CULTURA

1920 – 2020 : CENT’ANNI DI MUTAMENTI SOCIALI, COMPLOTTISMI E PANDEMIE

Com’eravamo e com’era il mondo cento anni fa?

Inutile paragonare la società di ieri a quella di oggi, perché complice anche la tecnologia il mondo è mutato. Lo sono anche le nostre abitudini, i nostri comportamenti, i nostri rapporti, le nostre scelte di tutti i giorni. Una società più moderna, non per forza migliore o peggiore di quelle che sono venute prima, semplicemente diversa. Ma quali sono stati i cambiamenti più profondi? Com’è cambiato il mondo e come sono cambiate le nostre abitudini?

Com’è cambiata la società ce lo dice un report sui trend globali di Euromonitor International, a cura dell’analista Alison Angus, che ci informa su quello che è diventata la società oggi. Siamo più green, più amanti del vivere in famiglia e abbiamo un diverso stile di vita.

Per fortuna siamo  più attenti al pianeta e stiamo cercando di porre rimedio agli errori del passato: poche sigarette, poco alcol, stile di vita sano, consumiamo meno carne o nella migliore delle ipotesi abbracciamo l’alimentazione vegana, senza dimenticare che amiamo trascorrere più tempo in famiglia, fare yoga, andare in bicicletta.

Non amiamo più possedere una cosa. Le case sono in affitto, le auto e le bici sono condivise, così come gli abiti sono presi a noleggio. Adoriamo lo streaming, poter avere musica, cinema e molto altro ancora a disposizione, previo pagamento di un canone, che però, non ci garantisce più il possesso di una cosa, ma solo la fruibilità della stessa.

Tutto è on demand e personalizzato, anche nel mondo del fitness, ad esempio. Senza dimenticare la solidarietà che, per fortuna, è sempre più presente nella nostra società. Ce ne hanno dato prova i guru dei social network, dalla Ferragni a imprenditori e politici  di una certa influenza, con le loro generose donazioni agli ospedali soprattutto in questo momento di emergenza sociale contro il Covid-19.

Un amalgama scivoloso in cui  elementi del passato si sovrappongono, senza affermarsi nettamente, ma mescolandosi o meglio impastandosi, con le nuove spinte di trasformazione della contemporaneità.

Cent’ anni della nostra storia e della nostra società letti attraverso la lente attenta e approfondita dell’Osservatorio sui mutamenti valoriali e sociali.

Nell’ultimo secolo, infatti, si sono incrociate dinamiche differenti e contraddittorie. Le trasformazioni non hanno seguito un percorso rettilineo o unidirezionale, ma hanno avuto un andamento ossimorico, con spinte e controspinte, fughe in avanti e inversioni di marcia.

Nel passaggio dal 2° al 3° millennio la società italiana inizia a cambiare pelle. Diminuisce la crescita demografica, aumentano gli anziani, aumentano gli stranieri, rallenta la crescita del reddito pro-capite, si fa sempre più prevenzione, lavastoviglie, computer e cellulari sono alla portata di tutti.

Arrivano nuovi farmaci mentre la figura del medico inizia a cambiare e, da depositario unico delle conoscenze mediche, diventa soggetto da sfidare, e da denunciare. La prevenzione prende il sopravvento.

In un solo secolo, il mondo è profondamente cambiato.

Molte cose cambiano sì, ma non tutte le cose. Ad esempio, le idee di complotto e di cospirazione mondiali volte a ledere la nostra salute e quella delle nostre economie, ha delle fortissime attinenze con il passato.

Negli ultimi mesi ci siamo ritrovati a combattere con un nuovo nemico, il  Covid-19, che ha drasticamente cambiato il nostro modo di vivere; ci ha privato della libertà donandoci però una capacità di analisi che, se ci guardiamo indietro, non ha nulla da invidiare a quella del secolo scorso soprattutto se ad entrare in gioco sono le teorie di complotto globali.

Nel giugno 1918, alle soglie della fine del primo grande conflitto mondiale, il giornalista e scrittore Yosef Haftman racconta dei tram che smettono di funzionare, e delle industrie e scuole chiuse nella Madrid colpita dalla «strana e meravigliosa malattia», che non faceva sconti a nessuno, tanto da colpire anche alcuni membri della famiglia reale. «Centomila persone giacciono ammalate nei letti», scriveva l’autore.

