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PANDEMIA DA CORONAVIRUS, QUAL È LA DIMENSIONE DELLA CRISI

Una pandemia di portata mondiale; è così che può essere definita la propagazione di un particolare tipo di coronavirus che da qualche decina di giorni a questa parte viaggia veloce attorno al mondo ed ha generato una crisi non solo sanitaria, ma anche economica, sociale ed umana di portata epocale.

Scuole chiuse, uffici paralizzati, pubblici servizi erogati ad intermittenza o in maniera discontinua, ordinanze regionali in materia sanitaria che si pronunciano, spesso grossolanamente, sulla necessità o quanto meno opportunità di fare quarantena, specie se si è stati a contatto con zone a rischio e disposizioni di più ampio raggio con cui il nostro governo tenta di arginare i potenziali danni di una diffusione dirompente, imponendo precauzioni e profilassi che ingenerano grande preoccupazione tra la popolazione per ciò che potrebbe essere e per quanto potrebbe accadere. È questo grosso modo il quadro nel quale ci muoviamo alla cieca, perché se da un lato i media e i più altisonanti pareri medici ci tranquillizzano, sostenendo che il virus in questione non determini un alto tasso di mortalità, dall’altro lato ci impongono di mantenere alta la guardia perché lo stesso ha un rapidissimo indice di diffusione, ragion per cui occorre tentare di rallentarne la propagazione con ogni mezzo per evitare di piombare in una forma di panico talmente pericolosa da scatenare una potenziale guerra civile e soprattutto di essere impreparati di fronte a quella che potrebbe essere l’emergenza sanitaria più allarmante dei nostri tempi.

Ma cos’è il coronavirus? Chi è il tanto temuto sconosciuto?

Si tratta del SARS-CoV-2 o coronavirus 2 della SARS, il cui acronimo inglese è severe acute respiratory syndrome coronavirus 2; esso è chiamato anche nuovo coronavirus nCoV-2019 (o CoVid-19) ed è conosciuto più comunemente come coronavirus di Wuhan, dal nome della città della Cina da cui la propagazione ha avuto origine.

Il virus, scoperto alla fine del 2019, appartiene al ceppo betacoronavirus ed è l’ottavo coronavirus di cui si abbia contezza in grado di infettare esseri umani. A tutt’oggi non sono ancora chiare molte delle sue caratteristiche, né può comprendersene con precisione il grado di pericolosità o l’effettivo tasso di mortalità, così come non si conoscono i rischi legati ad un eventuale fenomeno di recidiva, poiché esso è ancora oggetto di studio e la sua diffusione, così come la fase transitoria legata al contagio ed alla trasmissione tra le persone, sono ancora in corso.

Quel che è dato sapere è che si tratta di un virus che trova facile diffusione attraverso la saliva e le mucose e che può provocare i sintomi di un banale raffreddore o addirittura presentarsi in maniera asintomatica, o ancora arrivare a causare febbre ed altri sintomi influenzali comuni, ma nei casi più gravi anche problemi respiratori acuti, persino polmonite, potendo risultare addirittura letale nel caso in cui colpisca soggetti immunodepressi o già affetti da patologie rilevanti.

Quanto all’origine del virus, alcuni scienziati suppongono che esso provenga da un serpente particolarmente velenoso, il Bungarus multicinctus, che avrebbe infettato alcuni animali selvatici le cui carni sarebbero state poi collocate e vendute sul mercato alimentare di Wuhan.

Ipotesi che, sebbene suffragate da indizi assolutamente concordanti, necessitano ancora di ulteriori conferme, e pur tuttavia impongono di collocare il nuovo coronavirus nell’ambito di un fenomeno particolarmente diffuso, quello dei virus di derivazione animale capaci di diventare patogenici per l’essere umano.

Le precauzioni da assumere sono molte e diverse, non tutte purtroppo sempre facilmente praticabili. Lavarsi spesso le mani (la raccomandazione è quella di mettere a disposizione in tutti i locali pubblici, palestre, supermercati, farmacie e altri luoghi di aggregazione, soluzioni idroalcoliche per tale incombenza), evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute, evitare in ogni caso abbracci, strette di mano e contatti fisici diretti con ogni persona (raccomandazione davvero inipotizzabile per l’italiano tipico), starnutire o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie), tenere una distanza di sicurezza pari ad almeno un metro rispetto alle altre persone, fare utilizzo di bottiglie e bicchieri evitando il più possibile le situazioni di promiscuità, non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani, coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce, non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che non strettamente necessario e solo se prescritti dal medico, pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol, usare la mascherina solo se si sospetta di essere malato o si assiste persone malate. Queste le misure precauzionali impartite e diramate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per contrastare il propagare dell’epidemia e/o per limitare i danni derivanti da una sua potenziale diffusione. Tutte misure che ci danno il pugno di come questo virus rischi di generare una vera e propria patologia sociale, oltre che un’emergenza sanitaria, alimentando l’isolamento delle persone ed un progressivo senso di solitudine, cui sarà difficile trovare rimedio.

Attenderemo di conoscere gli sviluppi e le conseguenze di questo mostro senza volto, inermi e senza strumenti realmente adeguati per poterci difendere, ahinoi, perché non è dato sapere da cosa o da chi sia necessario davvero proteggersi.

Che sia davvero arrivata la fine del mondo?

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