CULTURA

CITTADINI SI NASCE, BRAVI CITTADINI SI DIVENTA. INTERVISTA ALLA PEDAGOGISTA E SCRITTRICE ANNA SARFATTI

Educare i bambini alla legalità ed alla cittadinanza attiva è un compito assai delicato ed una precisa responsabilità di ciascun genitore e di ogni buon docente. Il rispetto delle regole è un qualcosa che si inculca sin da piccoli, affinché i bambini comprendano che tra diritti e doveri venga ad instaurarsi quasi sempre un rapporto di reciprocità ed imparino ad amare le regole, a riconoscerne l’utilità e la valenza, prima ancora che a rispettarle. La loro osservanza in tal modo verrà da sè e si consentirà, così, ai piccoli di crescere nella sana convinzione, e via via nella consapevolezza, che il rispetto delle leggi non è soltanto un obbligo, quanto piuttosto una qualità naturale, che è innata in ciascun individuo e che va sviluppata in maniera costruttiva e proficua ad ogni occasione. A tal fine è importante dialogare, motivare le proprie scelte, argomentare le proprie decisioni, ricercando sempre il giusto linguaggio, utilizzando gli espedienti, verbali e non, che siano in grado di generare processi virtuosi, stimolando l’attenzione, lo spirito critico, la capacità di discernimento dei bambini; solo in tal modo i bambini potranno educarsi alla cittadinanza, anche riflettendo sul proprio vissuto e sulle proprie esperienze quotidiane, e potranno imboccare la strada giusta, quella che sappia condurli ad essere dei bravi cittadini. Ne parliamo con Anna Sarfatti, già docente di scuola dell’infanzia e di scuola primaria, pedagogista ed autrice di libri per bambini, da tempo sensibilmente impegnata nella ricerca di percorsi che promuovano la cultura dei diritti, della legalità e della cittadinanza attiva tra i più piccoli. Buongiorno Dottoressa Sarfatti e grazie per aver accettato di rilasciare un’intervista a Metismagazine. Le chiedo innanzitutto di raccontarci qualcosa di lei e del suo percorso. Chi è Anna Sarfatti? Buongiorno Alessandra, provo a raccontarle in breve.  Ho vissuto intensamente intrecciando tre percorsi che hanno al centro i bambini: quello familiare di madre e ora di nonna, quello di scrittrice di letteratura per bambini e ragazzi e quello di insegnante, prima di scuola dell’infanzia e poi di scuola primaria. Ora sono in pensione dall’insegnamento, e tutto il mio tempo è dedicato alla scrittura. Sono una toscana che ha vissuto tanti anni da bambina e ragazza a Bari e alcuni anni a Siena e ad Asti. Sicuramente l’incontro con persone e luoghi diversi mi ha arricchita molto.  Quando ha deciso che “da grande” avrebbe fatto la scrittrice e perché ha inteso rivolgere la sua attenzione ad un pubblico di giovani e giovanissimi affacciandosi al mondo della letteratura per ragazzi? L’ho deciso quando avevo accumulato tanti scritti, anche se ancora immaturi. Questo l’ho capito col senno di poi, perché al momento in cui ho cominciato a proporli agli editori pensavo di aver raggiunto un buon livello. Ho scelto di scrivere testi per bambini e ragazzi forse perché in famiglia sono stata cresciuta con un repertorio vastissimo di fiabe, filastrocche, canzoni, giochi di parole. Evidentemente dall’elaborazione di tutta questa ricchezza ricevuta sono nati l’esigenza e il piacere di scrivere.  Di che cosa parlano i suoi testi per ragazzi? All’inizio ho scritto filastrocche, poesie e racconti in cui davo libero sfogo al mio desiderio di fantastico. Immaginavo personaggi, situazioni, dialoghi  surreali, divergenti: rispondevano al mio bisogno di sentirmi libera, fuori da ogni schema imposto per tradizione. Mi sono però resa conto che chi leggeva i miei testi faceva fatica a capire quello che volevo comunicare, a volte ne era disorientato. Così ho lavorato molto sulla mia scrittura e su me stessa fino a trovare il punto di incontro con i lettori. Scrivo racconti, filastrocche, poesie, romanzi che parlano per la maggior parte di temi attuali, ma spesso collocati in un altrove fantastico, di cui i bambini sono curiosi frequentatori.    