CULTURA

2 AGOSTO 1980, A 40 ANNI DALLA STRAGE DI BOLOGNA

Alle ore 10,25 del 2 agosto 1980, una bomba esplose nella stazione ferroviaria di Bologna centrale, uccidendo 85 persone e ferendone ben 218.

L’ordigno a tempo era stato posizionato all’interno di una valigia ed abbandonato nella sala d’attesa della seconda classe della stazione, in prossimità del muro portante dell’ala Ovest dell’edificio, tant’è che la potente deflagrazione fece crollare l’intera ala.

Si trattò indubbiamente di uno degli attentati terroristici più gravi ed efferati del secondo dopoguerra, insieme ad alcuni altri verificatisi sempre negli anni di piombo. Sul luogo accorse l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini che, in lacrime, definì l’accadimento come il più grave episodio criminale che il nostro Paese avesse mai subito.

La magistratura individuò quali esecutori materiali dell’attentato alcuni militanti di estrema destra appartenenti al gruppo di ispirazione neofascista dei Nuclei Armati Rivoluzionari, tra cui Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, condannati già nel 1995, Luigi Ciavardini, condannato nel 2007 ed in ultimo Gilberto Cavallini, la cui condanna all’ergastolo per concorso in strage è arrivata solo nel gennaio 2020, dopo ben 40 anni dagli accadimenti.

All’esito della requisitoria del Pubblico Ministero Enrico Cieri, l’ex Nar Cavallini ha dichiarato: “Io sono pentito di quello che ho fatto, di quello che non ho fatto non mi posso pentire. Dico anche a nome dei miei compagni di gruppo che non abbiamo da chiedere perdono a nessuno per quanto successo il 2 agosto 1980″.

Con quest’ultima condanna si è messo a segno un altro punto in nome della giustizia, di quella giustizia che ha continuato a lavorare e ad indagare infaticabilmente per tutti questi anni senza mai smettere di cercare i colpevoli della strage.

Ma a quarant’anni dai fatti il capitolo dei mandanti rimane ancora un mistero irrisolto.

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