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KUROSAWA: L’IMPERATORE DEL CINEMA GIAPPONESE

Il 23 marzo 1910 nasceva a Tokyo, Akira Kurosawa, l’imperatore del cinema giapponese.

Ultimo di sette figli di una famiglia discendente dai samurai, ebbe la fortuna di avere un padre e un fratello maggiore appassionati di cinema. E fu per questo che tra i 10 e 18 anni ebbe modo di vedere tutti grandi film muti americani ed europei. Tra le altre arti figurative è nota la sua passione per la pittura e il disegno. Il suo ingresso nel mondo della settima arte e della regia avvenne nel 1943 con “Sugata Sanshiro”. Il film narra le vicende del campione di judo vissuto alla fine dell’Ottocento.

Il successo mondiale arrivò più tardi grazie ad una serie di film consecutivi: “Rashomon” (1950) vincitore del Leone d’Oro a Venezia, “I sette samurai” (1954), “La sfida dei samurai”(1961). Tra le altre pellicole di successo si ricordano: ” Barbarossa” (1965), “Dodès’ka-dèn” (1970), “Dersu Uzala – Il piccolo uomo delle grandi pianure”(1975), “Kagemusha. L’ombra del gueriero” (1980) “Ran” (1985) e “Sogni” (1990).

I suoi lavori hanno influenzato fortemente generazioni di registi in tutto il mondo. Kurosawa è riconosciuto come una delle personalità cinematografiche più significative del XX secolo. Ha ottenuto tra i vari premi ricevuti il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1951, la Palma d’oro al Festival di Cannes nel 1980, il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia nel 1982 e l’Oscar alla carriera nel 1990.

KUROSAWA: 5 FRASI CELEBRI 

Il cinema racchiude in sé molte altre arti; così come ha caratteristiche proprie della letteratura, ugualmente ha connotati propri del teatro, un aspetto filosofico e attributi improntati alla pittura, alla scultura, alla musica.

È quello che dico sempre alle équipe dei miei film. Per creare qualcosa, bisogna basarsi sui ricordi…

In un pazzo mondo, solo i pazzi sono sani di mente.

Talvolta lo paragonano a me (Hayao Miyazaki). Mi dispiace per lui perché lo abbassano di livello.

I sogni sono desideri che l’uomo tiene nascosti anche a se stesso.

 

 

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