CULTURA

SOGNI DI SOGNI: UN VIAGGIO NELLA LETTERATURA

«I sogni son desideri
di felicità.
Nel sonno non hai pensieri
Ti esprimi con sincerità.»

(da: Cenerentola di Walt Disney)

 

La parola sogno richiama quel mondo affascinante e misterioso, in cui la nostra mente è libera di rappresentare tutto paure, speranze, echi di realtà, lasciando che l’inconscio crei una grande varietà di immagini, emozioni e sensazioni e ci trasporti in un’altra dimensione tra passato e futuro.

Anche l’arte, in ogni sua forma, dal cinema alla letteratura, ha rappresentato nel corso dei secoli il mondo onirico.

Il sogno ha infatti ispirato i grandi scrittori del passato da Shelley a Pascoli passando per Leopardi. Seguendo le orme dei maestri vi condurremo in questo viaggio onirico.

GIACOMO LEOPARDI

Era il mattino, e tra le chiuse imposte
Per lo balcone insinuava il sole
Nella mia cieca stanza il primo albore;
Quando in sul tempo che più leve il sonno
E più soave le pupille adombra,  5
Stettemi allato e riguardommi in viso
Il simulacro di colei che amore
Prima insegnommi, e poi lasciommi in pianto.
Morta non mi parea, ma trista, e quale
Degl’infelici è la sembianza.

…Allor d’angoscia
Gridar volendo, e spasimando, e pregne
Di sconsolato pianto le pupille,
Dal sonno mi disciolsi. Ella negli occhi
Pur mi restava, e nell’incerto raggio
Del Sol vederla io mi credeva ancora.

Leopardi scrisse il canto “Il sogno” tra la fine del 1820 e la prima metà del 1821, e fu pubblicato per la prima volta il 13 agosto 1825 nel giornale “Il caffè di Petronio” diretto da Pietro Brighenti.Il poeta immagina un dialogo durante un sogno mattutino tra lui e una giovane donna, forse Teresa Fattorini, morta pochi mesi prima, di tubercolosi.

Leopardi chiede alla ragazza se abbia mai provato qualche sentimento d’amore nei suoi confronti. La risposta è positiva, ma la conclusione è determinata da un’amara e triste verità: il destino ha spezzato l’amore che il poeta aveva giurato alla donna. Si conclude così la visione di Leopardi, ansimante e piangente, con l’immagine della donna ancora impressa nella mente. Secondo il poeta di Recanati, il sogno fa vivere in maniera illusoria ciò che non è più, e permette di affrontare il dolore del presente.

 

GIOVANNI PASCOLI

Da un immoto fragor di carrïaggi
ferrei, moventi verso l’infinito
tra schiocchi acuti e fremiti selvaggi…
un silenzio improvviso. Ero guarito.

Nella poesia “Ultimo sogno”, presente nella raccolta Myricae, Giovanni Pascoli affronta il sogno in maniera diversa rispetto al componimento leopardiano trattato in precedenza. Qui il sogno non è inteso come dolore, ma come una liberazione dal dolore provato in vita, un sogno capace di viaggiare verso una nuova meta, misteriosamente indefinita che potrebbe essere quella dell’aldilà.

La calma della morte acquista infatti un significato positivo, non a caso il poeta utilizza l’aggettivo: “Libero!”. E’ un sogno di libertà, l’ultimo sogno dell’uomo.

 

FRANZ KAFKA E I SOGNI 

Franz Kafka, una delle maggiori figure della letteratura del XX secolo e importante esponente del modernismo e del realismo magico, nutriva un grande interesse per i suoi sogni, li annotava con cura nei diari o li descriveva minuziosamente nelle lettere. Sono stati raccolti e pubblicati dalla casa editrice palermitana Sellerio, nel libro “Sogni”. Nell’universo onirico dell’autore de “Le Metamorfosi”, ricorrono città sconosciute, congegni meccanici, uomini in divisa, prostitute, animali.

«Mi dispongo a scrivere ciò che ho sentito, ciò che mi è stato confidato. Ma non mi è stato confidato come un segreto da mantenere; l’unica cosa confidatami fu la voce che parlava, il resto non è segreto, è soltanto pula; e ciò che vola in tutte le direzioni quando si fa un lavoro è appunto ciò che può essere comunicato agli altri e chiede la carità di venire comunicato, perché non ha la forza di starsene lì, tranquillo e derelitto, quando si è ormai disperso ciò che gli ha dato l’esistenza».

 

MARY SHELLEY: LA DONNA CHE SOGNO’ FRANKESTEIN

Nel 1816 Percy Bysshe Shelley, futuro marito di Mary, trascorse un periodo in Svizzera insieme a Lord Byron (a quel tempo amante della sorellastra di Mary) e il suo medico personale, John William Polidori. Per ingannare il tempo mentre erano in casa, bloccati dal maltempo sul lago di Ginevra, il gruppo si sfidò a comporre storie dell’orrore. Per Mary l’ispirazione arrivò in seguito: sognò un uomo che assemblava una creatura e le dava vita. Una volta tornata in Inghilterra, incoraggiata dal marito, sviluppò la storia e da una visione onirica nacque il suo capolavoro: “Frankestein”.

LA TEMPESTA DI SHAKESPEARE 

Noi siamo della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, e la nostra breve vita è circondata da un sonno.

Ne “La tempesta”, capolavoro di Shakespeare, il mago Prospero, duca di Milano esiliato su un’isola caraibica, magica, popolata di voci, paragona la nostra natura umana a quella dei sogni: impalpabili, per definizione, incerti. Appaiono e si dileguano.

 

GIOSUE’ CARDUCCI E GLI EROI DEL PASSATO

Tra le battaglie, Omero, nel carme tuo sempre sonanti, la calda ora mi vinse: chinommisi il capo tra ‘l sonno, in riva di Scamandro, ma il cor mi fuggì su ‘l Tirreno. Sognai, placide cose de’ miei novelli anni sognai. Non più libri: la stanza da ‘l sole di luglio affocata,rintronata da i carri rotolanti su ‘l ciottolato, de la città, slargossi: sorgeanmi intorno i miei colli, cari selvaggi colli che il giovane april rifioría.

La nostalgia  e il sogno, senza alcun dubbio, caratterizzano la poetica di Carducci: la nostalgia per il mondo classico non riguarda tanto la bellezza o l’integrità di esso (come avviene per Goethe e Foscolo), quanto le parvenze eroiche di quel mondo, nella forma di un sogno che può essere collocato soltanto nel passato.

Copyright immagine in evidenza

Rispondi