LE INTERVISTE

LE VOCI DELLA NATURA NELL’ARTE VISIVA: INTERVISTA A PIERPAOLO MICCOLIS

Ho frequentato le scuole elementari con Pierpaolo Miccolis ad Alberobello (Ba) e, fra gli sporadici ricordi di quel periodo, c’è sicuramente il fermo immagine di quel bambino biondissimo che già caricava di ghirigori e disegni una valanga di foglietti che poi irrimediabilmente rotolava da un banco di certo troppo piccolo per contenerla tutta.

Aveva insomma un dono e sin da subito non ha mai tradito la missione di onorarlo.

Oggi Pierpaolo Miccolis è, di fatto, uno degli artisti più capitali non soltanto della Puglia ma dell’Arte contemporanea italiana, in grado di risvegliare nello spettatore esigenze emozionali sopite attraverso il canto acquoso delle civette e del movimento coloristico dei suoi pioppi.

Per conoscerlo meglio, oltre a poter seguire il suo lavoro e le prossime mostre sul sito ufficiale www.pierpaolomiccolis.com, leggete questa esclusiva intervista.

Partiamo direttamente dal suo ultimo progetto, “Famiglio“, appena pubblicato da Pietre Vive Editore con un contributo della storica dell’arte Silvia Mazzilli. Di cosa si tratta?

FAMIGLIO è un’opera composta da venticinque acquerelli che rappresentato gatti, e rapaci notturni: barbagianni, assioli, civette, allocchi… sono acquerelli molto colorati e aulici. Per la loro realizzazione ho utilizzato colori particolari, inchiostri sintetici, coloranti naturali provenienti dal Marocco acquistati da una mia cara amica da una farmacia locale durante un suo viaggio, e i miei classici acquerelli. Il concetto di famiglio è affascinante di per sé: rappresenta un legame terreno tra l’essere umano e l’essere extra-umano. Il famiglio, narrano le leggende, altro non è che un animale addomesticato offerto in dono dal diavolo al mistico, da adoperare secondo i suoi insegnamenti. La mia bisnonna aveva un gatto che le faceva capire quando sarebbe mutato il tempo così che potesse dirigersi ai campi per svolgere il lavoro giusto. Il mio cane – Crystal – mi ha salvato da una brutta depressione e mi aiuta a dormire: ecco il ruolo del famiglio, ed è chiaro che il famiglio può esser visto come un semplice animale da compagnia. Pur non essendoci stati donati dal diavolo, sia quel gatto, sia Crystal sono sì animali da compagnia, ma anche molto altro.

Famiglio serie 29,7x42cm 2018 2019 acquerello su carta (24)

Particolare rilevanza ha, nelle sue opere, il suo rapporto quasi panico con la Natura. Dai bestiari alle visioni esoteriche legate alla simbologia ancestrale del bosco, la fisionomia paesaggistica del Sud sembra rilucere in tutta la sua dignitosa bellezza. Da che cosa nasce questo rapporto viscerale di amorosi sensi?

Sapessi spiegare il legame che da sempre ho con il bosco, lo farei. Sapessi spiegare, a me stesso per primo, il perché vedere un albero mi fa sentire rasserenato, quasi felice, anche quando di felicità non se ne scorge neanche un fievole raggio lunare! Ho sempre pensato di amare Alberobello, dove ha sede lo studio in cui nasce buona parte della produzione, ma sai cosa amo davvero? Il Bosco Selva, una piccola riserva al limitare del borgo. L’amore per le querce, per il fragno e per la roverella in particolare, è nato proprio camminando in questo piccolo bosco magico.

Il regista Alessandro Piva (La Capagira, Mio Cognato) le ha dedicato, nel 2014, un autoritratto, “Contronatura”, che la intreccia tenacemente alle più antiche tradizioni del folklore sul paese natio, Alberobello. Che significa, per un artista, crescere in una provincia del profondo Meridione?

Significa che le tradizioni ti hanno segnato nel profondo, che non hai smesso di vedere quel che non si vede e che sei capace di ascoltare la natura, il silenzio, la gente che parla e che ti parla, ma significa anche spostarsi costantemente per lavoro, mostre, eventi, presentazioni, cene… Questo è sfiancante, anche perché detesto guidare.