Alcuni suoi libri promuovono i valori contenuti nella nostra Carta. Perché è importante che i bambini conoscano la Costituzione? Come le ho detto, sono partita da un grande bisogno di scombinare l’ORDINE, per arrivare poi a sentire la necessità di ricostruirlo insieme ai bambini. Ho capito cioè che le regole servono per essere liberi, tutti liberi, non solo i forti, i furbi, o gli spregiudicati. Parlare di Costituzione con i bambini ha questo fine: dare valore alle regole,  restituire loro la dignità che hanno, ripulendole da quel senso di dovere ricattatorio che spesso le rende ai bambini odiose e minacciose. Le regole sono le “guardiane” dei valori. Ci ricordano che se vogliamo godere di uguaglianza, rispetto, libertà, dignità dobbiamo imparare a farlo “nel modo giusto”, nel rispetto della Costituzione. A quale età ed in che modo si può parlare ai bambini di Costituzione e come spiegare la differenza, ma anche la reciprocità di diritti e doveri? Si può cominciare molto presto, adeguando il messaggio alle possibilità di comprensione dei bambini. Si deve cominciare in famiglia, perché è quella la prima comunità del bambino. “Ora giochiamo, poi rimettiamo a posto i giochi” dovrebbero dire gli adulti ai piccoli. Facciamolo insieme a loro, sono due momenti dell’esperienza ugualmente importanti. Sarebbe importante comunicare ai bambini che rimettere a posto non è il “prezzo da pagare”, ma è parte anch’esso del gioco, perché prepara l’ambiente al gioco successivo. Cerchiamo il modo di rendere anche quell’attività piacevole, divertente, interessante. È degli adulti il compito di educare i bambini a comprendere che diritti e doveri rispondono a una necessaria reciprocità.  Si dice spesso ai bambini che sono il futuro del nostro Paese senza pensare magari ai molteplici ruoli che essi hanno già, per il sol fatto di essere nati. Come spiegare questa cosa ai piccoli e come insegnare loro a riflettere sul concetto di identità e di cittadinanza, anche in virtù di una multiculturalità sempre più diffusa? Sono d’accordo. E’ sbagliato dire ai bambini che sono i cittadini del domani. Dovremmo aiutarli ad acquisire consapevolezza del loro posto nella comunità. C’è un racconto di Rodari, Chi sono io?, che illustra bene i tanti ruoli che ognuno ha, fin da piccolo: figlio, fratello, nipote, cugino, scolaro, pedone, passeggero, telespettatore, ciclista, amico, cliente, lettore, cittadino… Imparare a star dentro ciascuno di questi ruoli è importante e impegnativo, crescere è un esercizio che non dovrebbe mai affidarsi alla casualità. Conoscere la complessità della propria identità aiuta anche ad incontrare gli altri, sempre diversi da noi, e non solo per colore di pelle, lingua, religione, condizioni sociali. In Favole al telefono c’è un altro racconto di Rodari, Uno e sette”, che io sento in corrispondenza con quello citato sopra: qui si parla di sette bambini del mondo che sono in qualche misura uno stesso bambino. Se i bambini rideranno insieme da piccoli, impareranno ad essere uniti da grandi, senza farsi la guerra. Ecco, con i bambini io lavorerei a partire da questi due meravigliosi racconti.   Qual è il libro che ha scritto al quale è più affezionata e perché? Ad oggi è L’albero della memoria, scritto con mio fratello Michele. E’ la storia di una famiglia fiorentina, e in particolare del piccolo Samuele, negli anni della Shoah, dalla fase della privazione dei diritti a quella finale della persecuzione delle vite. A momenti, mentre scrivevo di Samuele, pensavo alle vicende di mia madre, bambina ebrea espulsa da scuola per le leggi razziali.     Ma confesso che sono affezionata a tutti i miei libri, che definisco i miei figli di carta.   Alla legalità si educa e ci si educa ed a ciò sono preposte le agenzie più importanti della nostra società, la famiglia e la scuola. Dall’alto della sua esperienza di scrittrice, ma prima ancora di pedagogista e docente, vuol dare un consiglio pratico sul da farsi a chi svolge il meraviglioso e quanto mai arduo mestiere dell’insegnante? L’educazione alla legalità è trasversale, riguarda le relazioni tra persone, il rapporto con l’ambiente naturale e con la cultura, l’apprendimento dei saperi, la conoscenza delle regole e delle istituzioni dello Stato. In realtà ogni adulto ha una parte nell’educare i bambini alla legalità, se non altro con l’esempio del proprio comportamento.  