CULTURA

LA STORIA DEL PASTORE KALDI, A CUI DOBBIAMO LA SCOPERTA DEL CAFFÈ

La storia del caffè si perde tra le leggende, creando un’atmosfera di mistero che ben si adatta al suo aroma particolare.

In migliaia di anni una miriade di aneddoti, racconti e tradizioni si sono inanellati attorno a questa straordinaria bevanda e non è sempre così semplice cogliere i confini tra realtà e fantasia.

La leggenda del pastore Kaldi

La più conosciuta risale al VII secolo e ci porta fino in Etiopia: il pastore Kaldi scopre le sue capre vagabondare piene di energia anche di notte, dopo averle viste mangiare certe bacche rosse.

pastore kaldi

Kaldi si alzava tutte le mattine prima dell’alba, al sorgere del sole prendeva le capre di suo padre e le portava al pascolo. Giunto in un prato, si sedeva sotto un albero e si metteva a suonare il flauto, ammirando il panorama, godendo della brezza mattutina e concedendosi qualche sogno ad occhi aperti, ma anche qualche rigenerante pisolino.

Un giorno Kaldi vide una delle capre saltellare e danzare, piene di energie. Riportando il gregge a casa si ripromise di tenere d’occhio quella capra l’indomani, per capire la ragione di quella strana euforia. Il giorno seguente il giovane osservò la capra, ma non riscontrò alcun atteggiamento anomalo fino a quando non la vide dirigersi verso un cespuglio di bacche rosse. La capra iniziò a mangiare quelle bacche, e poco dopo prese nuovamente a saltellare e a danzare come il giorno prima. Altre capre la imitarono, e anche loro furono come contagiate dalla stessa energia.

Incuriosito il pastore prese alcune bacche e le portò a casa, a Kaffa, e cercò di mangiarle. Avevano un sapore molto strano, così decise di dare le bacche a un monaco islamico di un vicino monastero.

Il monaco disapprovò e le gettò nel fuoco, dal quale iniziò ad espandersi un aroma allettante. I chicchi tostati vennero rapidamente tolti dalle braci e messi in acqua calda: la prima tazza al mondo di caffè.

Divenne abitudine, da parte dei monaci, abbrustolire, macinare e mescolarli in acqua bollente, creando così una bevanda che aiuta i monaci a combattere il sonno durante le preghiere notturne. È l’inizio di una serie numerosissima di leggende, tramandate nei secoli per arrivare fino ai giorni nostri.

Non siamo in grado di dire se la prima scoperta del caffè e delle proprietà del caffè sia da attribuire realmente a questo pastore dell’Etiopia, ma quello che è certo è che, dall’Etiopia l’uso del caffè si diffuse nelle zone limitrofe. La prima piantagione di caffè sorse nello Yemen dopodiché la coltivazione si diffuse progressivamente anche in Arabia e in Egitto dove il caffè come bevanda divenne ben presto una vera e propria abitudine.

La diffusione fu favorita soprattutto dalla propagazione della religione islamica, che proibiva di bere vino, sostituito dal caffè. Ma un grande contributo lo diede anche l’espansione dell’Impero Ottomano, che forniva caffè in grandi quantità fino alle porte di Vienna, eludendo ogni disposizione doganale.

Com’è arrivato il caffè in Italia?

Il caffè divenne popolare in Europa solo a partire dal XVII secolo per l’esattezza nel 1617 anno in cui fece la sua comparsa in Europa grazie ai commercianti veneziani i quali seguivano le rotte marittime che univano l’Oriente con Venezia e Napoli.

Nello specifico il merito va al Botanico Prospero Alpini il quale era stato medico del console di Venezia in Egitto, che al suo ritorno nella penisola italiana, ne portò alcuni sacchi.

La prima “bottega del caffè”, il caffè Florian, sorse proprio a Venezia, sotto il porticato che si affaccia sulla spettacolare Piazza San Marco. In breve tempo questa si trovò a scontrarsi con la concorrenza e fu proprio per questo che, nel 1716, pubblicò a scopo pubblicitario un opuscolo in cui si esaltavano i benefici del caffè.

Le caffetterie acquisirono progressivamente maggior prestigio perché erano frequentate abitualmente da personaggi di elevato spessore culturale tra cui letterati, filosofi e politici che si riunivano attorno ad un tavolo, con una tazzina di caffè italiano in mano, a discutere, a scrivere e a scambiarsi opinioni. Infatti il caffè divenne ben presto la bevanda preferita di poeti, scrittori e uomini d’affari.

Ma il percorso che portò alla sua diffusione fu tutt’altro che semplice, in un primo momento il caffè fu demonizzato dall’ambiente ecclesiastico. E non è solo un modo di dire, il caffè fu considerato dai sacerdoti la “bevanda del diavolo” per via dei suoi effetti energetici ed eccitanti, per questo motivo ne fu proposta la scomunica, facendo pressione a Papa Clemente VIII affinché ne vietasse l’uso.

Il Papa prima di vietarne l’uso, decise di provare il caffè di persona rimanendo colpito positivamente e decise di non vietarne l’uso, ma di battezzarla come “bevanda cristiana”. Così in Italia il caffè divenne ben presto un dono da offrire in determinate circostanze o come dono d’amore e d’amicizia.

Ancora oggi il caffè è la bevanda più diffusa al mondo: si stima che ogni giorno al mondo si consumino quasi 1,6 miliardi di tazze di caffè.


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