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“I MET YOU”: UNA MADRE SI RICONGIUNGE ALLA FIGLIA GRAZIE ALLA REALTÀ VIRTUALE

Nayeon è morta all’età di sette anni nel 2016 per un mare incurabile. Viveva in Corea del Sud, e aveva una famiglia, che ha pianto la sua scomparsa e oggi ne serba il ricordo.

Nell’epoca pre-digitale, la sua storia, comune a molte famiglie, sarebbe finita qui. Ma viviamo in un’epoca diversa, quella del digitale e nelle infinite possibilità di risvolti quasi surreali che la tecnologia offre.

Oggi la tecnologia permette di creare degli avatar teoricamente immortali. Ma questo tipo di tecnologie possono generare conseguenze pericolose assottigliando sempre più il limite tra finzione e realtà.

Spesso ci si chiede cosa è giusto o sbagliato, e qual è il limite oltre il quale non ci si può spingere affinché la finzione non arrivi a sostituire la realtà.

In molti film si è già visto come la tecnologia ha varcato i confini tra reale e immaginario, tra vita e morte. Basti pensare all’episodio Torna da me della serie Black Mirror targata Netflix, nel quale una donna, per superare la perdita del compagno, cerca nella tecnologia un surrogato per poterlo riavere indietro.

Il documentario “I met you”

I met you, è stato pubblicato sotto forma di documentario sulla tv sudcoreana il 6 febbraio, grazie a questo lavoro Jang ha potuto interagire con un avatar con le fattezze della figlia. L’emittente Munhwa Broadcasting ha voluto ricreare un mondo in cui la donna ha potuto riabbracciare la figlia. La madre ha potuto toccarla e parlarle, ha festeggiato con lei il suo compleanno e l’ha addirittura messa a letto.

Questo è stato possibile grazie a un visore di realtà virtuale HTC Vive Pro e i suoi guanti dotati di feedback aptico, una tecnologia che permette di replicare le sensazioni tattili generate dalle interazioni con l’ambiente circostante con un certo grado di accuratezza.

Per realizzare questo documentario, ci sono voluti circa 8 mesi di lavorazione. Ricostruire l’aspetto, i movimenti e la voce della bambina hanno richiesto l’utilizzo della motion capture, particolare tecnica che è riuscita a riportare in maniera fedele tutte le peculiarità della bambina su un avatar digitale, mentre una giovane attrice le ha prestato le movenze.

Il video dell’incontro dura circa dieci minuti, in cui si vede Ji-sung in preda alla commozione trascorrere del tempo con la figlia virtuale, prima di metterla a letto per un’ultima volta.

Jang non può abbracciare la figlia, ovviamente, perché nulla è vero, di carne, ma le opportunità della realtà virtuale, la capacità di ricreare in maniera molto fedele le persone e i paesaggi le regalano un momento unico.

Ma le emozioni sono state autentiche. Le emozioni superano la realtà virtuale, travalicano la finzione tecnologica annullando così, pericolosamente, il confine tra simulazione e vita vera.

È lecito ed etico? Cosa significa il poter riproporre qualcuno che non più in questo mondo, sotto una forma virtuale? Ma soprattutto, che risvolti potrebbe avere tutto questo?

Non si possono avere risposte certe a questi quesiti, ma solo ipotesi e supposizioni, anche se, come per tutto ciò che riguarda l’intelligenza artificiale, è possibile che siano queste le vere domande che ci si debba porre a proposito di un’evoluzione tecnologica che sta toccando sfere apparentemente irraggiungibili fino a qualche anno fa.


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