Fra le varie tecniche pittoriche, lei predilige l’acquerello. Come avviene l’ideazione e la realizzazione di una sua opera? E cos’è per lei l’Arte oggi?

L’arte, oggi come ieri, è la più pura, libera, inafferrabile rappresentazione della contemporaneità. Certo prima era più facile catalogare: gli artisti lavoravano per commissioni, in genere avanzate dalla Chiesa e da gente molto (o poco, per quel che ne sappiamo) religiosa; è dunque possibile paragonare quegli stili artistici cimentati ora su pale d’altare, ora su annunciazioni o su ascensioni, deposizioni, crocefissioni, e così via. Dall’Ottocento, le tematiche iniziano a variare visibilmente: ritornano le scene mitologiche, le vanitas si sprecano assieme alle nature morte, ai fiori, ai paesaggi e alle scene di caccia. Il Novecento ci ha mostrato che il movimento diventa essenziale, e così pure velocità, astrazione, sogno, scomposizione, dimensioni; tutto mediante tecniche nuove o reinventate. Oggi? Lo scopriremo domani: tirare le somme sarebbe prematuro. Lavorando con la pittura non ho da svelare segreti arcani, vivo la contemporaneità nella quale il mio involucro di carne mangia, dorme e crea opere ora ad acquerello, ora a olio, ora a puntasecca.

Lettura-self-potrait-2019-70x120cm

Lei ha eseguito alcune opere medianicamente. Può spiegare ai nostri lettori questo procedimento?

Alcune opere, in particolare quelle a disegno ma anche alcune ad acquerello su carta, sono eseguite sotto influenza spiritica. Avviene tutto in uno stato di semi trance indotto per meditazione: durante lo stesso, ho facoltà di cedere il braccio a chiunque voglia avvicendarsi nel descriversi o nel raccontare parte di sé mediante la mia mano che, sapientemente guidata, esegue l’opera. Altri medium utilizzano la scrittura come mezzo di comunicazione con altre entità. È tuttavia possibile che stia idealizzando tutto questo, e che i risultati ottenuti non siano altro che il frutto dell’inconscio stimolato a materializzarsi grazie alla meditazione: sarei quindi un ciarlatano, un fattucchiere; tuttavia, da conscio, credo fermamente che quanto dico è tutto e per tutto reale.

Spiritismo 2019, 75x40cm

Facciamo un gioco: visto che ogni colore è espressione di un linguaggio emozionale dell’inconscio, con che aggettivi, a livello sinestetico, descriverebbe alcuni colori?

  • Nero: classico, elegante, turbamento, completamento, rumori domestici, chiacchiericcio con le presenze spiritiche, opaco, setoso, insapore, caldo.
  • Bianco: elegante, rasserenante, luminoso, fresco, evocativo, nebbioso, umido, rigenerante, polveroso, ha il sapore del ghiaccio e del borotalco.
  • Verde: puro, bagnato, profumato, muschiato, vischioso, amaro.
  • Giallo: schifoso, maleodorante, stopposo, velenoso, mi fa schifo e puzza di plastica.
  • Arancione: non mi esprimo.
  • Turchese: indifferente sotto ogni aspetto.

Famiglio serie 29,7x42cm 2018 2019 acquerello su carta (8)

Se potesse incontrare un artista su di una fumante tazza di caffè chi vorrebbe che fosse? E perché?

Carol Rama, l’ho sempre chiamata nonna Carol: mi ha insegnato cosa significhi essere un dilettante supremo. Mi ha insegnato la velocità dell’acquerello e la meditazione dell’olio. Leonora Carrington, che cosa dire a Leonora…? Cosa dirle…? Che il suo immaginario mi è costantemente d’ispirazione e che penso di farmi un piccolo tatuaggio di una sua incisione a punta secca. Salvator Rosa, per trascorrere piacevoli serate rasentando la depressione parlando di stregoneria e di quanto sia bella Napoli. L’illustre e ignoto stregone che nella caverna di Trois-Frères in Francia ha inciso nella roccia se stesso nel XIII millennio a.C.

Famiglio serie 29,7x42cm 2018 2019 acquerello su carta (24)

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