CULTURA

AI CONFINI DELLE PORTE DELLA PERCEZIONE: VIAGGI PSICHEDELICI. DALL’LSD AL PEYOTE.

Nel documentario “American. The Bill Hicks Story“, l’inimitabile stand up comedian, racconta di come l’esperienza più rivoluzionaria della sua vita fosse avvenuta all’alba, mentre era steso con i suoi tre migliori amici in un campo d’erba e erano iniziati i primi effetti dell’LSD.

In cielo gli si era proiettato come tutta la materia, condensata come una palla energetica a lenta vibrazione, che aveva rivelato a Hicks, in una breve frase, il senso dell’esistere:

Tutto è Uno.

Le droghe psichedeliche si diffondono a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta del XX Secolo, quando si credeva che l’umanità potesse entrare in contatto con civiltà extraterrestri e, soprattutto, che fosse possibile instaurare una società che ripudiasse la guerra in nome della pace e dell’amore.

I nuovi intrattenimenti psichedelici come la mescalina, l’LSD e la psilocibina, si riteneva potessero condurre alla scoperta di un nuovo mondo interiore, di un intero continente sommerso della psiche fino a spalancare quelle «porte della percezione» di cui aveva scritto William Blake  in una delle vette gnostiche de “Il Matrimonio del Cielo e dell’Inferno:

Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito.

Poco prima della grande, fervida confusione di fine anni ’60 in cui filosofia orientale e poesia simbolista convivevano nel grande calderone della controcultura, a prendere in prestito questo verso del visionario Blake per l’omonimo titolo del suo libro per raccontare le sue esperienze con la mescalina, fu nel 1954 Aldous Huxley.

L’LSD

Nel romanzo utopico del filosofo inglese, i cittadini di Island abitano in uno stato costante di accettazione grazie all’aiuto della meditazione e di un agente psichedelico che chiamano “medicina Moksha”.

Moksha è descritta come il mitigatore della realtà, la pillola della verità e della bellezza, che consente ai suoi usufruenti di

Catturare un scorcio del mondo mentre guarda a qualcuno che è stato liberato dalla sua schiavitù verso l’ego.

Ad aver coniato il termine “psichedelia” è stato d’altronde, proprio in quegli anni, un caro amico di Huxley, Humphry Osmond.

Lo psichiatra britannico era convinto che le sperimentazioni con vari allucinogeni -ed in particolare con la sostanza sintetizzata da Albert Hofmann nel 1938 e conosciuta con il nome di LSD25–  potessero essere utili a svelare il modo in cui la mente si relaziona al mondo circostante, ad aprire alla possibilità di inventare nuovi modelli relazionali, nuove forme di percezione e, quindi, una nuova arte ed una nuova poesia.

Albert Hofmann, il padre dell’LSD (Copyright immagine)

 

Il neologismo “Psychedelic”, che letteralmente significa “che mette a nudo la psiche”, comparve per la prima volta nel 1957, nella poesia di Osmond “To fathom Hell or soar angelic/Just take a pinch of psychedelic”.

Ne “Jünger-Hofmann, LSD, carteggio 1947-1997“,  Hofmann racconta come fosse riuscito a ricavare l’LSD incorporando il gruppo della dietilammide nell’acido lisergico estratto dal fungo della segale cornuta, dando così l’avvio ai viaggi lisergici della mente che, distaccata dalla materia, sperimenta di colpo la felicità sovrannaturale (o il terrore indescrivibile) dell’infinito, caleidoscopico dilatamento spaziale.

Le sostanze psicoattive si diffondono prima dal mondo dell’Arte (dalla musica dei Doors alla letteratura della Beat Generation) per poi approdare in mezzo ai festival (il Summer Love su tutti) e infine diventare il piatto principale dei Party a tema trip acidi, sdoganate per le masse dal guru Timothy Leary che le definirà l’unico passaporto possibile per l’espansione della propria coscienza.

Con la fine del movimento hippy, l’uso dell’LSD dalla fine degli anni ’70  inizia a scivolare nel mondo dell’illegalità e dei rave party, anche se è emerso nel 2015 un nuovo eccentrico trend nellla Silicon Valley, dove pare che un crescente numero di professionisti, tra imprenditori, programmatori e creativi, abbia iniziato a prendere micro-dosi della sostanza psicotropa per incrementare la propria creatività e dinamismo.

Il Peyote

Tra i viaggi psichedelici rivelatori dell’anima che potranno spesso portare ad un profondo livello di comprensione e coscienza, con nuove rivelazioni riguardo non solo alla nostra propria anima, oltre che alla realtà e all’esistenza, un posto d’onore ha senza dubbio il Peyote.

