CULTURA

RENATO CARPENTIERI. L’ATTORE, IL REGISTA, IL DRAMATURG: INTERVISTA A GRAZIA D’ARIENZO.

Attore poliedrico e versatile, oltre 40 anni di carriera tra cinema, teatro e televisione, un mestiere che continua a fare con grande talento e passione. Renato Carpentieri è oggi uno degli interpreti più noti e apprezzati della scena italiana, vincitore del David di Donatello 2018 come Miglior Attore Protagonista nel film “La tenerezza” di Gianni Amelio. Fu proprio il regista calabrese a lanciarlo, ventott’anni prima, nel mondo cinematografico, accanto a Ennio Fantastichini e Gian Maria Volonté, nell’intenso e straordinario “Porte Aperte” (1990), film tratto dall’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia e ispirato a un fatto realmente accaduto. A lui è dedicata la prima monografia dal titolo “Renato Carpentieri. L’attore, il regista, il dramaturg” (Liguori Editore), di Grazia D’Arienzo. Borsista di ricerca in Discipline dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Salerno, la D’Arienzo, con acume critico ed una sensibilità storica straordinaria, ricostruisce il percorso artistico di Carpentieri, dagli anonimi esordi fino ai più odierni successi, servendosi anche di materiali d’archivio e di interviste inedite.Ne abbiamo parlato direttamente con l’autrice nell’intervista che segue.

 

 

 

Foto Grazia D_Arienzo

Grazia D’Arienzo

 

 

Ciao Grazia, raccontaci qualcosa di te.

Attualmente sono titolare di una borsa di ricerca presso il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Salerno, dove svolgo attività didattica e collaboro con le cattedre di Storia del teatro e di Drammaturgia. Nel 2013 mi sono laureata in Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale e contemporaneamente ho ottenuto il diploma presso l’I.C.R.A. – Centro Internazionale di Ricerca sull’Attore diretto da Michele Monetta, e la qualifica professionale come Responsabile di Produzione per eventi, teatro, cinema e televisione rilasciata dalla Regione Campania e dall’Unione Europea. Ho poi conseguito il Dottorato in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico-artistica con una tesi in Discipline dello Spettacolo.

Ognuno di noi nel lungo percorso di vita ha incontrato dei maestri che hanno lasciato in noi un segno particolare. A proposito di incontri, per te è stato importante quello con l’attore e regista teatrale Renato Carpentieri.

Ho avuto modo di conoscere Renato durante i tre anni in cui è stato direttore artistico del Centro Universitario Teatrale di Salerno: sono stata allieva attrice nella Compagnia d’Ateneo da lui guidata. Renato è una persona erudita e generosa, e osservare il suo modus operandi come regista e interprete ha rappresentato un momento nodale per la successiva evoluzione dei miei studi e delle mie ricerche. Il lavoro svolto con lui – e con l’attrice Valeria Luchetti – mi ha consentito di sviluppare una particolare sensibilità critica nei confronti dei codici della scena.

Come è nata l’idea di scrivere la monografia “Renato Carpentieri. L’attore, il regista, il dramaturg” a lui dedicata?

Il volume muove dalla mia tesi di laurea magistrale in Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale, per la quale ho condotto sondaggi presso l’archivio privato di Renato a Napoli. Ho poi avuto la possibilità di ampliare il testo – pur conservandone la struttura originaria – nell’ambito di un progetto di ricerca accademico.

 

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Grazia D’Arienzo, Renato Carpentieri. L’attore, il regista, il dramaturg, Liguori Editore

 

Come si sviluppa?

Il saggio disegna nel primo capitolo la parabola biografica, formativa e artistica di Carpentieri, per poi sondare le sue tre direttrici di competenza nella sfera dello spettacolo: il ruolo di attore, quello di regista, e quello di dramaturg (sull’esempio di Claudio Meldolesi, ho inserito questo termine nel titolo del libro con l’iniziale minuscola, contrariamente a ciò che richiederebbe la corretta grafia tedesca). Corredano il volume una teatrografia e una filmografia aggiornate ed un’appendice fotografica con ritratti inediti.

Renato Carpentieri è un attore incredibilmente poliedrico. Si dedica a una lunga ed esclusiva attività di attore e regista teatrale prima di essere scoperto, quasi per caso, a quarantasei anni, da Gianni Amelio per il quale interpreta con sensibilità e passione la parte di Consolo, l’onesto giudice popolare in “Porte aperte” (1990). Inizia così una carriera cinematografica da apprezzato interprete soprattutto drammatico, lavorando fra gli altri con Salvatores (“Puerto Escondido”, 1992), Martone (“Morte di un matematico napoletano”, 1992; “Il giovane favoloso”, 2014), i fratelli Taviani (“Fiorile”, 1993). Con Gianni Amelio prenderà parte ancora nei film “La tenerezza” (2017, David di Donatello come Miglior attore protagonista), e “Hammamet” (2020). Potresti ripercorrere alcune tappe fondamentali del suo lungo percorso artistico e raccontarci il suo modo di essere attore e di intendere questo mestiere?

Prima di avvicinarsi all’arte teatrale, Renato Carpentieri ha militato nelle fila dell’Unione dei Comunisti Italiani, dirigendone il braccio culturale e organizzandoperformance di agit-prop. Nella seconda metà degli anni Settanta è stato quindi co-fondatore della compagnia napoletana del Teatro dei Mutamenti. Il decennio Ottanta lo ha visto protagonista di importanti esperienze extra-partenopee (a Bologna con Claudio Meldolesi, e a Pontedera con Roberto Bacci) e poi impegnato come co-direttore del Teatro Nuovo di Napoli. A questo frangente risalgono le prime prove davanti alla macchina da presa, sebbene avesse già partecipato a sceneggiati televisivi. Dal 1995 si è ristabilito definitivamente nel capoluogo partenopeo, dove ha assunto la guida dello storico Libera Scena Ensemble e si è dedicato al progetto Museum. Negli anni recenti ha dato vita, insieme a Valeria Luchetti, ad una propria compagnia, Il Punto in Movimento.

Nonostante i frequenti spostamenti Renato Carpentieri, farà sempre ritorno a Napoli. Qual è il suo rapporto con la città partenopea e quanto ha influito nella sua esperienza artistica? Carpentieri tra l’altro, ha dato voce al cortometraggio “La fine del mondo”, realizzato nel 2018 in occasione dell’evento “Cuore di Napoli” e che delinea un ritratto del capoluogo campano.

Napoli è sicuramente un punto di riferimento imprescindibile nella formazione artistica e umana di Carpentieri. Tuttavia, la cifra stilistica che lo contraddistingue non è prettamente riconducibile a moduli recitativi di tradizione partenopea. Renato ha piuttosto assimilato la lezione di maestri quali Dario Fo e Gian Maria Volonté, con i quali ha proficuamente collaborato.

 

 

 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Il mio lavoro è attualmente focalizzato su due filonidi ricerca: uno riguarda le rimediazioni dell’opera di Samuel Beckett nel panorama del teatro contemporaneo; l’altra è un’indagine sulle sale teatrali e i luoghi dello spettacolo campani.

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Copyright Immagine 1-2 – Grazia D’arienzo

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