LE INTERVISTE

DIVENTARE UNIVERSO. INTERVISTA ALLA CANTATTRICE FRANCESCA GIORGI

Provare a introdurre Francesca Giorgi è complesso quanto tentare di descrivere un Universo. Si è specializzata nello studio della commedia dell’Arte presso il Centro attivo di Milano, diplomata alla scuola di interpreti e traduttori e anche poi come mezzosoprano nel corso di Canto Lirico all’Istituto Pareggiato F. Vittadini di Pavia, studiando con il soprano Lilia Gamberini.

Attrice, doppiatrice, speaker e mezzo soprano. Voce ufficiale della web-radio dell’editore ClassicaViva e conduttrice radiofonica di Suoni e Sogni e L’Angolo delle Fiabe, e ancora per oltre dieci anni nel coro de Le Verdi di Milano diretta da Riccardo Chailly e luminosa presenza al Teatro della Luna, al Manzoni e nella compagnia di teatro ragazzi La Casa delle Storie.

Una cantattrice -come si è denominata lei- dove pulsa, al di là della sua prismatica personalità, un puro Talento.

Francesca, lei si è definisce una cantattrice. Cosa intende con questa denominazione?

Ho coniato questa definizione, “ cantattrice”, perché amo giocare con le parole e mi
piacciono gli ibridi, le contaminazioni. Definirmi solo cantante o solo attrice mi pareva un poco riduttivo, proclamarmi attrice e cantante mi sembrava al contempo troppo pretenzioso. Io sono un’attrice che canta, la musica è felice corollario della mia professione, ne è parte integrante. Non vivrei senza, ma non dimentico le mie origini. Ecco perché “cantattrice”. D’altronde, ripresi gli studi musicali proprio per esigenze sceniche… quindi la definizione è arrivata per questa via.

Di origine toscana, oramai milanese di adozione. Come si animano in lei questi due elementi?

Milano è la mia madre adottiva, colei che mi ha fornito la formazione, che mi ha fatta crescere, cui sono infinitamente grata. Sono legata a lei da immensa gratitudine e da un grande amore per la sua generosità e il suo essere metropoli nel senso più universale. Rimango pur sempre sua figlia adottiva. La mia famiglia è toscana per parte paterna, io fui cresciuta proprio dalla madre di mio padre. Emigrati al Nord, dove le mie sorelle ed io nascemmo, non abbiamo mai smesso di coltivare le proprie radici con orgoglio e con amore. Esprimermi in vernacolo è il modo più immediato che ho per esprimermi sotto un’urgenza emotiva, e non solo, anche se per lavoro e abitudine adotto un accento neutro, educato dalla dizione. E’ un omaggio anche verso nonna, la donna più importante della mia vita. Il mio cuore è e sarà sempre a forma di giglio, anche sotto l’ombra della Madonnina.

Una degli aspetti più evidenti è il suo strenuo attivismo, dalla difesa degli ultimi alla tutela degli animali. Secondo lei è ancora possibile cambiare il mondo?

Non so se sia possibile cambiare il mondo. Di sicuro è importante tentare di farlo, non foss’altro per potersi guardare allo specchio e vedersi restituita un’immagine di cui non provare vergogna. La verità e il bene camminano insieme, diceva mia nonna. E’ da lei che ho imparato, e in aggiunta ci metto il mio temperamento da “pasionaria”, ribelle e testarda. Tutti possiamo diventare ultimi, è bene ricordarlo. Ecco perché cerco di schierarmi con loro, comunque e sempre, senza distinzioni. E credo sia possibile farlo anche attraverso il mio mestiere, perché sono fermamente convinta che tutto ciò che facciamo ha un valore politico e sociale, come insegnavano gli antichi Greci.

Facciamo un gioco: se dovesse descrivere a livello sinestetico, differenti timbri vocali, che aggettivi userebbe?

Bella domanda! Proverò a dar fondo alla mia creatività per rispondere .Il soprano è un sorso di champagne, il tenore una risata dentro una stanza vuota, il contralto ed il mezzosoprano sono una lenta carezza a un morbido velluto frusciante, il baritono e il basso sono avvolgenti come un tabacco profumato. Più banalmente, penso a delle associazioni con strumenti musicali. I timbri più acuti sono riconducibili a strumenti come il violino, il violoncello è il suono delle voci più gravi.

Che consigli darebbe ad un giovane ragazzo che desidera approcciarsi al doppiaggio in modo professionale? Ci sono degli esercizi utili per allenare nel quotidiano la propria voce?

Per fare doppiaggio è indispensabile essere attori, quindi è bene studiare seriamente recitazione e dizione, per acquisire gli strumenti interpretativi necessari e liberarsi di inflessioni regionali. Il doppiatore è un attore, prima di tutto. Importantissimo è anche imparare a scaldare anche la voce, perché le corde vocali sono un vero e proprio muscolo, e imparare a trarne sfumature e armonici. Solitamente gli insegnanti di dizione e recitazione pongono grande attenzione su questo. Io mi sento di consigliare anche un insegnante di canto ai neofiti. Il grande Gassman, agli inizi della carriera, aveva un vocino che non “bucava” la quarta parete, e fu proprio grazie agli insegnamenti di una cantante lirica che la sua voce divenne il capolavoro che tutti ammiriamo. La voce è uno strumento da esercitare, soprattutto per un attore-doppiatore.

Se potesse incontrare un artista su di una fumante tazza di caffè chi vorrebbe che fosse? E perché?

Desidererei incontrarne almeno una mezza dozzina… io ho una vera venerazione per Anna Magnani, che amava la musica e gli animali come me. Più che parlarle, la ascolterei per ore. Nannarella per me è come una guida, una vera ispirazione. Un altro che desidererei incontrare è il mio amatissimo Beethoven. E ho idea che non farei altro che chiedergli di suonare per me la sua musica, esattamente come la pensò.

Per conoscere meglio Francesca Giorgi, visitate il suo sito internet qui.

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