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QUANDO SANDRO PERTINI DIVENNE IL PRESIDENTE PIÙ AMATO DAGLI ITALIANI

Sono esattamente le 12:57, quel sabato dell’8 luglio 1978 quando, dopo 16 scrutini andati a vuoto, il Presidente della Camera Pietro Ingrao legge per 506 volte il nome di Sandro Pertini.

Il nuovo e settimo Presidente della Repubblica italiana ha 82 anni e viene eletto con una maggioranza schiacciante: 832 voti su 995 con 121 schede bianche.

Con la moglie Carla (Copyright immagine)

 

Subentrato al dimissionario Giovanni Leone (colpito dallo scandalo Lockheed), l’esponente democratico e riformista del partito socialista italiano, è un ex partigiano di Savona, medaglia d’oro al valor militare per la sua lotta nella Resistenza a Roma, in Lombardia e Valle d’Aosta.

Pertini si appresta a governare uno Stato che attraversa un periodo politico e sociale devastato e allo sbando.

Sono gli anni di piombo e Aldo Moro è stato assassinato appena due mesi prima e, assieme a lui, è scomparso anche il progetto del “Compromesso storico”, ovvero della volontà di raggiungere un accordo tra il Partito Comunista e la Democrazia Cristiana.

Il settennato di Pertini, segnato da eventi fondamentali della Storia d’Italia come l’elezione di papa Giovanni Paolo II, il terremoto dell’Irpinia e la vittoria degli Azzurri nei mondiali di calcio 1982, entra nel cuore dell’opinione pubblica che non a caso inizia a vedere in lui una figura carismatica e di specchiata moralità, in grado di accrescere la fiducia del popolo nelle istituzioni.

 

Sandro Pertini resta tuttora la figura del Presidente della Repubblica più amata e stimata dagli italiani, simbolo di un Paese in grado di essere ancora unito, dalla trasparenza dell’alto profilo istituzionale all’onestà dei cittadini più comuni.

Durante la sua elezione come Presidente della Repubblica, Pertini saluta il suo incarico così:

…Da oggi io cesserò di essere uomo di parte. Intendo essere solo il Presidente della Repubblica di tutti gli Italiani, fratello a tutti nell’amore di Patria e nell’aspirazione costante alla Libertà e alla Giustizia. Onorevoli Senatori e Deputati, signori Delegati Regionali: viva la Repubblica, viva l’Italia!

 

(Copyright immagine in evidenza)

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