L’articolo apparve nella rivista in lingua ebraica Hatsfira nell’appena dissolto Impero russo.

Ma non ci interessa solo per gli affascinanti paralleli con la pandemia attuale.

Si parla anche di teorie di complotto dove la Spagnola diventa una «terribile arma di guerra». Lo riporta la testata israeliana Haaretz il 26 marzo, in un articolo firmato da Ofer Aderet.

L’epidemia apparsa in Spagna, da cui prese il nome, si trasformò presto in pandemia, infettando ben più di un terzo della popolazione mondiale, arrivando addirittura ai più remoti villaggi eschimesi, placandosi solo nella primavera del 1919. Anche allora distinguere tra vittime della malattia e altre patologie pregresse non era facile. Oggi le stime vanno dai 20 ai 100 milioni di morti.

Naturalmente doveva essere difficile da accettare. Da una parte l’Occidente del primo conflitto mondiale si vedeva all’apice del progresso, persino nelle sue coniugazioni più distruttive, dall’altra il Mondo tornava a conoscere un nemico invisibile di cui non si sapeva niente, ed era difficile capire come affrontarlo, come ai tempi delle epidemie di peste. Com’era possibile?

Per equilibrare questo scompenso si fa presto a creare suggestive teorie, le quali spiegano che in realtà il virus lo ha creato l’uomo, magari è «un’arma biologica finita male» dei tedeschi sconfitti. «Insomma, siamo una civiltà avanzata, non più in balia della Natura»: presto il complotto sarebbe stato smascherato, e, grazie a un antidoto, tutto sarebbe tornato come prima.

Questa si chiama «dissonanza cognitiva»: è un fenomeno che si innesca da sempre nella nostra mente – specialmente se siamo in ansia per qualche fenomeno che non possiamo controllare – fin da quando Nerone accusò i cristiani di aver incendiato Roma, scrollandosi egli stesso di dosso l’accusa infondata.

La storia insegna che è possibile ripartire

«Nessuno di noi ha mai vissuto un momento come questo, ma esistono analogie con eventi drammatici del passato che hanno scandito la storia del nostro Paese. E in ognuno di questi, l’Italia è sempre riuscita a rialzarsi».

È quanto afferma Fulvio Conti, professore di storia contemporanea alla Scuola di Scienze Politiche Cesare Alfieri dell’Università di Firenze.

 

Le foto dell’epoca che in poco tempo sono diventate virali, mostrano con un’evidenza che fa sobbalzare dalla sedia le incredibili analogie con la situazione attuale.

Molti di questi documenti fotografici provengono dall’archivio della California State Library scattate durante l’epidemia nota come ‘Spagnola’ a San Francisco,  in California, nel 1918.

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Insomma, i tempi potranno anche essere cambiati, ma eventi globali di questo genere ci ricordano che restiamo sempre e comunque gli stessi esseri umani, capaci di raggiungere vette straordinarie di progresso, ma anche di non saperle del tutto comprendere, arrivando a concepire i complotti più assurdi, perché in fondo ci illudiamo da sempre di avere noi il controllo sulla Natura, fino a quando qualcosa ci ricorda che le cose non stanno proprio così.

In questo LIII numero di Metis Magazine abbiamo voluto affrontare l’affascinante   tematica dell’evoluzione e delle assonanze della nostra società di ieri e di oggi negli ultimi cent’anni.

Storie, sfide, vittorie, sofferenze, evoluzioni e pandemie. Lunghissimo è stato il nostro cammino dalla Belle Epoque all’era digitale, dei social network e delle auto ibride. Ma cos’è cambiato realmente?

Non mancherà uno sguardo all’attualità, con approfondimenti sull’emergenza Coronavirus che il nostro Paese e il mondo intero stanno attraversando e, come sempre, le nostre immancabili rubriche.

Senza alcuna pretesa di esser stati esaustivi ma solo con l’intento di darvi alcuni spunti di riflessioni, vi invitiamo a non perdervi questo originale numero di Maggio.

Buona lettura.

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