CULTURA

GIOCHI DI UNA VOLTA: TRADIZIONI LUDICHE DEL PASSATO IN VOGA ANCORA OGGI

Quella del gioco è una pratica antica come la notte dei tempi ed ha subito profonde modificazioni in base alle epoche ed alle culture succedutesi, per adeguarsi via via agli stili di vita che l’uomo ha assunto nel corso della storia.

E proprio questa necessità di adeguamento ha fatto sì che, nel corso degli ultimi decenni, si perdesse quella buona abitudine di vivere la strada e di giocare all’aria aperta, attraverso il contatto umano con l’altro; un contatto che oggi più che mai viene relegato ad una dimensione virtuale e filtrato attraverso uno schermo.

Nell’era digitale, nella quale a farla da padroni sono i videogames, abbiamo smesso di tramandare alle nuove generazioni le tradizioni ludiche legate a quei giochi belli, sani, dal sapore antico che hanno aiutato intere generazioni a crescere, sviluppando nei ragazzi di un tempo dinamismo, capacità di problem solving, attitudine all’apprendimento cooperativo, accettazione delle regole e senso di appartenenza ad un gruppo; tutti elementi indispensabili ad un corretto percorso di crescita psicofisica, difficilmente raggiungibile mediando le relazioni attraverso un monitor.

Se oggi chiedessimo ad un adolescente che cos’è “Campana” o “Palla prigioniera” o, ancora, se conosce “Tana libera tutti” o “Mosca cieca”, probabilmente ci guardarebbe come se arrivassimo da un altro pianeta o, nell’eventualità più fortunata, ci direbbe che ne ha sentito parlare, ma non sa bene cosa siano o non ne conosce le regole. Ove rivolgessimo invece la stessa stessa domanda ai genitori di quell’adolescente, o ancor meglio ai suoi nonni, evocheremmo in loro ricordi speciali, emozioni legate ad un tempo in cui per divertirsi non occorreva possedere l’ultima console uscita in commercio o le cuffie più performanti che esistano, ma era sufficiente una corda, una pietra, un fazzoletto, un muro o una semplice palla di pezza per trasformare un pomeriggio in un’occasione speciale; un tempo in cui per giocare spensierati poteva addirittura non occorrere niente, anche perché non si possedeva niente, ma quel niente bastava per fare aggregazione, per essere felici, per vivere serenamente la propria infanzia, perché la cosa più importante era lo stare insieme, il poter godere della compagnia dei propri amici.

Eppure c’è qualcuno che guarda ancora al passato e grazie a ciò alcuni giochi di un tempo sono praticati ancora oggi, sebbene spesso solo da un’utenza di nicchia. Rispetto a tali giochi non si è persa del tutto, quindi, la tradizione ludica, che è sopravvissuta allo scorrere del tempo. Non tutti i giochi del passato sono finiti in soffitta come fossero abiti vecchi e non più alla moda, anzi alcuni di essi continuano a far sognare grandi e piccini regalando loro meravigliosi momenti di svago.

Scopriamone quali sono!

IL CHEECOTING O GIOCO DELLE BIGLIE

Molto praticato nel periodo estivo, soprattutto in spiaggia, il gioco delle biglie era uno dei giochi preferiti dai bambini, dai ragazzi ed anche dagli adulti negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, rappresentando il passatempo balneare per antonomasia.

Per la verità si tratta di un gioco dalle origini ben più antiche, poiché nacque in Inghilterra già in epoca vittoriana, ma se ne trovano tracce addirittura nella storiografia dell’antico Egitto.

Il gioco è praticato ancora oggi nel nostro Paese, specie sulle spiagge della Riviera romagnola, dove addirittura si tiene ogni anno, ai Bagni Ricci, il Campionato Mondiale di Cheecoting.

Il Cheecoting si gioca con un minimo di due ed un massimo di dieci giocatori, con biglie a mucchio, a buche, ad inseguimento ed a circuito, essendo tale ultima variante del gioco quella preferita dai giocatori più accaniti, oltre che la più utilizzata nelle competizioni in spiaggia.

Le biglie vengono posate sul terreno e colpite dai giocatori con l’unghia del dito indice o del medio e la mano vicina al suolo; uguali in fattura e dimensioni per tutti i giocatori, esse vengono fatte rotolare all’interno di circuiti di varie lunghezze e con livelli di difficoltà differenti, per un numero di giri prestabilito. Riescono a giungere al termine del percorso solo grazie all’abilità ed alla precisione dei concorrenti. Vince chi termina per primo il circuito considerato nella sua interezza o, per le altre varianti del gioco, chi sottrae il maggior numero di biglie agli altri giocatori.

Una simpatica curiosità sui circuiti è quella per cui questi vengono realizzati tirando qualcuno per le gambe, in modo da creare un solco nel terreno.

