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SAMUEL BECKETT: IL VALORE DELL’ATTESA

Samuel Beckett è considerato uno dei più originali e complessi scrittori del Novecento. Nato a Dublino probabilmente il 13 aprile del 1906 (alcuni registri anagrafici riportano la data di nascita del 14 giugno) da una famiglia protestante della classe media, studia Lingue Moderne presso il Trinity College e si laurea con risultati eccellenti nel 1928.

Si trasferisce a Parigi per svolgere la professione di lettore di lingua inglese, nella capitale francese conosce James Joyce, che influenzerà notevolmente il suo pensiero.

Torna in Irlanda nel 1930 e accetta l’incarico di lettore di lingua francese, ma presto si pentirà di tale scelta per la pedanteria dell’ambiente accademico irlandese. Appena due anni dopo rassegna le dimissioni e intraprende alcuni viaggi in Europa. Ha già cominciato a dedicarsi all’attività letteraria e ciò gli procura scontri con la sua famiglia, per nulla entusiasta della scelta di Samuel.

Nel 1937 si stabilisce a Parigi e diventa molto conosciuto negli ambienti intellettuali.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale inizia a lavorare per la Resistenza come traduttore, ma il pericolo incombente di essere arrestato dalla Gestapo lo spinge a cercare riparo nelle campagne, pur continuando a partecipare attivamente alla guerra fornendo armi ai resistenti.
Dedicatosi interamente alla letteratura dal 1930, il periodo di maggiore creatività per Beckett si può considerare quello compreso tra il 1945 e il 1955.

I limiti della comunicazione umana

Nelle sue opere teatrali e narrative mostra il senso di desolazione e di vuoto che pervade il mondo. È magistrale l’uso di dialoghi brevi, apparentemente semplici per l’uso di termini quotidiani, nella sostanza lapidali, per sottolineare i limiti della comunicazione umana.

Nella sua produzione teatrale il linguaggio è direttamente relazionato all’azione, mimica e silenzio giocano il ruolo principale proprio per sottolineare l’importanza del non detto e la menzogna della comunicazione umana.

Quel suo modo di esprimere se stesso potrebbe apparire talvolta criptico, ma nasce dall’esigenza di esprimere simbolicamente la futilità e l’insensatezza dell’esistenza umana.

L’attesa di Godot

Il tema dell’attesa gioca un ruolo cardine nella poetica di Beckett. È negli anni di massima produzione artistica che compone “Aspettando Godot”, pietra miliare del Novecento e che rivoluzionerà il teatro contemporaneo.

In questa tragicommedia edificata attorno alla condizione dell’attesa si riscontra la genialità di Beckett.

Due vagabondi aspettano un misterioso Godot , che mai arriverà, lungo una desolata strada di campagna, tra chiacchiere, momenti di sconforto, litigi e scene comiche. I due personaggi attendono senza mai spostarsi, nemmeno quando sembra vi sia la volontà di farlo. Siamo noi esseri umani, impossibilitati a muoverci e ad operare un mutamento nella nostra vita? E chi è Godot?

Come affermò lo stesso Beckett «se avessi saputo chi è Godot l’avrei scritto nel copione».

Forse Godot simbolizza semplicemente il significato non significante di una passiva attesa. La perenne attesa di qualcosa che arrivi a mutare il corso della propria esistenza, ma senza compiere alcuna azione affinché quel cambiamento accada.

Diamo valore alle nostre attese.


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