Il cactus Peyote, Lophophora williamsii, contiene più di 50 alcaloidi, tra cui il più importante è la potente mescalina.

El Mescalito o Dio vivente  è stato usato per millenni dai nativi del Messico settentrionale e delle zone Sud-Ovest degli USA per i suoi poteri sciamanici.

Il Peyote induce a stati di profonda contemplazione di pensiero, profonde intuizioni di natura metafisica o spirituale, sentimenti di tranquillità interiore, unità con la vita, consapevolezza e rapido flusso di pensieri attraverso un viaggio spesso lungo sei ore e accompagnato da abbondanti effetti visivi o uditivi.

A descriverne meglio l’esperienza, fu stato l’antropologo brasiliano Carlos Castaneda, quando tra il 1961 e il 1965, uno stregone indiano Yaqui, don Juan, lo iniziò ai segreti del Peyote e di altre piante allucinogene, come la Psylocibe.

 

In A scuola dallo stregone (e in seguito in Una realtà separata e Viaggio a Ixtlan) Castaneda raccontava come don Juan insegnasse a cercare nelle piante allucinogene la forza per rompere i vincoli che legano gli individui alla realtà ordinaria e poter quindi giungere ad una forma di conoscenza assoluta e radicalmente, diametralmente opposta da quella occidentale.

Il Peyote, secondo lo stregone, svelava una realtà assolutamente altra, inesprimibile a parole, un viaggio spesso impervio e di rinuncia della propria razionalità attraverso una dimensione sconosciuta, coi caratteri sia del sogno che dell’incubo.

 

Trip allucinogeni

Secondo recenti studi della Stichting OPEN, fondazione nata nel 2007 per stimolare la ricerca sulle sostanze psichedeliche, alcune sostanze psichedeliche non dovrebbero essere ancora oggi demonizzate e illegali, perché ritenute fondamentali nella psicoterapia assistita che le utilizza per curare numerosi pazienti, come l’Ayahuasca (la bevanda sciamanica e allucinogena detta “pianta della verità“, 4 ore di “viaggio”) o l’Iboga contro le tossico-dipendenze e l’acolismo,  la Marijuana e la Psilocibina di alcuni funghi utilizzati contro la depressione maggiore o lo stesso Lsd per la riduzione degli stati di ansia.

Ai baudeliani paradisi artificiali oggi per lo più illegali, si avvicendano piante presenti in natura che ti portano per mano in colorati viaggi psichedelici.

 

Dalla pianta rampicante perenne Hawaiian Baby Woodrose alla Mimosa hostilis, comunemente nota come Jurema, albero sempreverde originario del Brasile, dal fiore Morning Glory (“Bella di giorno“), alla Plassiflora, il Loto Blu e Salvia dei Veggenti.

E che dire del Rospo del fiume Colorado (“Colorado River Toad”) anche noto come Rospo del deserto di Sonora, che secerne un veleno dalle proprietà psicoattive e che, contrariamente alla credenza popolare, dev’essere munto e non leccato per diventare un passepartout per il proprio mistico viaggio?

I funghi allucinogeni, anche chiamati funghi magici, sono invece organismi che, se ingeriti, hanno la capacità di provocare forti effetti psichedelici.

Più di 200 sono le varietà di fungo psicoattivo appartenenti al genere “Psilocibina“, il principale composto attivo responsabile degli effetti psichedelici di questi organismi, anche se ci sono anche altri generi di funghi capaci di provocare effetti allucinogeni, come ad esempio l’Amanita muscaria dell’Alaska occidentale e del Sudamerica.

 

Prima di un viaggio sicuro attraverso l’uso dei funghi, per Leary bisognava però provvedere a a seguire un “Set and Setting“, ovvero una serie di indicazioni importanti come non assumerli in strada o in luoghi affollati, né prima di una forte situazione di stress (come un colloquio di lavoro o un esame) e magari farsi affiancare da un “Trip Sitter” cioè da un amico sobrio che potrebbe prendersi cura di voi durante il fantasmagorico tragitto.

I Paesi dove l’esperienza dell’uso delle sostanze psichedeliche resta tuttora legale sono Bali (Indonesia), Amsterdam (Paesi Bassi), Iquitos (Perù), Oaxaca (Messico), Kathmandu (Nepal) e in Cambogia.

Viaggi da mistica della totalità e da puro splendore pitagorico.

 

(Copyright immagine in evidenza)

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