IL SALTO DELLA CAVALLINA

Un altro gioco particolarmente divertente nato agli inizi del Novecento dalla fantasia di alcuni gruppi di bambini poveri è il gioco della “Cavallina” che non richiedeva null’altro che uno spazio ampio, per cui più che idonea era la strada, ma anche un qualsiasi altro luogo al chiuso purché privo di ostacoli ed abbastanza spazioso nel quale un numero minimo di quattro e massimo di venti giocatori si potessero sfidare.

Il gioco consiste nel saltare sulla schiena di un altro giocatore che assume il ruolo di cavallina a seguito di una “conta” e che, una volta individuato, si posiziona piegato in avanti con le mani ben poggiate sulle proprie ginocchia e la testa in giù protetta da eventuali contatti accidentali con i saltatori.

Il giocatore-cavallina attende dunque i compagni di gioco che, prendendo la rincorsa e poggiandogli le mani sulla schiena si danno lo slancio per scavalcarlo a gambe divaricate.

Le regole sono ferree: chi salta non deve toccare l’avversario in alcun altro modo se non con le mani sulla schiena per darsi lo slancio, in caso contrario dovrà “andare sotto” a sua volta; oltre a ciò, la caratteristica che rende particolarmente divertente il gioco è la cosiddetta “voce” che ciascun saltatore è tenuto a dare per accompagnare il proprio salto e che differisce a seconda del turno, viene declinata in dialetto ed indica la modalità in cui il salto sarà eseguito.

Le “voci” più diffuse, normalmente tredici, sono le seguenti: Uno, monta la luna (salto semplice); Due, monta il bue (salto semplice); Tre, la figlia del re (salto semplice); Quattro, batti mano (salto semplice con battito di mani in volo); Cinque, pugni forti (nel saltare si trova l’appoggio di chi sta sotto, poggiandosi sulla sua schiena a pugni chiusi anziché con le mani aperte); Sei, un calcio al volo (saltando bisogna dare un colpo di tacco sul sedere di chi sta sotto e se si manca il colpa si va sotto a propria volta); Sette, tre passi incrociati avanti e tre indietro (si deve atterrare a piedi incrociati dopo il salto e sempre a piedi incrociati si devono fare tre salti in avanti e tre indietro); Otto, fagotto se mi tocchi mi metti sotto (si deve rimanere immobili dopo essere atterrati e se il giocatore-cavallina riesce a raggiungere con le mani il giocatore che ha saltato quest’ultimo va sotto); Nove, andiamo a raccogliere (una volta atterrati si deve raccogliere con i denti un oggetto lasciato cadere dal giocatore precedente o posizionato ad hoc); Dieci, palo di ferro (si deve atterrare in piedi dritti dritti come un palo); Undici, formiche volanti (l’appoggio sulla schiena del giocatore cavallina non va fatto a mani aperte ma sui polpastrelli come se chi salta fosse un rapace che afferra la sua preda); Dodici, poltrona a striscio (durante il salto bisogna strisciare con il sedere sulla schiena del giocatore-cavallina stando attenti a non farlo cadere, altrimenti si va sotto al suo posto); Tredici, il violino a tre corde (non si salta ma si striscia la schiena della cavallina per tre volte e dopo ogni strisciata le si dà un colpo al sedere).

Naturalmente risulta molto difficile declinare tutte e tredici le voci nel corso del gioco perché è frequente che i giocatori sbaglino e si debba ricominciare da capo. Quello della Cavallina è un gioco molto divertente che valorizza lo stare insieme e sviluppa l’intelligenza, l’agilità e la coordinazione; nei piccoli borghi del Sud Italia è ancora oggi praticato, così come è praticato a scuola nelle ore di educazione fisica. Esso richiama molto lo sport olimpionico del salto del cavallo.

LA MORRA

Si tratta di un antico gioco popolare molto diffuso in tutta Europa che richiede grande velocità, astuzia e capacità di calcolo.

I giocatori in cerchio, abbassano le mani tutti nello stesso momento indicando un numero con le dita e chiamandolo ad alta voce. Vince chi indovina per primo la somma totale del numero di dita che sono state giocate. I turni possono essere infiniti e naturalmente più si è, più il gioco risulta difficile, ma anche divertente.

Una variante di questo gioco è la morra cinese, anche detto “Carta, Forbici o Pietra”, che si gioca a due alla volta e consiste nell’abbassare la mano giocando carta (mano stesa), forbici (indice e medio stesi) o pietra (mano a pugno). La pietra vince sulle forbici, perché le spunta e perde sulla carta; la carta vince sulla pietra, perché la avvolge, ma perde con le forbici; e le forbici vincono sulla carta, perché la tagliano ma perdono contro la pietra.

Si tratta di un gioco divertentissimo, nella seconda variante adatto anche ai bambini in età prescolare ed infatti molto utilizzato nelle Scuole dell’Infanzia.

COPYRIGHT FOTO IN EVIDENZA: GIOCHI DEL PASSATO

Rispondi