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Tutto cambia perché nulla cambi: il nuovo “gattopardismo” da Licio Gelli a Luca Palamara

Chissà cosa penserebbe oggi il buon Tancredi, nipote prediletto del principe Fabrizio Salina, sfogliando i quotidiani degli ultimi giorni sul “cerchio magico” di Palamara e chissà cosa ne penserebbe la coraggiosa Tina Anselmi, se si starà rivoltando nella tomba tormentata dall’ombra lunga della P2 e dal ritorno di vecchi fantasmi.

Luca Palamara, magistrato ed ex presidente di ANM, oggi sospeso e al centro dell’inchiesta della procura di Perugia sulle nomine delle toghe, racconta il meccanismo che ha governato negli ultimi anni in Italia l’assegnazione degli incarichi ai magistrati, soprattutto di quelli più importanti.

Tramontano i Borboni, tramonta la vecchia aristocrazia, il passaggio radicale sembra attuarsi di labbro in labbro ma vi è un “sistema” radicato nel DNA italiano, un antico vizietto di “Casa Nostra”, quello del condizionamento delle istituzioni e della democrazia, un’abitudine dura a morire nel “Nostro Paese”; sono trascorsi cica 40 anni dalla Commissione di inchiesta sulla Loggia P2, presieduta dall’Onorevole Tina Anselmi, ma apparentemente le metodiche di gestione del potere, a leggere certe intercettazioni, non sono mutate: “grazie al tuo avvallo – scrive Forciniti a Palamara il 22 giugno 2018 – in questa consiliatura molte cose sono state decise nel cerchio magico, non nelle sedi proprie” .

Le chat di Palamara raccontano tanto, raccontano un mondo non lontano da quello di Licio Gelli; una rete di rapporti, un sistema di potere per condizionare le istituzioni, raccontano di un ottimo “maestro di cerimonie” nel favorire incontri, di una sorta di PR e abile burattinaio, “ogni cena una nomina”, “dietro ogni nomina ci sono cene, discussioni, accordi tra correnti – spiega l’ex membro del Csm all’Huffingtonpost -. Questo deve essere chiaro: non si muove foglia che corrente non voglia”. Non solo dunque la cena all’Hotel Champagne che ha visto la presenza di due esponenti politici dal calibro di Cosimo Ferri (Italia Viva) e Luca Lotti (Pd).

E, allora, caro buon Tomasi di Lampedusa c’è ancora una verità italiana?  «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi»?  A quanto pare non molto è cambiato se la politica ha mani in pasta ovunque, anche nella giustizia gestita “in nome del popolo italiano”.

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