Parlando di scuola, nessun insegnante può sentirsi escluso dal compito educativo. Come affrontarlo dovrebbe essere tema di confronto collegiale, di intesa con i colleghi del team e con le famiglie, di patto educativo con gli studenti stessi, anche con i piccoli, nei modi adeguati. La scuola è presidio di democrazia: la Costituzione le dedica due articoli, il 33 e il 34. Ma non basta conoscere gli articoli per mettere in atto il dettato costituzionale. Occorre credere che la scuola rappresenti un patrimonio della comunità, un bene comune da tutelare e migliorare con energie sempre nuove. Prendiamo il recente periodo segnato dalla pandemia, in cui la didattica ha dovuto percorrere strade nuove. Gli insegnanti hanno affrontato ostacoli di ogni tipo per tenere in vita la relazione educativa e assicurare agli studenti dei percorsi di crescita, in parte da reinventare. Molti di loro hanno fatto il possibile con grande fatica, ma c’è stato anche chi si è tirato indietro. Come ci sono stati Dirigenti che hanno permesso che questo avvenisse. Lei mi chiede quale consiglio darei oggi a un insegnante: quello di pensare con responsabilità che uno studente trascurato facilmente sarà uno studente perso, un cittadino privo dei necessari strumenti culturali di base, una persona che non crede nelle proprie possibilità. Facciamo il possibile per evitare questi insuccessi, investendo continuamente sulla nostra formazione in ambito pedagogico-didattico, ma non solo, perché un insegnante sensibile alle tematiche che interessano i più giovani, capace di utilizzare i loro linguaggi, flessibile e non arroccato su vecchi schemi, riesce a guadagnare la fiducia dei ragazzi e ad instaurare con loro un dialogo costruttivo.    Ha mai trattato, nei suoi scritti, di bullismo? Come pensa sia giusto portare i ragazzi, specie i più piccoli, alla comprensione di un fenomeno così largamente e sempre più diffuso in ambienti nei quali invece i piccoli dovrebbero trovare protezione? Ho scritto “I bambini non vogliono il pizzo”. In questo libro ho mostrato che il bullismo si fonda su un sistema ricattatorio che richiama quello mafioso del pizzo. Sia chiaro, non voglio dire che il bambino o il ragazzo bullo sia un mafioso! Ma vorrei richiamare l’attenzione degli adulti sugli atti di malcostume, che a scuola si presentano abbastanza frequentemente. Dobbiamo impedire che entrino a far parte dei comportamenti comuni. Il bullo segnala un bisogno maggiore di attenzione educativa a cui non si può rispondere né con l’indifferenza né con la punizione; ma anche chi è vittima ha bisogno di essere aiutato a difendere i propri diritti, a ribellarsi, a chiedere aiuto. Per educare alla legalità dovremmo partire da un forte rispetto per ogni persona, un sincero interesse ad aiutarla a crescere, un forte senso di responsabilità perché riceva ciò di cui ha bisogno; il rispetto delle regole si fonda su relazioni significative.      Una buona penna non si ferma mai… Cos’ha in cantiere al momento? E quali sono i suoi progetti per il futuro?  Ho appena terminato di scrivere un testo a cui lavoro da tempo, che uscirà a breve per Mondadori. E’ destinato ai lettori dai 10 ai 13 anni, ma il titolo non posso anticiparlo, perchè non è ancora definitivo. Racconto una storia vera, quella della Mensa dei Bambini, l’organizzazione creata a Milano nel 1939 per soccorrere i figli delle famiglie ebree giunte nella città, in fuga da vari paesi dell’Europa centrale. Ideatore di questa opera fu Israel Kalk, che insieme ad alcuni amici riuscì ad assicurare ai suoi piccoli assistiti pasti, indumenti, cure e perfino attività di doposcuola e di intrattenimento. Una straordinaria opera di solidarietà civile. A proposito di quanto abbiamo detto… Grazie infinite Dottoressa Sarfatti per essere stata con noi e per aver condiviso il suo percorso di valori e di crescita personale e professionale; questa piacevolissima chiacchierata ci offre davvero molteplici ed importanti spunti di riflessione. Grazie a Voi!   Link utili: Anna Sarfatti website Pagina Facebook I libri di Anna Sarfatti    

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