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24 GIUGNO 1519: MORIVA LUCREZIA BORGIA

Ricade oggi, 24 giugno, l’anniversario di morte di Lucrezia Borgia, una delle figure femminili più controverse del Rinascimento italiano.

Molto amata da artisti e poeti, non solo per la sua bellezza ma soprattutto per il suo spirito impetuoso, è stata anche oggetto di accuse infamanti da parte della storiografia che l’ha descritta come un’avvelenatrice, libertina e incestuosa.

 ‘’ Libertina per fantasia, empia per temperamento, ambiziosa per calcolo, Lucrezia bramava piaceri, adulazioni, onori, gemme, oro, stoffe fruscianti e palazzi sontuosi. Spagnola sotto i capelli biondi, cortigiana sotto la sua aria candida, aveva il viso di una madonna di Raffaello e il cuore di una Messalina. ‘’

( Alexandre Dumas padre )

E poi ancora:

“Gennaro, questa donna, a cui parlavi d’amore, è avvelenatrice e adultera, incestuosa in tutti i sensi: lo è stata con i suoi due fratelli, che si sono uccisi tra loro per amore suo… con suo padre che è il papa, lo sarebbe stata persino coi suoi figli se ne avesse avuti, ma il cielo li rifiuta ai mostri (…). Vuole saperne il nome, Gennaro? È Lucrezia Borgia!”

( Victor Hugo )

Basta il prestigio del suo nome a suscitare un magico incanto.  Non esiste un’accusa che non sia stata mossa nei confronti della bionda figlia di papa Alessandro VI.

La bella Lucrezia poteva gloriarsi di molteplici doti, persino politiche e diplomatiche. Fu un’abile amministratrice tanto che suo marito Alfonso d’Este le affidò numerose volte la conduzione del Ducato. Riunì alla sua corte una cerchia di intellettuali  tra cui Ludovico Ariosto, Gian Giorgio Trissino, Ercole Strozzi e Pietro Bembo. Proprio quest’ultimo riuscì ad instaurare con la donna un rapporto che andava al di là del mecenatismo, seppur rimanendo una liaison platonica. A questa relazione è legata una delle tantissime leggende su Lucrezia Borgia: tra gli scritti personali di Bembo venne ritrovata una ciocca di capelli biondi. Ancora oggi questo prezioso ritrovamento è conservato presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano, all’interno di una teca.  George Byron, scrittore inglese, in visita a Milano nel 1816, restò molto colpito dal carteggio tra i due pervenuto e definì quella ciocca di capelli ‘’ più simile all’oro che ad altro’’. Secondo la leggenda la notte dei morti, la figlia di papa Alessandro VI faccia ritorno dall’aldilà per prendersi cura della sua fulgida chioma.

Ma alla figura di Lucrezia è legata una leggenda più nota che la vedrebbe un’esperta avvelenatrice. Il veleno che secondo molti venne utilizzato da tutta la sua famiglia per eliminare gli avversari politici era la cantarella, una variante dell’arsenico simile allo zucchero.

Anche in questo caso, molto è probabilmente frutto della leggenda: molti tossicologi sono infatti convinti che questo micidiale veleno in realtà non sia mai esistito.  Una figura contraddittoria, quindi, quella di Lucrezia, così come il tempo in cui visse, quel Rinascimento caratterizzato da una cultura raffinata e preziosa ma nello stesso tempo da tanta violenza e intrighi. E la sua leggenda è consegnata alla storia.

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