CULTURA

33 ANNI FA CI LASCIAVA PRIMO LEVI CON L’ENIGMA DEL SUO SUICIDIO

Pochi sono gli uomini che sanno andare a morte con dignità, e spesso non quelli che ti aspetteresti.

Autore di racconti e memorie, di saggi e romanzi, Primo Levi non è stato uno scrittore come tanti.

Considerato soprattutto nel mondo anglosassone il più grande scrittore italiano del Novecento, la sua opera più celebre è un libro-testimonianza sulla prigionia ad Auschwitz, Se questo è un uomo; apparso nel 1947 è tra i testi più tradotti al mondo, la testimonianza di un sopravvissuto ai lager nazisti nella quale per lunghi passaggi l’autore-testimone scompare, lasciando sotto i nostri occhi una cronaca di minuti, quanto tragici, eventi.

Morirà suicida l’11 aprile 1987, gettandosi dalla tromba delle scale della sua abitazione di Torino. Riguardo ai motivi che lo spinsero a compiere questo gesto, si possono fare soltanto delle ipotesi; come Levi stesso scrisse a proposito di Jean Amery (anch’egli un deportato morto suicida), “nessuno sa le ragioni di un suicidio, neppure chi si è suicidato”. 

Fu probabilmente lacerato dalle strazianti esperienze vissute e dal quel sottile senso di colpa che talvolta, assurdamente, si ingenera negli ebrei scampati all’Olocausto: di essere cioè “colpevoli” di essere sopravvissuti.

Lo scrittore sentiva, inoltre, di aver ricevuto un “dono avvelenato”, ovvero quello di dover raccontare ciò che aveva vissuto, costringendolo a rivivere continuamente la sua sofferenza. Infine, un recente intervento alla prostata lo aveva costretto ad interrompere i farmaci antidepressivi.

Primo Levi ci ha lasciato tra le sue opere anche poesie di rara intensità, come L’approdo, che immagina la quiete alla fine della vita:

Felice l’uomo che ha raggiunto il porto,
Che lascia dietro di sé mari e tempeste,
I cui sogni sono morti o mai nati,
E siede a bere all’osteria di Brema,
Presso al camino, ed ha buona pace.

Felice l’uomo come una fiamma spenta,
Felice l’uomo come sabbia d’estuario,
Che ha deposto il carico e si è tersa la fronte,
E riposa al margine del cammino.

Non teme né spera né aspetta,
Ma guarda fisso il sole che tramonta.

Annunci

Rispondi