in cui descriveva quello che sarebbe diventato uno dei pilastri nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Turing era convinto che l’applicazione degli algoritmi all’informatica potesse consentire alle macchine di operare come il cervello umano.

La sua idea è racchiusa già nella frase d’esordio dell’articolo: “Propongo di considerare una domanda: Le macchine possono pensare?’”. La possibilità che accada viene illustrata con un esempio pratico, che lo scienziato chiama come “the imitation game”. L’espressione è stata utilizzata da Morten Tyldum per il titolo del film, dedicato alla vita del matematico, che diresse nel 2014.

 

LA VITA TORMENTATA DI UN GENIO 

Alan Turing è stato un pioniere nel campo dell’informatica e dell’intelligenza artificiale, tuttavia, la sua vita, è stata fino ad oggi avvolta dal mistero, anche per chi conosce tutto delle sue scoperte.

A Manchester, città universitaria del Regno Unito dove lo scienziato svolse un’intensa attività di ricerca è stata posta una grande statua in sua memoria, ai piedi della quale una targa di bronzo riporta i seguenti versi:

Alan Mathison Turing

1912-1954

Padre dell’informatica

Matematico, Logico

Eroe di guerra

Vittima del pregiudizio

 

Vittima del pregiudizio. Il 31 marzo 1952, Alan Turing venne arrestato con l’accusa di “grave oscenità e condotta indecente” per via della presunta (poi apertamente riconosciuta) relazione omosessuale con un altro uomo, il 19enne Arnold Murray. Nonostante si difese dicendo che “… non vedeva niente di male nelle sue azioni” dovette scegliere come alternativa alla reclusione, la castrazione chimica, mediante assunzione di estrogeni, che gli causarono, nel tempo, lo sviluppo del seno.

Perseguitato, depresso e umiliato, Alan Turing si suicidò, a soli 41 anni, il 7 giugno 1954, avvelenandosi con il cianuro. Accanto al corpo venne ritrovata una mela morsicata, mai analizzata ma probabilmente contaminata dalla sostanza che lo ha ucciso. Attorno alla sua scomparsa ha sempre aleggiato il mistero: che si sia trattato di un omicidio o quantomeno di un suicidio indotto.

Nel 2009, il primo ministro inglese, Gordon Brown, chiese scusa a nome del governo britannico per il trattamento riservato a Turing: una persecuzione ingiusta e omofobica.

«Per quelli fra noi che sono nati dopo il 1945, in un’Europa unita, democratica e in pace, è difficile immaginare che il nostro continente fu un tempo teatro del momento più buio dell’umanità. È difficile credere che in tempi ancora alla portata della memoria di chi è ancora vivo oggi, la gente potesse essere così consumata dall’odio – dall’antisemitismo, dall’omofobia, dalla xenofobia e da altri pregiudizi assassini – da far sì che le camere a gas e i crematori diventassero parte del paesaggio europeo tanto quanto le gallerie d’arte e le università e le sale da concerto che avevano contraddistinto la civiltà europea per secoli. […] Così, per conto del governo britannico, e di tutti coloro che vivono liberi grazie al lavoro di Alan, sono orgoglioso di dire: ci dispiace, avresti meritato di meglio.» Gordon Brown

Nel 2013, dopo oltre sessanta anni dalla sua morte, la Regina Elisabetta gli ha concesso la grazia postuma.

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